skin track

WSJ Leggi dopo

Per tutti Eurolandia farà boom

di Simon Nixon
MF - Numero 004 pag. 3 del 05/01/2018

L’economia nel 2017 è cresciuta molto più di quanto prevedessero gli economisti. Le economie dell’area avrebbero ridotto l’eccesso di capacità produttiva a livelli tali da rendere probabili forti aumenti delle retribuzioni e quindi dei prezzi. Tanto che la Bce potrebbe anticipare la fine del Qe

Per la prima volta in un decennio, gli economisti sembrano essere inequivocabilmente ottimisti circa le prospettive per l’economia dell’Eurozona. Ma forse non è una sorpresa, visto come sono stati presi in contropiede dal vigore della ripresa nel 2017.


Un anno fa, la Banca centrale europea aveva previsto una crescita dell’1,7%, mentre il consenso tra gli analisti indipendenti era dell’1,3%. Tuttavia, l’istituto di Francoforte ritiene che l’area euro sia cresciuta del 2,4% nel 2017. Dato che si trattava del quarto anno consecutivo di crescita, Benoît Coeuré , membro del consiglio direttivo della Bce, insiste sul fatto che non si dovrebbe più parlare di ripresa, bensì di espansione. Alcuni addirittura lo definiscono un boom.


Certamente gli ultimi dati indicano un inizio d’anno molto vigoroso. La fiducia delle imprese e dei consumatori nell’Eurozona è ai massimi dal 2001, secondo l’Economic Sentiment Indicator (Esi) della Commissione europea, mentre l’indice Pmi mostra un ottimismo a livelli record per il settore manifatturiero e ordini per l’esportazione a nuovi massimi.

La crescita è sempre più autosufficiente, alimentata in gran parte dalla domanda interna e sostenuta dalla più forte creazione di posti di lavoro vista dal 2000. Da un picco del 12,7%, la disoccupazione nell’Eurozona è ora scesa all’8,8%, ed è in rapida diminuzione. Le imprese tedesche hanno evidenziato un aumento record delle intenzioni di assunzione a dicembre; anche la disoccupazione spagnola è diminuita di un punto percentuale nello stesso mese. Un mercato del lavoro in espansione porta all’aumento delle spese per consumi e degli investimenti: un circolo virtuoso.


Dunque, che cosa è sfuggito nelle previsioni per il 2017 e che cosa potrebbe passare inosservato questa volta? Gli economisti della zona euro non sono stati i soli a sottovalutare la crescita dell’anno appena trascorso, in quella che si è rivelata una ripresa globale. Il loro errore è stato supporre che il 2017 avrebbe ricordato molto il 2016: tanti hanno semplicemente estrapolato la medesima crescita dell’1,7% applicandola all’anno successivo.
Una simile cautela poteva sembrare giustificata dall’esperienza, data la frequenza con cui nelle annate precedenti sono emersi rischi di natura politica che hanno frenato promettenti riprese. Con un’agenda politica intasata, nel 2017 era forse ragionevole aspettarsi che ulteriori tensioni continuassero a smorzare gli entusiasmi degli operatori economici. In realtà, la maggior parte di tali rischi è svanita, innescando una rinascita degli spiriti animali.
E per quest’anno sono pochi i timori di natura politica in grado di offuscare le previsioni. La maggiore incognita sono le elezioni italiane del 4 marzo. D’altra parte, il Movimento 5 Stelle, che è avanti nei sondaggi, ha attenuato la retorica euroscettica ed escluso un referendum sull’adesione all’euro. Con il sistema elettorale italiano è difficile che un partito conquisti la maggioranza parlamentare, il che porta molti analisti a concludere che il pericolo principale risieda in un risultato inconcludente che scaturisca in un periodo di instabilità e limiti la prospettiva di ulteriori riforme.
Altre sfide per l’Eurozona riguardano le continue tensioni in Catalogna, l’eventuale necessità di tornare alle urne in Germania, l’assenza di progressi nel processo di riforma della zona euro e, naturalmente, una Brexit caotica. Ma nessuna di queste comporta il genere di minaccia esistenziale con cui l’Eurozona ha dovuto cimentarsi negli ultimi anni.


