Quasi tutte le aziende nella classifica Fortune 500 attualmente adoperano qualche forma di automazione, da avatar che intervistano candidati a posti di lavoro fino a computer che eliminano potenziali dipendenti analizzando parole chiave nei curriculum. E sempre più aziende utilizzano strumenti di intelligenza artificiale e di machine learning per valutare i potenziali dipendenti. DeepSense, con sede a San Francisco e in India, assiste i responsabili delle assunzioni nella scansione dei profili sui social media per mettere in luce tratti di personalità sottostanti.
La società ha rivelato l’impiego di un test di personalità scientificamente fondato, che può essere condotto anche all’insaputa del candidato. La pratica si inquadra nella tendenza generale di alcune società che stanno assumendo di abbandonare la valutazione dei candidati in base a curriculum e competenze, al fine di prendere le decisioni in base alla loro personalità. Ifeoma Ajunwa, docente di sociologia e giurisprudenza alla Cornell, si è detta preoccupata per i probabili pregiudizi insiti in questi strumenti. Data la vasta portata di queste valutazioni automatiche, ritiene che algoritmi eventualmente difettosi potrebbero fare più danni di un prevenuto manager in carne e ossa. E vorrebbe che scienziati testassero e verificassero se gli algoritmi sono imparziali, trasparenti e precisi.
Nell’episodio di Moving Upstream, il corrispondente Jason Bellini fa visita a HireVue di South (Utah), che offre valutazioni basate sull’intelligenza artificiale di colloqui in formato digitale a oltre 50 società. HireVue ha spiegato che il proprio algoritmo confronta il tono di voce, i gruppi di parole e le micro espressioni facciali dei candidati con soggetti che sono stati precedentemente identificati come molto efficienti sul lavoro.
