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Oro +28% da gennaio. Quanto potrà salire ancora?
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Oro +28% da gennaio. Quanto potrà salire ancora?

di Ester Corvi
14 agosto 2025, 22:00 Ultimo aggiornamento: 15 agosto 2025, 08:49

In uno scenario dei mercati scosso dalle tensioni geopolitiche e suscettibile alle esternazioni di Trump, il trend rialzista del metallo giallo è solido? Le opinioni di strategist e analisti

Oro e bitcoin. Da una parte, il bene rifugio per eccellenza, dall’altra l’asset più rischioso, ma con un’analoga performance. Da inizio anno sono saliti entrambi del 28%, dopo aver segnato nuovi record, trainati da motivazioni diverse che, per soddisfare le necessità di diversificazione del portafoglio, rispondono, nel caso del metallo giallo, al bisogno di stabilità, e in quello della cripto a un’intenzione speculativa. La fama dell’oro come «porto sicuro» è stata minacciata la scorsa settimana dall’annuncio, poi ritirato, del presidente Usa, di voler imporre un dazio del 39% sulle importazioni dalla Svizzera di lingotti. A una temporanea correzione del prezzo del metallo prezioso è seguito però un recupero che l’ha riportato oltre 3.350 dollari l’oncia.

Le prospettive del prezzo

In uno scenario dei mercati scosso dalle tensioni geopolitiche e suscettibile alle esternazioni di Trump, il trend rialzista del metallo giallo è ancora solido? e quale livello potrà raggiungere nei prossimi mesi? Secondo Christopher Louney, analista di Rbc Capital Markets, il potenziale di rialzo deriva non solo dall’aspettativa di tassi Usa più bassi, ma anche dai timori di stagflazione e di preoccupazioni sull'indipendenza della Fed, mentre prosegue robusto in agosto il flusso di investimenti verso gli Etp (Exchange trades funds). A sostenere il prezzo del lingotto, c’è poi la domanda delle banche centrali, che resta «decisamente elevata, dopo il record degli ultimi tre anni» dice Stefano Gianti, analista di Swissquote. Nel dettaglio dal 2020 le banche centrali hanno accumulato oltre 3.000 tonnellate di oro . Una tendenza strutturale che, secondo J.P. Morgan, proseguirà quest’anno e nel prossimo.

Ma quando si parla di prezzi, Laura Cooper, responsabile macro credit e global investment strategist di Nuveen, ha in mente un target preciso, quello di 3.700 dollari l’oncia nel corso del 2026. A suo parere infatti «il mix di allentamento monetario, debolezza persistente del dollaro e forte accumulo da parte delle banche centrali indica una tendenza rialzista dei prezzi. Se l'inflazione dovesse rivelarsi appiccicosa, ciò rafforzerebbe ulteriormente il ruolo dell'oro come copertura». Tra i rischi al ribasso figurano invece un rimbalzo del dollaro e un atteggiamento più restrittivo da parte della Fed, oppure un significativo allentamento delle tensioni geopolitiche, tutti fattori che potrebbero determinare un periodo di consolidamento o di ritracciamento. Ottimisti sulle prospettive del metallo giallo sono anche gli esperti di Gamma Capital Markets: per Giuliana Taccogna «nel breve termine, il prezzo dell’oro dovrebbe mantenersi nella fascia di 3.600–3.700 dollari l’oncia. Nei prossimi 12 mesi potrebbe però spingersi fino a 5.000 dollari l’oncia se dovessero persistere l’instabilità geopolitica, il rischio di inflazione elevata e la forte domanda da parte di investitori istituzionali, inclusi Stati e banche centrali».

Gli altri preziosi

Non solo l’oro, anche altri metalli preziosi possono essere una valida alternativa, per chi vuole cavalcare attesi rialzi dei prezzi. In particolare per Gianti, vale la pena monitorare con attenzione argento e palladio. Ormai da alcuni anni la domanda industriale di argento è in netta crescita, trascinata dalla componentistica per pannelli fotovoltaici, ma anche per auto elettriche. Il prezzo del metallo grigio, diversamente dall’oro, «non ha ancora raggiunto i massimi storici, che sono collocati in area 50 dollari per oncia, ossia circa il 30% in più dei valori attuali».

Poi c’è il platino, che nella prima parte del 2025 ha messo a segno un importante rally, che lo ha riportato oltre quota 1.500 dollari per oncia. Poi è arrivato uno storno, con un calo del 10% e il prezzo sembra tener bene i 1.300-1.350 dollari per oncia. «Dal lato fondamentale il quadro appare interessante e chi era rimasto in attesa prima potrebbe voler entrare ora», dice l’analista di Swissquote. Anche per la strategist di Nuveen, l'argento ha un buon potenziale. La sua doppia identità di metallo prezioso e industriale implica che «potrebbe beneficiare della domanda di beni rifugio e allo stesso tempo trarre vantaggio da qualsiasi ripresa degli investimenti, dato il suo utilizzo nell'elettronica, nell'intelligenza artificiale, nella difesa e nella tecnologia verde». Il platino potrebbe invece registrare una forza relativa se il settore automobilistico dovesse migliorare. Detto questo, bisogna tener presente che entrambi sono più ciclici dell'oro e potrebbero sottoperformare se la crescita globale rallentasse in modo significativo.

Le scelte dei fund manager

Secondo l’ultimo fund manager survey di Bank of America, solo il 9% degli investitori ha un'esposizione alle criptovalute, mentre il 48% detiene posizioni in oro. Quanto queste percentuali potrebbero cambiare in futuro? Per l’analista di Gamma Capital Markets gli investitori continueranno probabilmente a privilegiare l’oro (che in un anno è salito del 36%) rispetto alle criptovalute (+105% negli ultimi 12 mesi). Il metallo giallo resta infatti «il bene rifugio per eccellenza, apprezzato per proteggere il capitale in periodi di volatilità dei mercati, tensioni geopolitiche o inflazione elevata, e mantiene un ruolo stabile nei portafogli istituzionali». Le criptovalute rimangono invece strumenti altamente speculativi, caratterizzati da forte volatilità e privi di una storicità consolidata come strumento di protezione del capitale.

Negli Stati Uniti, l’amministrazione Trump ha mostrato un approccio favorevole alle criptovalute, consentendo investimenti in asset digitali nei piani pensionistici 401(k), contrastando pratiche bancarie discriminatorie e promuovendo iniziative come la Strategic Bitcoin Reserve. Tuttavia, anche con questo sostegno, salvo cambiamenti significativi nella percezione del rischio o un’adozione più ampia a livello istituzionale, l’oro continuerà a costituire la componente principale dei portafogli orientati alla stabilità. Le criptovalute sono invece molto più volatili e non hanno alle spalle un track record pluridecennale e di riserva di valore durante le crisi. (riproduzione riservata)



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