Forse l’insidia maggiore per gli investitori è che gli economisti stiano ancora una volta sottovalutando la forza dell’economia. Molti stanno nuovamente estrapolando ciò che è accaduto nel 2017 per le proiezioni del 2018. La Bce, per esempio, prevede una crescita del 2,3% per i prossimi 12 mesi e un lieve aumento dell’inflazione nell’arco dei prossimi due anni, fino all’1,8% nel 2020, in linea con l’obiettivo di un livello prossimo sebbene inferiore al 2%.


Questo scenario è alla base dell’impegno a continuare ad acquistare 30 miliardi di euro di titoli di Stato al mese almeno fino a settembre 2018 e orientativamente a non aumentare i tassi di interesse fino a «ben oltre» la fine del programma di Quantitative easing. A sua volta, tale direzione ha garantito che gli oneri finanziari a breve e lungo termine della zona euro restassero molto bassi, a sostegno della crescita.

Ma cosa succede se le stime si rivelano troppo prudenti, in particolare per quanto riguarda l’inflazione? Al momento, la maggior parte degli investitori suppone che se esiste un problema di inflazione nell’economia globale, questo si trova negli Stati Uniti, dove la disoccupazione dovrebbe scendere al di sotto del 3,5%.


Ma Ian Harnett, capo economista di Absolute Strategy Research, ritiene che il rischio più immediato risieda nell’Eurozona, che è già cresciuta al di sopra del proprio tasso tendenziale di lungo termine per cinque anni. «Anche con un tasso di disoccupazione dell’8,8% sta toccando i limiti sul fronte della capacità in una vasta gamma di indicatori», dice. «E la storia non si limita alla Germania o al settore manifatturiero. La questione è molto più ampia».
Secondo Harnett, l’economia dell’Eurozona ha già chiuso il gap di produzione che ha storicamente portato a un’accelerazione della crescita dei prezzi indotta dall’aumento dei salari. L’inflazione sottostante sta già accelerando nell’80% delle economie di Eurolandia.

Certamente, per diversi anni l’inflazione è stata il cane che non ha abbaiato in molte economie sviluppate. Come in altre aree, è possibile che la domanda di lavoro crei la propria offerta, con abbondanti posti di lavoro che attirano potenziali lavoratori nel mercato. Allo stesso tempo, l’inflazione salariale può essere tenuta sotto controllo dalla tecnologia e dalla globalizzazione, come sembra essere stato negli ultimi anni. Ma Harnett sospetta che mercati del lavoro meno flessibili in alcuni Paesi rendano la zona euro più vulnerabile all’inflazione indotta dalla crescita delle retribuzioni.
In tal caso, il mercato potrebbe cominciare a scommettere su un’improvvisa interruzione del programma di Quantitative easing promosso dalla Bce già a settembre e un anticipato incremento dei tassi di interesse, con il conseguente palesamento di più alti costi di finanziamento in grado di rallentare la crescita e creare problemi in alcune economie ancora in fase iniziale di recupero. Una variabile da tenere d’occhio nel 2018.


traduzione di Giorgia Crespi


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


Condividi Condividi su Whatsapp Invia ad un amico Stampa news









Video

Vedi tutti

Anticipa i mercati.
Scegli gli strumenti giusti per investire senza sbagliare.

  • Annuale
  • Mensile

SITO + MF GPT LIGHT

89,00 € per 1 anno
99,00/anno

Abbonati
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

SITO + QUOTIDIANO DIGITALE + MF GPT LIGHT

229,00 € /anno per sempre

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Borsa in tempo reale
  • Tutti i contenuti del sito
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • Newsletter e webinar premium
  • MF GPT Piano light di MF GPT (30 crediti/mese)

QUOTIDIANO DIGITALE + SITO + MF GPT*

328,00 € per 1 anno

Abbonati
  • Quotidiano digitale
  • Borsa in tempo reale
  • Magazine (Gentleman, Capital, Class, MFF/MFL)
  • Accesso al The Wall Street Journal
  • Tutti i contenuti del sito
  • Pubblicità non invasiva
  • Newsletter, webinar e analisi esclusive per investire al meglio
  • Market Driver: le notizie operative in tempo reale
  • MF GPT Risposte basate su fonti certificate 'Class Editori'
  • MF GPT Notizie e tendenze dei mercati
  • MF GPT Analisi di società e settori
  • MF GPT Grafici interattivi
  • MF GPT Report e notifiche personalizzate
  • MF GPT Archivio di Milano Finanza