Orologi vintage, non è solo una moda: cosa emerge davvero da VO 2026
Il vintage non è più un linguaggio per pochi collezionisti. A VO 2026, tra confronti, nuovi pubblici e numeri in crescita, emerge un cambiamento profondo: l’orologeria di secondo polso è diventata cultura, mercato e fenomeno trasversale, come racconta Vicenzaoro
Non sono molti gli appuntamenti dedicati al mondo dell’orologeria vintage, specialmente in Italia. Da qualche anno Vicenzaoro ha acceso un faro su questo importante settore con VO Vintage, evento che si è progressivamente evoluto da piccola mostra mercato a vetrina per appassionati e collezionisti e che quest’anno si è tenuto dal 16 al 20 gennaio. VO Vintage è ormai divenuta un’occasione di divulgazione culturale e confronto tra esperti, in un ambito la cui centralità nel mercato orologiero è in costante e significativa crescita, come ha dimostrato il gran numero di dealer specializzati in vintage presenti in fiera a Vicenza con i loro orologi.
Orologeria vintage, a che punto siamo?
A VO Vintage 2026 Gentleman c’era e ha seguito, nella seconda e più interessante giornata, i diversi confronti tra alcuni dei grandi protagonisti italiani di settore, a partire da “Gli stati generali del vintage”, che si è tenuto in Sala Canova. Il panel - moderato da Michele Mengoli, direttore responsabile di Watch Insanity, dall’editore Jacopo Giudici e da Bruno Bergamaschi, co-founder di Watchouse - ha visto la partecipazione di alcuni dei più importanti e riconosciuti dealer italiani del secondo polso di pregio: Marco Cesari, Andrea Foffi, Stefano Mazzariol, Tony Musumeci e Antonio Nocco.
Durante l’incontro è emerso come, nel settore del vintage, cresca progressivamente l’interesse per segnatempo rari e di nicchia, favorito anche dall’attività divulgativa di esperti e appassionati sui social media. Parallelamente, il pubblico continua ad ampliarsi e a ringiovanirsi, mostrando una crescente attenzione verso prodotti originali e brand meno noti. Nella scelta dei prodotti si riflette anche un superamento delle tradizionali differenziazioni legate al genere, con una fetta sempre maggiore di clientela femminile che guarda all’orologeria vintage.

L’importanza dell’Italia nella storia dell’orologeria
Sempre nella seconda giornata si è tenuta la presentazione del libro “Storia dell’orologeria italiana. Dal ‘300 alla rinascita del Made in Italy” di Ugo Pancani, professore di meccanica e uno dei massimi esperti italiani ed europei di storia dell’orologeria. «La mia opera - ha dichiarato - mira a mettere in evidenza le eccellenze italiane che hanno contribuito alla nascita e allo sviluppo dell’orologeria meccanica, dal ‘300 fino ai nostri giorni. Vicenzaoro è stata il palcoscenico che ha dato il via a questa storia: lo spunto è partito proprio da qui, da un orologio che ho visto esposto in una delle scorse edizioni di VO Vintage».
Moderato dal vicedirettore di Rai News Luigi Monfredi, l’appuntamento ha raccontato il ruolo dell’Italia nello sviluppo dell’orologeria mondiale partendo da un nel libro che intreccia arte, scienza, letteratura e artigianato attraverso le storie e le intuizioni dei grandi scienziati, inventori, artisti e artigiani: da Dante a Leonardo da Vinci, passando per Galileo Galilei. Accanto all’autore sono intervenuti anche Carlo Maria Ceppi, responsabile dell’heritage di Panerai, e Carlo Fontana, imprenditore del settore, con una lunga esperienza familiare nella produzione di casse: due protagonisti dell’orologeria italiana contemporanea.
Il mercato del secondo polso
Per quanto non sempre il mercato degli orologi di lusso di secondo polso coincida con il vintage in senso stretto, i numeri ci dicono comunque che sta vivendo un forte boom e che è passato dall'essere un hobby di nicchia per collezionisti a essere cun segmento importante dell'industria dei beni pregiati. Questa crescita è alimentata da una serie di fattori, tra cui la crescente percezione degli orologi di lusso come valido asset di investimento, che offre un forte mantenimento e apprezzamento del valore.

L’ascesa di piattaforme online affidabili ha migliorato l'accessibilità e la trasparenza del mercato, rafforzando la fiducia dei consumatori. Inoltre, la crescente consapevolezza in materia di sostenibilità ed economia circolare sta attirando un pubblico più giovane, che apprezza il patrimonio storico e il ridotto impatto ambientale dei beni di seconda mano. Questa trasformazione digitale, unita a un cambiamento nella mentalità dei consumatori, è destinata a guidare una forte espansione nel prossimo decennio, consolidando l'attrattiva del mercato.
Stando a un’analisi pubblicata lo scorso anno dalla società di ricerca e consulenza Cognitive Market Research, nel 2024 le vendite di orologi su quel mercato hanno fatto registrare un balzo di circa il 10% rispetto al 2023, toccando un controvalore pari a 26,8 miliardi di dollari. Una cifra che, entro il 2031, potrebbe aumentare di oltre il 65% per arrivare a 43,7 miliardi. Il tutto a fronte di un mercato del nuovo che Custom Market Insights, specializzata in ricerche di mercato stima, nel 2024, pari a 46,3 miliardi di dollari. Siamo in attesa di avere i dati relativi al 2025, ma tutto fa pensare che la crescita sarà stata ancora robusta e progressiva e con essa dovrà sempre più fare i conti il mercato del nuovo. (Riproduzione riservata)
- Quali sono le principali strategie per gli acquirenti che vogliono investire in orologi vintage rari e di nicchia?
- Come l'Italia può ulteriormente capitalizzare la sua influenza storica per rafforzare la sua posizione nel mercato orologiero globale contemporaneo?
- Quali sono i rischi e le opportunità che l'espansione del mercato del secondo polso pone per i produttori di orologi nuovi?
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