Oggi vanno di moda le dichiarazioni sulle tempistiche per arrivare all’obiettivo zero emissioni, a livello pubblico e privato. Al tempo stesso, però, non mancano continui esempi di profonde e preoccupanti falsità che ruotano intorno al concetto di compensazione delle emissioni carbonio. La propaganda sembra voler far passare una semplicità di fondo che nei fatti non esiste. L’errore di fondo è pensare che energia rinnovabile e non rinnovabile siano sui due piatti di una stessa bilancia e che una possa compensare l’altra. Potrebbe anche essere corretto da un punto di vista contabile, permettendo così alle società di lodarsi, ma purtroppo è un approccio sbagliato. La principale fonte di errore deriva dal presupposto che la dinamica del cambiamento climatico sia un elemento essenzialmente statico, mentre, in realtà, rischio climatico, riscaldamento globale e processi di contabilizzazione delle emissioni non hanno nulla di statico. Sono processi estremamente complessi, molto dinamici e interconnessi a livello locale e globale. Se l’impatto del cambiamento climatico non può essere inquadrato in maniera lineare, allora l’aritmetica delle emissioni zero non può essere analizzata in modo unidimensionale come avviene oggi. Una produzione e un consumo di energia teoricamente in equilibrio non equivalgono a zero emissioni nette. Se questa logica fosse corretta, un investitore potrebbe finanziare allo stesso tempo tanto nuova generazione di elettricità alimentata da combustibili fossili quanto la medesima quantità generata da turbine eoliche, senza per questo allontanarsi dall’obiettivo zero emissioni. Ci imbattiamo poi in un altro problema: la compensazione da energia rinnovabile rappresenta emissioni evitate, non scomparse. La cruda realtà è che l’obiettivo emissioni zero non può essere raggiunto «rinverdendo» l’intero sistema energetico né compensando le emissioni al loro attuale tasso di crescita. Le emissioni assolute devono essere per forza di cose ridotte. Più rapidamente diminuiscono e prima saranno condivisi in tutti gli ambiti dell’attività economica progetti di riduzione delle emissioni, maggiore sarà l’efficienza economica. Affrontare la sfida di costruire un percorso a 360° offre una serie di opportunità di investimento all’interno e all’esterno dei portafogli. La compensazione è una di queste opportunità di investimento, anche se dobbiamo guardarvi come se fosse l’ultima risorsa dopo aver provato tutte le altre opzioni di riduzione delle emissioni. Ma è sempre meglio del non fare nulla e oggi gli investitori possono concentrarsi su attività come il sequestro di CO2, per esempio attraverso l’acquisto di terreni con lo scopo di piantare alberi o investendo in tecnologie per lo stoccaggio della CO2. La sfida è misurare il sequestro in maniera accurata, tonnellata per tonnellata. Questa è una delle parti più difficili e raramente raggiunta. Tuttavia, se fatta in modo corretto, gli investitori possono inserire la rimozione della CO2 direttamente all’interno della propria catena di valore, fornendo così un reale valore aggiunto ai propri clienti. In questo modo sono in grado sia di capitalizzare le opportunità finanziarie rappresentate dalla transizione, sia di massimizzare il loro impatto positivo sulla comunità locale, l’ecologia regionale e le economie nazionali. In conclusione, raggiungere l’obiettivo di emissioni zero richiede un approccio più solido di quello che stiamo riscontrando al momento. Si tratta di un argomento molto complesso e impegnativo che gli investitori devono affrontare a testa alta ricorrendo a un approccio scientifico per verificare l’accuratezza degli slogan che parlano di emissioni zero. In questo modo, avremo opportunità di investimento che combinano sia il valore sia l’attenzione al bene futuro del nostro pianeta. (riproduzione riservata)