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Oro sotto 4.000 dollari: peggior trimestre dal 2013. Scattano gli acquisti dopo Warsh (Fed)
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Oro sotto 4.000 dollari: peggior trimestre dal 2013. Scattano gli acquisti dopo Warsh (Fed)

01 luglio 2026, 12:25 Ultimo aggiornamento: 17:42

Per il presidente della Fed, Kevin Warsh, i rischi di inflazione si sarebbero attenuati. Argento a ridosso dei minimi di fine novembre 2025

L'oro registra il peggior trimestre dal 2013 poi rimbalza dopo i dati sull’occupazione americana inferiori alle attese e le dichiarazioni del presidente della Fed, Kevin Warsh, secondo cui i rischi di inflazione si sarebbero attenuati. Il prezzo del metallo giallo è andato prima sotto la soglia di 4.000 dollari dopo il peggior trimestre degli ultimi 13 anni penalizzato dall'aumento dei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi e dalle aspettative che la Federal Reserve possa aumentare i tassi d'interesse, fattori che mettono sotto pressione il metallo prezioso.

Pesa il rischio di un rialzo dei tassi Fed

Gli investitori preferiscono il dollaro (l’euro cade dello 0,29% a 1,1386), rafforzato proprio dalle aspettative sempre più diffuse che la Fed possa aumentare i tassi d'interesse nel corso dell'anno. Un dollaro più forte rende l'oro più costoso per gli acquirenti esteri, riducendone così l'attrattiva. L'oro spot è scivolato nell’intraday fino a 3.960,30 dollari l'oncia, vicino ai minimi degli ultimi otto mesi, salvo poi rimbalzare dell’1,36% a 4081,20 dollari l’oncia dopo che il numero uno della Fed ha detto i rischi di inflazione sono diminuiti. Mentre l’argento è arretrato fino a 57,17 dollari l’oncia, i minimi di fine novembre, e poi è risalito dell’1,3%. 

E il dollaro forte, oltre all’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato Usa

Al contempo, la vendita di Treasury Usa spinge il rendimento del decennale statunitense al 4,46%, con un aumento superiore rispetto a quello dei rendimenti dei titoli di Stato dell'Eurozona. Così, nel trimestre conclusosi a giugno, il lingotto ha perso il 14%, segnando la peggiore performance trimestrale dal 2013. Sebbene fosse già sotto pressione dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, la parte più consistente delle perdite si è concentrata a giugno, quando i segnali di un'inflazione in aumento e di una Fed orientata verso una politica monetaria più restrittiva hanno pesato sull'intero settore dei metalli.

Dalla riunione di giugno è emerso che diversi membri del comitato ritengono opportuno procedere con almeno un rialzo dei tassi entro quest'anno, ribaltando le precedenti aspettative dei mercati, che prevedevano invece tagli dei tassi nel 2026. L'inflazione persistente è il fattore alla base di questo cambiamento, alimentata inizialmente dagli elevati prezzi del petrolio provocati dal conflitto in Medio Oriente.

Sebbene i prezzi del greggio si siano successivamente raffreddati dopo l'accordo di pace tra Stati Uniti e Iran, gli investitori continuano a temere altre fonti di pressione inflazionistica, in particolare il forte aumento dei prezzi dei semiconduttori dovuto alla domanda legata all'intelligenza artificiale. Le preoccupazioni sono aumentate ulteriormente dopo che Apple ha aumentato i prezzi di diversi dispositivi a giugno. 

«La debolezza dell'oro è in parte dovuta ai commenti di Beth Hammack della Fed, che hanno suggerito la possibilità di un rialzo dei tassi, inducendo il mercato a prezzare un numero maggiore di aumenti nel corso di quest'anno», ha dichiarato Giovanni Staunovo, analista di Ubs. La presidente della Fed di Cleveland, Beth Hammack, ha infatti affermato il 30 giugno che potrebbe sostenere un aumento dei tassi d'interesse se le pressioni inflazionistiche non dovessero attenuarsi. Secondo lo strumento Cme FedWatch, i mercati attribuiscono una probabilità di quasi il 67% a un rialzo dei tassi entro il mese di settembre. 

Gli Etf registrano nuovi deflussi di capitali

Per Staunovo, le aspettative di ulteriori aumenti dei tassi stanno frenando la domanda di investimento sull'oro. Inoltre, negli ultimi giorni gli Etf legati al metallo prezioso hanno registrato nuovi deflussi di capitali. Detto questo, l’oro rimane di gran lunga l’asset class preferita da Swisscanto, anche se il grado di sovrappeso è meno marcato rispetto a fine 2025.

È il momento di comprare sulla correzione?

Attualmente, il 57% dei chief investment officer svizzeri è sovrappesato sull’oro rispetto alla propria allocazione strategica e solo il 6% è sottopesato. Ne risulta un posizionamento netto del 51%, rispetto a un impressionante 77% registrato nel sondaggio precedente di Swisscanto. Nonostante una correzione dei prezzi del 25% da gennaio, quasi il 90% degli intervistati non prevede ulteriori cali significativi dei prezzi nella seconda metà dell’anno.

C’è anche chi ha approfittato della correzione dell’oro per incrementare leggermente l’esposizione, come Valentin Bissat, Chief Economist and Strategist Senior di Mirabaud Asset Management. «Riteniamo, infatti, che nel medio-lungo termine le prospettive per il metallo giallo siano ancora interessanti. Effettivamente, nel breve termine, sono presenti timori di svalutazione. Ancora una volta, si torna alla Banca centrale americana. Alla fine lascerà correre l’inflazione? Tornerà in primo piano la questione del debito? Si tratta di temi», conclude Bissat, «che al momento sono un po’ meno presenti, ma riteniamo che torneranno di attualità nel medio-breve termine. E, ancora una volta, a 4.000 dollari l’oncia, riteniamo che si tratti di livelli piuttosto interessanti per reinvestire in questo asset». (riproduzione riservata)



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