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Perché c’era aria di sconfitta alla Conferenza sul Clima
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Perché c’era aria di sconfitta alla Conferenza sul Clima

di Rupert Darwall
19 dicembre 2018, 20:30 Ultimo aggiornamento: 20:34

La realtà, soprattutto sull’utilizzo del carbone, ha ancora il sopravvento sulal fissazione di obiettivi ambiziosi. Lo testimonia anche Macron

Gli ultimi colloqui sul clima si sono conclusi a Katowice, in Polonia, con un giorno di ritardo e con un accordo in gran parte raggiunto sul regolamento di attuazione dell'accordo di Parigi, quest’ultimo non vincolante. Ma sullo sfondo c’è stato ben altro, ovvero i motivi per cui il processo sul clima avviato dalle Nazioni Unite stia perdendo la sua battaglia con la realtà.

Rispetto all'euforia di tre anni fa a Parigi, la sconfitta ha aleggiato nell'aria, mano a mano che i delegati si sono resi conto che qualsiasi cosa concordassero nella sala avrebbe avuto poca rilevanza per gli sviluppi nel mondo.

I negoziatori hanno cercato di rallentare l'aumento delle emissioni di gas serra, che negli ultimi due decenni è stato pari al intorno al 2% all'anno in tutto il mondo. Per i tre anni a cavallo della conferenza di Parigi del 2015, le emissioni di biossido di carbonio sono state più o meno stabili. Poi hanno ripreso la loro tendenza all'aumento dell'1,6% nel 2017 e, secondo le proiezioni, del 2,7% quest'anno. Secondo il rapporto dell'Intergovernmental Panel on Climate Change pubblicato alla vigilia della conferenza, tutti gli scenari che limitano il riscaldamento globale a 2,7 gradi Fahrenheit (16 gradi circa) presuppongono una forte riduzione del consumo di carbone fino ad arrivare a zero per il 2050. Ciò non succederà. Secondo il Potsdam Institute for Climate Impact Research, un think tank tedesco vicino al Cancelliere Angela Merkel, la cosiddetta rinascita del carbone sta continuando.

In occasione degli eventi collaterali alla conferenza, molti relatori hanno parlato di aumento dell'uso del carbone. La Turchia ha in programma 80 nuove centrali elettriche per raddoppiare la sua capacità di produzione di carbone e ridurre la dipendenza dalle importazioni. Le province cinesi stanno facendo pressione per ottenere più carbone e Pechino sta investendo in infrastrutture per il carbone all'estero. Lo stesso vale per il Giappone, la Corea del Sud e l'Australia. Durante la sua visita di settembre in Indonesia, il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in ha supervisionato un accordo per la costruzione di due nuove centrali a carbone. Prima della conferenza, nel paese del carbone polacco, Varsavia aveva dichiarato che avrebbe continuato a bruciare carbone, una questione di sicurezza nazionale nel momento in cui la principale alternativa è il gas naturale russo.

Spiegando perché gli sforzi finora non hanno piegato la curva dell'aumento delle emissioni, il capo economista del Potsdam Institute, Ottmar Edenhofer, ha detto che la realtà fondamentale è la presenza di un'offerta eccessiva di combustibili fossili, che rende più difficile per le energie rinnovabili essere competitive in termini di costi rispetto al carbone. Un fattore sottovalutato, ha suggerito, è la politica monetaria. I tassi di interesse a zero hanno agito come uno stimolo artificiale all'energia rinnovabile, che è molto più ad alta intensità di capitale rispetto al gas e al carbone. Per gli studenti della scuola economica austriaca, si tratta di un classico mal investimento: Quando i tassi di interesse vengono compressi al di sotto del tasso naturale, un eccesso di investimenti sbagliati porta ad un boom, seguito poi da un’esplosione della bolla.  Con l'aumento dei tassi di interesse, le energie rinnovabili non possono competere senza che la politica fissi artificialmente il prezzo delle fonti fossili per risolvere il problema del riscaldamento globale. E qui è arrivata la vera causa della disperazione di Katowice. Grazie alla follia della carbon tax voluta dal presidente francese Emmanuel Macron, i politici di tutti gli orientamenti probabilmente tratteranno la fissazione del prezzo delle energie fossili come la peste. Considerare come dei pazzi il presidente Trump e il presidente eletto del Brasile Jair Bolsonaro è stato un leit motiv della conferenza. Un problema molto più difficile è la sconfitta di Macron per mano dei gilet jaunes. La realtà ha il suo modo di reagire.

(Darwall è autore di Green Tyranny: exposing the totalitarian roots of the climate industrial complex, 2017)


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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