Decine di account fasulli che promuovono ogni giorno consigli finanziari e pseudo-investimenti fruttiferi. Pagine che prendono nome e foto profilo di istituzioni, persone note e giornali sponsorizzandosi come autentiche su Facebook e Instagram. Nel mondo dell’informazione finanziaria uno dei principali problemi degli ultimi mesi è proprio la proliferazione sui social di profili fake che divulgano o vendono consigli e competenze finanziarie.
Un problema denunciato recentemente anche dalla Consob, che nell’ultima pubblicazione del quaderno FinTech ha parlato di un effettivo pericolo per gli investitori retail. E a essere vittima di questa truffa c’è anche il quotidiano Milano Finanza insieme con alcuni dei suoi giornalisti. Questi profili fraudolenti arrivano a scopiazzare persino il nome e i colori del nostro giornale, promettendo servizi finanziari di cui Milano Finanza non si occupa pur di sembrare credibili ai risparmiatori.
Tutto questo sui social gestiti da Meta, la Big Tech da 1,53 biliardi di dollari proprietaria di Facebook, Instagram, WhatsApp e Threads.
Ecco perché Milano Finanza denuncia con fermezza questo sistema di cybercriminali. Ed ecco perché, come spiega sempre anche Marco Capponi su «4 soldi da investire», uno dei primi passi prima di investire è informarsi da fonti sicure, verificate e autorevoli.
Ma chi c’è dietro questo sistema fraudolento? Principalmente bot, cioè account falsi che raccolgono informazioni di profili esistenti. A volte su questi fake account è anche attivo un flusso di contenuti (feed) che replica le pubblicazioni che avvengono nei profili reali, come accade nel caso di Milano Finanza. Ma la rete criminale va molto oltre un semplice bot.
Secondo il report semestrale di Meta, nella maggior parte dei casi dietro queste violazioni ci sarebbero i CSS-Criminal Scam Syndicates, organizzazioni specializzate in frodi digitali che gestiscono migliaia di account in tutto il mondo. Meta ha affermato di aver rimosso solo nel 2025 circa 11 milioni di account tra Facebook e Instagram, 600.000 pagine Facebook e 112.000 account pubblicitari.
Queste organizzazioni criminali hanno sede per lo più nel Sudest asiatico, in Paesi come Myanmar e Laos e agiscono non su aree specializzate, ma su tutto il mondo. Sempre secondo le analisi della stessa società di Mark Zuckerberg le persone che lavorano in questo ambito in passato agivano per conto di trafficanti di esseri umani o signori della droga. O anche, come ricostruito da France 24 in un reportage del maggio 2026, risultano essere legati al giro di scommesse della mafia cinese.
In ogni caso, che si tratti di un giro di scommesse o di un problema privacy, al centro ci sono sempre i dati degli utenti. Infatti, l’obiettivo di queste pagine scam (truffa in inglese) è di raccogliere informazioni sui profili che trovano nei vari social media e attirare il loro interesse.
Il meccanismo è il seguente: gli utenti vedono la pagina sponsorizzata - il loro profilo corrisponde a quello inserito come target persona, il nome tecnico della tipologia di profilo a cui i marketer mostrano la campagna social - e iniziano a seguire la pagina. Da quel momento i profili falsi iniziano a offrire posizioni di lavoro inesistenti, strategie d’investimento, servizi finanziari, servizi di assicurazioni. Tutto falso, chiaramente.
Il termine tecnico è phishing. Sono le truffe online in cui l’utente tramite un sms, una mail o anche un messaggio sui social viene portato a dare i propri dati o a compiere pagamenti verso sconosciuti. Nel 2025, secondo l’annuale report della Polizia postale, sono state 27.085 le cyber truffe economico-finanziarie in Italia con 4.489 persone indagate.
Per molti utenti risulta molto difficile distinguere un vero profilo da uno falso. Dettagli nel nome della Pagina (per esempio Milano Finaza invece che Milano Finanza) o la qualità delle immagini caricate, l’assenza di una bio e di riferimenti nel profilo (mail, sito aziendale), lo storico dei post (queste pagine spesso non caricano contenuti) sono segnali che possono attirare l’attenzione degli utenti. Ma spesso non bastano.
L’utente che si accorge della presenza di una Pagina fake può segnalare il profilo cliccando l’apposito tasto.
L’avviso arriva direttamente a Meta, il cui team dedicato provvederà a chiuderlo entro 24/48 ore o anche dopo qualche settimana. Ma negli ultimi anni, al pari di una crescita maggiore della presenza online degli utenti, è proliferata la presenza di pagine scam e azioni di phishing nei social media.
Anche Meta lavora per sensibilizzare l’attenzione degli utenti a non lasciarsi ingannare e i suoi controlli dovrebbero essere all’avanguardia. L’Ue non la pensa sempre così.
Nel 2024 la Commissione Europea ha aperto una procedura formale contro Meta per la violazione del DSA, il Digital Services Act varato nel 2022 per regolare le attività digitali delle società tech in Ue. “Né Facebook né Instagram sembrano fornire un meccanismo di "avviso e azione" di facile utilizzo e facilmente accessibile per consentire agli utenti di segnalare contenuti illegali”, ha scritto Bruxelles nell’accusa. “I meccanismi che Meta attualmente applica sembrano imporre diversi passaggi inutili e richieste aggiuntive agli utenti. Inoltre, sia Facebook sia Instagram sembrano utilizzare i cosiddetti dark patterns, o disegni di interfaccia ingannevoli, quando si tratta dei meccanismi di notifica e azione».
Va detto che Meta guadagna da questi profili. Seppur con pochi o nessun follower, questi account sono attivi sui social e la società di Zuckerberg gli può mostrare pubblicità pagata da altri utenti. Inoltre, non meno importante, la stessa azienda californiana riceve soldi dai fake account quando la pagano per comparire come profili sponsorizzati.
Il cortocircuito è proprio qui. Meta rassicura gli utenti che è al lavoro per sistemare la sicurezza online e si promuove nel mondo dell’adv come spazio pubblicitario che converte più di altre soluzioni.
Il 9 ottobre 2026 uscirà nelle sale italiane il film The Social Reckoning, il sequel di The Social Network, girato nel 2011 da Mark Fisher che raccontava la genesi di Facebook e la nascita di Mark Zuckerberg come imprenditore. The Social Reckoning racconterà, invece, la storia della whistleblower Frances Haugen che, a un giornalista del The Wall Street Journal, nel 2021, rivelò lo schema con cui Meta lucrava dall’assenza di censura sui contenuti illeciti nelle piattaforme. Una storia di conflitto fra profitti e morale. Chissà se dopo l’uscita del film non si muova qualcosa dalle parti di Menlo Park. Gli utenti chiedono chiarezza. Anche gli editori. (riproduzione riservata)