C’era una volta l’Italia del contante e delle file agli sportelli postali per ritirare la pensione. E in parte c’è ancora, ma il trend degli ultimi anni delinea ormai una fotografia più articolata: nel 2025 i pagamenti digitali hanno superato il contante, sceso al 41% dei consumi degli italiani secondo una stima dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Tra i metodi di pagamento diversi dalle classiche banconote, a fianco delle ormai sdoganate carte, cresce soprattutto l’uso dello smartphone.
Una ricerca di Mastercard, presentata in occasione del Mastercard Innovation Forum 2026 a Milano il 16 giugno, stima che il 42% degli italiani paghi già con il cellulare e che questo sia lo strumento con il maggiore margine di crescita (65%). Più ridotta (sotto il 9%) la quota di chi paga tramite dispositivi elettronici indossabili come gli smartwatch.
L’Italia «è sempre meno legata al contante», conferma Luca Corti, country manager di Mastercard Italia. «La crescita dei pagamenti alternativi ha accelerato dopo la pandemia, trainata dallo smartphone. Ma gli italiani sono pronti anche per forme di pagamento ancora più innovative: il 32% sarebbe già pronto a dare fiducia a un agente AI capace di pagare autonomamente per cifre inferiori a 50 euro. È la naturale evoluzione delle carte contact-less che non chiedono il pin per questo tipo di acquisti».
Questo però non significa che i consumatori siano disposti a lasciare campo libero ad algoritmi, agenti AI e robot. La fiducia, infatti, ha un limite: il 42% degli italiani vorrebbe ricevere suggerimenti di acquisto dall’AI, soprattutto per trovare offerte più convenienti o risparmiare tempo, ma senza automatismi; il 25,5% accetterebbe acquisti autonomi solo entro limiti prestabiliti secondo la ricerca di Mastercard.
In generale l’approccio verso il commercio agentico è di cautela. Il 45,2% degli italiani ritiene ancora che i rischi superino i benefici e il 57,8% si definisce curioso ma esitante e preferisce osservare l’evoluzione del fenomeno prima di adottarlo. «In generale non vediamo un’eccessiva paura, ma è vero che l’AI, come tutte le tecnologie, ha una parte buona e una meno buona», aggiunge Corti. «Le frodi possono capitare ed è compito della nostra industria investire in tecnologie sicure. In più, i consumatori hanno ancora molta fiducia nelle banche tradizionali (sei italiani su dieci, ndr), perciò le innovazioni dovranno avvenire nei confini di un sistema noto».
Restano, infine, ai margini le varie monete digitali. L’uso di criptovalute e stablecoin (le monete virtuali ancorate a una valuta reale come euro o dollaro) per pagare risulta infatti inferiore al 6% nelle stime di Mastercard. Segno che gli italiani si sono abituati a pagare una pizza con il cellulare, ma non in bitcoin. «Su questo tema c’è ancora molta confusione», conclude il country manager. «Se cripto e stablecoin si riveleranno utili per i consumatori o per le aziende potranno esplodere, ma per ora siamo in una fase iniziale». (riproduzione riservata)