L’oro tocca il minimo delle ultime tre settimane con i colloqui di pace Usa-Iran in stallo e in attesa in settimana delle decisioni delle banche centrali, Fed, Bce e BoE per capire se il conflitto in Medio Oriente abbia modificato le prospettive sui tassi d’interesse. Il prezzo spot è scivolato il 28 aprile nell’intraday a dollari l’oncia. Alle 12:25 segna un -1,39% a 4.611,8 dollari al barile (ha perso il 12% dall’inizio della guerra a fine febbraio). Anche il prezzo spot dell’argento cala del 2,9% a 73,28 dollari l’oncia, quello del platino dell’1,6% a 1.951,33 dollari e del palladio dell’1,6% a 1.453,38 dollari.
Se la BoJ il 28 aprile ha mantenuto i tassi invariati ma ha indicato un possibile rialzo a giugno, la Fed dovrebbe mantenerli fermi mercoledì 29 aprile e il giorno dopo Bce e BoE dovrebbero fare lo stesso, ma nel caso della Banca Centrale Europea già si parla di un aumento del costo del denaro di 25 punti base a giugno, mentre i prezzi elevati del petrolio, oltre 110 dollari al barile, mantengono alte le preoccupazioni sull’inflazione.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è insoddisfatto della proposta iraniana più recente per risolvere la guerra, il che riduce le speranze di una soluzione al conflitto che ha interrotto le forniture energetiche, alimentato l’inflazione. «Le notizie geopolitiche restano il principale driver dei prezzi dell’oro. In caso di un accordo tra Usa e Iran o di un’intesa provvisoria, il dollaro dovrebbe indebolirsi e l’oro probabilmente rompere al rialzo», ha dichiarato Edward Meir, analista di Marex.
Il dollaro sale nei confronti dell’euro, che vale 1,1692 (-0,17%), e il future sul Brent balza del 2,75% a 104,86 dollari al barile, mentre lo Stretto di Hormuz resta in gran parte chiuso. I prezzi elevati del greggio possono alimentare l’inflazione aumentando i costi di trasporto e produzione, incrementando la probabilità di tassi d’interesse più alti. Sebbene l’oro sia considerato una copertura contro l’inflazione, tassi elevati rendono più attraenti gli asset che generano rendimento, come i titoli di Stato, riducendo l’appeal del metallo prezioso.
Il prolungamento indefinito del cessate il fuoco, con Hormuz ancora bloccato, «prolunga l’incertezza sul mercato», ha dichiarato Marc Loeffert, trader di Heraeus Precious Metals. «E nel lungo periodo, la combinazione di stagnazione economica e aumento dei prezzi potrebbe fornire terreno fertile per la continuazione del mercato rialzista dell’oro», ha aggiunto.
Alberto Conca, responsabile investimenti di Lfg+Zest, contesta la visione secondo cui l’oro funge da copertura contro i rischi geopolitici, agendo come bene rifugio «poiché i dati storici suggeriscono che i prezzi dell’oro non mostrano una correlazione stabile con gli shock geopolitici, ma sono invece influenzati in misura maggiore dall’andamento del dollaro statunitense e dai tassi di interesse reali», spiega Conca.
Il recente conflitto ne è l'ennesimo esempio: i prezzi dell'oro sono passati da un picco di quasi 5.500 dollari l’oncia a un minimo di 4.100 dollari l’oncia nel giro di poche settimane. L'aumento dei tassi reali e un dollaro statunitense più forte sono stati i principali fattori di questo calo. Ora è risalito a 4.600 dollari l’oncia, recuperando circa metà del precedente calo. «La nostra visione sull'oro rimane invariata ed è legata alle nostre aspettative sul dollaro e sui tassi reali. Data la nostra previsione di un dollaro più debole nel medio termine, sotto pressione a causa dell'aumento dei deficit fiscali, del debito pubblico crescente e dell'inflazione persistente, restiamo ottimisti sull'oro», precisa il responsabile investimenti di Lfg+Zest.
Un occhio, infine, alle valute. Le alternative al dollaro americano, che si attesta vicino ai minimi pre-conflitto e che, secondo le stime, risulta ancora sopravvalutato di circa il 20%, possono essere individuate in regioni con bilanci più solidi, come l’Europa e la Svizzera oppure in economie con un maggior potenziale di crescita, come alcuni mercati emergenti. Inoltre, se si condivide l’opinione secondo cui siamo alle soglie di un nuovo super-ciclo delle materie prime, ha senso concentrarsi sulle valute dei Paesi, conclude Conca, che dipendono fortemente dalle esportazioni di materie prime, poiché ne trarranno vantaggio. Il dollaro australiano, per citare solo un esempio, si adatta bene a questo profilo. (riproduzione riservata)