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Banco Bpm replica a Unicredit: sull’opa Anima accuse pericolose per influenzare i nostri soci. E minaccia una risposta legale

17 febbraio 2025, 12:26 Ultimo aggiornamento: 17:04

Il ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna risponde al numero uno di Unicredit, Andrea Orcel: l'affermazione che non otterremo il Danish Compromise è una notizia completamente falsa. Piazza Gae Aulenti sta mettendo pressione sul nostro titolo in favore del suo | Unicredit avverte i soci di Banco Bpm

Botta e risposta tra i vertici di Unicredit e Banco Bpm sull’opa Anima. Dopo la minaccia di Andrea Orcel di rinunciare all’ops su Piazza Meda, lunedì 17 è arrivata a stretto giro la riposta di Giuseppe Castagna. Il banchiere definisce la lunga nota diffusa dal competitor come accuse «pericolose per influenzare i nostri soci» in vista dell'assemblea del prossimo 28 febbraio. La dichiarazione è stata data a Bloomberg TV.

«Penso che siano accuse pericolose. Stanno cercando di influenzare il voto degli azionisti nell'assemblea», ha dichiarato Castagna per il quale Orcel «sta facendo il suo gioco ed è bravo a farlo. Sta mettendo pressione sul nostro titolo in favore del suo titolo. Ma risponderemo anche legalmente a questo tipo di accuse». 

«L'affermazione che non otterremo il Danish Compromise in relazione all'opa su Anima è una notizia completamente falsa», ha aggiunto il banchiere, spiegando i motivi che hanno portato a convocare un'assemblea di Banco Bpm per alzare il prezzo sulla società di gestione del risparmio. «Vogliamo accelerare il nostro processo e non vogliamo dipendere da qualsiasi cosa deciderà la Bce», ha proseguito Castagna.

Il messaggio, rivolto ai soci del Banco, è di ottenere dall'assemblea «flessibilità, per accelerare la nostra tabella di marcia». L'obiettivo è avere «una banca completa in termini di prodotto».

Che cosa è successo

Con una mossa inedita nel mezzo di un’offerta pubblica ma anticipata da MF-Milano Finanza, Unicredit lancia un avvertimento ai soci di Banco Bpm, l’istituto milanese su cui Piazza Gae Aulenti ha lanciato un’ops da 10,1 miliardi.

Al centro di una lunga nota emessa da Unicredit, martedì 17 febbraio, c’è la scelta di Banco Bpm di rilanciare su Anima prima di aver ottenuto dalla Bce il beneficio contabile del Danish Compromise. Una mossa che potrebbe modificare il valore del gruppo e spingere Piazza Gae Aulenti a ritirare l'ops.

Il nodo del rilancio

La scorsa settimana il cda del Banco ha deciso di alzare il prezzo dell’opa su Anima da 6,2 a 7 euro. Le norme della passivity rule impongono di passare dall’assemblea ordinaria per la decisione e i soci saranno chiamati in assemblea il prossimo 28 febbraio per votare sul rilancio. Proprio su quell’appuntamento e sul rilascio del beneficio contabile del cosiddetto Danish Compromise si concentra ora l’attenzione di Unicredit.

Se il Danish Compromise non fosse applicabile, l’opa su Anima avrebbe un impatto molto più significativo sul capitale di Banco Bpm, con una riduzione stimata di 268 punti base sul Cet1. Di conseguenza, il coefficiente patrimoniale scenderebbe dal 13% al 12,32% e, per ulteriori ragioni specificate nella nota, potrebbe calare fino a 11,38%. Questo valore - sostiene Unicredit - sarebbe inferiore alle soglie considerate adeguate e potrebbe mettere sotto pressione la stabilità patrimoniale della banca.

La banca di Orcel afferma che, in assenza dei benefici del Danish Compromise, «non è chiaro quali siano le azioni di mitigazione» ipotizzate da Banco Bpm «al fine di mantenere il proprio ratio Cet1 più alto del 13% e un payout ratio dell’80% degli utili, come previsto dal piano industriale».

Il possibile passo indietro di Orcel

Fatte queste premesse, la conclusione a cui arriva Unicredit è netta: «Un incremento del prezzo dell'opa su Anima e la rinuncia (in tutto o in parte) delle condizioni dell'opa o anche ad una sola di esse, potrebbe determinare la risoluzione o l'inefficacia dell'offerta, a meno che Unicredit decida di rinunciare alle condizioni poste alla stessa in conformità ai termini della stessa offerta».

Tradotto: se l’opa su Anima rendesse Banco Bpm finanziariamente meno attraente, Unicredit potrebbe ritirare la propria offerta da Piazza Meda. Una mossa che modificherebbe in profondità gli scenari del risiko bancario creando incertezza per gli azionisti del Banco e che potrebbe influenzare le altre grandi partite in corso. A partire da quella su Generali. (riproduzione riservata)



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