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Orologi&Gioielli

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Nel 1965 il cronografo di Omega ottenne dalla Nasa il privilegio di volare sulla Luna. Oggi il marchio continua a sviluppare la collezione senza mai tradirne l’essenza storica 

di Davide Passoni
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Il legame che unisce lo Speedmaster di Omega allo spazio è talmente forte e profondo che non mancano occasioni di celebrazione quasi ogni anno. Anche nel 2025 cade una ricorrenza molto importante per il primo orologio sbarcato sulla Luna: 60 anni, fa, infatti, il 1° marzo 1965 la Nasa dichiarò il cronografo di Omega «Idoneo al volo per tutte le missioni spaziali con equipaggio».

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Un giorno cruciale che fu l'inizio ufficiale del viaggio spaziale di Omega, che da allora ha incluso tutti gli sbarchi sulla Luna della storia e molte delle più grandi missioni del XX secolo. Oggi, a 60 anni dall'annuncio dell'idoneità, il marchio guarda indietro a quel periodo e festeggia il momento in cui i suoi orologi sono entrati a far parte della storia.

La corsa allo spazio: c’è anche Omega

Dopo che, nel 1962, il presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy lanciò ufficialmente la corsa allo spazio dichiarando, in un comizio alla Rice University, «Abbiamo scelto di andare sulla Luna», fu avviato dalla Nasa il Progetto Mercury, il primo programma di volo spaziale umano americano. Quando terminò, nel 1963, gli astronauti della Nasa si rivolsero al loro direttore delle operazioni, Deke Slayton, e chiesero di ricevere un orologio affidabile per le missioni future.

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Gli orologi erano infatti necessari come strumenti di riserva: se gli astronauti avessero perso la funzionalità dei timer digitali a bordo della navicella, l'unica cosa su cui avrebbero dovuto fare affidamento sarebbe stato l'orologio meccanico che indossavano. Nel 1964, Slayton inviò una richiesta di «cronografi di alta qualità» a diversi marchi: di tutti quelli che ricevettero la lettera di Slayton, solo quattro risposero, tra cui Omega. A ogni azienda fu chiesto di inviare «tre cronografi da polso», che sarebbero stati sottoposti agli esami più intensi possibili.

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

L'ingegnere James Ragan fu incaricato di testare gli orologi. Quando ricevette i cronografi delle quattro marche ne escluse subito uno, perché non era un orologio da polso che rispettava le specifiche della Nasa. Alla fine, furono testati orologi di tre marche diverse: per ricevere la certificazione, ciascuno di essi avrebbe dovuto superare 11 durissimi test.

I test a cui fu sottoposto lo Speedmaster

Il primo era un test alle alte temperature. Dopo aver resistito 48 ore a 70° C, gli orologi affrontarono 30 minuti a 93° in un vuoto parziale. Fu in questa fase, nel vuoto termico, che gli orologi di altre due marche si guastarono. Lo Speedmaster fu l'unico a resistere. Nel secondo test, alle basse temperature, l’orologio trascorse 4 ore in un ambiente a -18° C. A quella prova seguì il test del vuoto, in cui lo Speedmaster e gli altri cronografi furono riscaldati in una camera a vuoto e poi immediatamente raffreddati a -18° C per diversi cicli. Per il test dell’umidità fu poi creato un ambiente con un tasso di umidità del 95% e temperature comprese tra 25° C e 70° C, nel quale l’orologio avrebbe dovuto resistere per dieci cicli di 24 ore. Per il test della corrosione i segnatempo passarono 48 ore in un'atmosfera di ossigeno a 70° C.

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Particolarmente duro fu anche il test di resistenza agli urti: per riprodurre la gravità dei viaggi nello spazio, l'orologio subì sei urti di 40 G in sei direzioni diverse. Nel test di accelerazione i cronografi furono sottoposti a un'accelerazione progressiva a 7,25 G per circa cinque minuti e poi a 16 G per 30 secondi su tre assi. Nel test di bassa pressione, furono sottoposti a una pressione di 10-6 atmosfere a 70° C per 90 minuti, poi a 93° C per 30 minuti.

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Toccò poi all’alta pressione: 1,6 atmosfere per 60 minuti. Poi vista la peculiarità dei viaggi nello spazio, fu necessaria una prova di vibrazione; per simulare gli effetti di un lancio di una navicella spaziale, l'orologio affrontò vibrazioni casuali su tre assi tra 5 e 2.000 Hz con un'accelerazione di 8,8 G. Infine, la prova del suono Per garantire l'affidabilità contro il rumore, lo Speedmaster e gli altri orologi furono sottoposti a 130 decibel con frequenze da 40 a 10.000 Hz per 30 minuti.

Ebbene, lo Speedmaster ST 105.003 superò con successo tutti gli 11 test. Ed era lo stesso modello disponibile nei negozi. Gli altri orologi non superarono il test ad alta temperatura. Su uno, la lancetta dei grandi secondi si deformò incollandosi alle altre lancette. Sull'altro, il vetro si deformò e si è staccò dalla cassa.

Omega Speedmaster, 60 anni di missioni spaziali

Pronto per volare

Superati i testi, gli orologi avrebbero dovuto essere approvati personalmente dagli astronauti. Ragan diede agli equipaggi lo Speedmaster e gli altri orologi da esaminare e valutare. Senza conoscere i risultati dei test, gli astronauti tornarono e scelsero all'unanimità lo Speedmaster come modello preferito, grazie alla migliore precisione, affidabilità, leggibilità e facilità d’uso.

Solo tre settimane dopo la concessione della qualifica, il 23 marzo 1965, lo Speedmaster ST 105.003 andò ufficialmente nello spazio per la prima volta al polso di Virgil "Gus" Grissom e John Young durante la missione Gemini 3. L'unica modifica apportata all'orologio fu l'aggiunta di un lungo cinturino in velcro che poteva essere indossato sulle tute spaziali. Il resto è storia, anche 60 anni dopo. (Riproduzione riservata) 

Orario di pubblicazione: 13/05/2025 12:28
Ultimo aggiornamento: 16/05/2025 11:18
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