Gli eventi straordinari della settimana scorsa e di quella attuale hanno aumentato l’appetito degli investitori per l’oro. È significativo che, in una giornata caratterizzata da un tono più favorevole al rischio in seguito all’improvviso cambio di rotta di Donald Trump sui dazi, il metallo giallo abbia raggiunto un nuovo massimo storico.
L’oro spot è, infatti, balzato fino a un nuovo record a 3.175,07 dollari l’oncia in scia al forte calo del dollaro e all'escalation della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina. Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato mercoledì 9 aprile che sospenderà i dazi reciproci su decine di Paesi, ma ha aumentato quelli sulla Cina dal 104% al 125%. I dati pubblicati il 10 aprile hanno mostrato che i prezzi al consumo negli Usa sono calati a sorpresa a marzo, ma i rischi di inflazione restano orientati verso l’alto dopo che Trump ha rafforzato le tariffe contro Pechino. I trader scommettono che la Fed riprenderà a tagliare i tassi a giugno.
La fragilità degli asset rischiosi, in particolare delle azioni, le preoccupazioni per i segnali che il mercato dei Treasury Usa potrebbe aver inviato (o meno) e la solida performance relativa del lingotto contribuiranno ad accrescerne l’attrattiva. Da qui in avanti, secondo gli esperti di Bloomberg Intelligence, bisognerà cercare segnali di ulteriori afflussi nei fondi supportati da oro fisico, così come conferme che l’interesse da parte delle banche centrali resti forte.
«Pensiamo che Trump abbia ceduto e la probabilità di uno scenario di danni contenuti stia aumentando», ha detto Homin Lee, strategist di Lombard Odier. «Il genio è comunque uscito dalla bottiglia per quanto riguarda l’imprevedibilità della politica», hanno affermato gli strategist di Deutsche Bank, sottolineando che l’attuale aumento tariffario universale del 10% resta comunque il più grande da decenni. «L’incertezza commerciale elevata è destinata a persistere, con una visibilità limitata su quali tipi di accordi gli Stati Uniti potrebbero considerare accettabili».
Certo che l’aumento dei dazi sulla Cina, il principale consumatore di metalli, intensifica la già accesa guerra commerciale. «Se entreremo in un periodo di crescita lenta, che è la nostra ipotesi di base, pensiamo che i tassi d'interesse finiranno per scendere e ciò spingerà l'oro verso l’alto, poiché le preoccupazioni sull'inflazione ci accompagneranno per gran parte dell'anno a causa degli effetti dei dazi», ha affermato l'analista di Marex, Edward Meir. «Alla fine vediamo la possibilità che l’oro arrivi a 3.200 dollari entro fine mese, se non prima».
Ma per Joni Teves, strategist di Ubs, una pausa avrebbe senso. «Pensiamo che l’escalation delle tensioni sulle tariffe, i livelli persistentemente alti di incertezza e i crescenti timori di recessione/stagflazione dovrebbero ulteriormente rafforzare la domanda degli investitori per l’oro come bene rifugio. Tuttavia, ci sono alcune ragioni per cui una reazione del mercato nel breve termine verso il basso avrebbe senso», spiega l’esperto di Ubs. «Primo, ci aspettiamo prese di profitto dopo che l’incertezza legata all’annuncio sui dazi è stata rimossa. Secondo, date le perdite rilevati nei mercati azionari, è probabile che l’oro sia stato usato come fonte di liquidità. Terzo, per il mercato dell’oro nello specifico, l’esenzione dei metalli preziosi dalle tariffe universali e reciproche ha fornito un certo sollievo.
Comunque, Teves pensa che questo periodo di consolidamento non cambi l’outlook positivo sull’oro, permette soltanto agli investitori di entrare su livelli migliori. L’esperto di Ubs vede una domanda stagionale in arrivo dall’India, mentre le scorte interne ridotte in Cina dovrebbero essere rifornite presto. «Le esportazioni di oro della Cina sono sotto la media dalla metà del 2024, suggerendo che il mercato interno ha in gran parte svuotato le scorte. Il nostro recente viaggio in Cina ha rivelato un sentiment fortemente rialzista nel mercato interno, poiché l’oro è visto come un buon bene alternativo da detenere contro l’incertezza sull’economia, la valuta e altre classi di attivi». (riproduzione riservata)