Mesi di stretta monetaria e di accese polemiche non sono bastati a schiodare in maniera significativa i rendimenti sui depositi delle banche italiane dai livelli minimi di inizio 2023.
Ancora all’inizio di quest’anno il rendimento medio si attestava attorno all’1%, con un beta del 15,5%, ben al di sotto della media dell’area euro. Lo attesta un’analisi di Scope Ratings, l’agenzia di rating tedesca che ricorda come a gennaio ci sia stata una crescita di quattro punti base rispetto al quarto trimestre del 2023.
Il beta dei depositi è un indicatore che misura la quota di aumento dei tassi di interesse che è stata trasferita sui tassi dei depositi, cioè il meccanismo del pass-through. Dall’inizio della stretta Bce il paese con il maggior beta è stata l’Olanda che, ancora nel 2023, registrava un livello di circa il 30%. Superiori al 20% sono stati anche Lussemburgo, Francia e Finlandia.
Il lento processo di repricing per le banche italiane riflette due fattori, spiega Scope. In primo luogo, la concorrenza contenuta degli istituti per i risparmi dei clienti a causa dell’abbondante liquidità presente nel sistema creditizio e della bassa pressione sul funding in un contesto di domanda di credito stagnante.
Questo si è rivelato vero soprattutto per le maggiori banche commerciali, che si finanziano principalmente con depositi a basso costo e vischiosi. In secondo luogo, osserva l’agenzia di rating tedesca, contrariamente alla media dell’area euro, la maggior parte dei depositi della clientela italiana è a vista, la categoria cioè meno remunerata anche in questi ultimi mesi. In nazioni come Francia e Paesi Bassi, il risparmio si indirizza invece per lo più verso depositi a termine, che offrono rendimenti migliori.
La dispersione dei dati europei è stata più volte evidenziata dalla stessa Bce. Se infatti l’Italia è al di sotto della media continentale, altri paesi come Lituania, Slovacchia, Portogallo, Spagna e Irlanda hanno mostrato un tasso di elasticità ancora inferiore.
«Esiste una sostanziale dispersione nei beta dei depositi dell’Eurozona non solo tra diverse tipologie di depositi e controparti, ma anche tra i paesi. Tale dispersione è in una certa misura determinata dalla regolamentazione nonché dalla concorrenza tra le banche», spiega la Bce nell’ultima Financial Stability Review, aggiungendo: «questi beta dei depositi sono bassi rispetto ai cicli di rialzo del passato, il che rende probabile che un aumento più sostanziale dei tassi di deposito pesi in futuro sui margini di interesse, e quindi sulla redditività delle banche».
Se insomma sul fronte dei depositi gli istituti italiani stanno risentendo di particolari pressioni, diverso è il quadro per le altre forme di raccolta. Le pressioni sul funding sono destinate a intensificarsi man mano che gli istituti riborseanno i restanti 140 miliardi del terzo TLTRO, in scadenza entro la fine dell’anno.
«Per diverse banche italiane l’ammontare residuo del TLTRO è maggiore rispetto alla liquidità in eccesso depositata in Bce, il che significa che questi istituti dovranno finanziare i rimborsi tramite emissioni wholesale, cartolarizzazioni o riduzioni dell’attivo», conclude Scope. (riproduzione riservata)