Raynald Aeschlimann e i record di Omega
il Ceo di Omega, Raynald Aeschlimann, fa il punto sul 2024 l’anno dell’America’s Cup e delle Olimpiadi di Parigi
Il 2024 è un anno importante per Omega come racconta il ceo del brand è cronometrista ufficiale delle Olimpiadi di Parigi e dell’America’s Cup di vela.

«Fermo restando che lo Speedmaster rimane il fulcro dell’innovazione, io seguo ciò che ci dice Mr. Hayek (ceo di Swatch Group, ndr): siete diversi, lavorate sul vostro Dna, fate fiorire i vostri boccioli. In Omega ne abbiamo tanti e sono tutti bellissimi». Sono parole delicate ma decise quelle che il ceo di Omega, Richard Aeschlimann, ha impiegato per descrivere l’evoluzione del suo brand e della sua collezione di punta. Le ha dette in occasione del lancio internazionale dei nuovi Speedmaster 38, per i quali Omega ha scelto l’Italia e Milano. Un momento per fare il punto con la stampa su un 2024 che, per il brand, è ricco di prodotti e di eventi.

Il 2024 è un anno pieno per Omega, tra America’s Cup e Olimpiadi: come lo vive?
È fantastico, perché lo sport è qualcosa che è nel nostro Dna e ci consente di creare autentici storytelling per il marchio. Ai Giochi siamo legati fin dal 1932, anno in cui il Comitato olimpico ci coinvolse in virtù della nostra precisione, qualità e affidabilità. Non è solo storytelling, ma un dato di fatto. A Parigi ci saranno ben 66 atleti che hanno vinto la medaglia d’oro a Tokyo e che prima di allora non erano molto conosciuti nei loro Paesi. Ebbene, noi li abbiamo aiutati a esserlo, li abbiamo aiutati a diventare eroi con il nostro ruolo di cronometristi ufficiali e sono certo che a Parigi aggiungeremo altre belle storie. Cronometrare le olimpiadi significa impegnare 600 persone, 650 tonnellate di materiale: non è solo Omega, è l’investimento principale per Swatch Group. Anche in America’s Cup la passione è grande, perché la vela è connaturata a noi. Siamo a fianco del Team New Zealand da 30 anni, nelle vittorie e nelle sconfitte: questo è impegno verso le persone oltre che verso la tecnologia.

Come costruite la vostra strategia di prodotto?
Lavorando sodo. Le Olimpiadi sono la piattaforma ideale per lanciare orologi sportivi eleganti, per cui se da una parte Speedmaster e Seamaster continueranno a essere i protagonisti del 2024, diamo spazio anche a collezioni come la Constellation, che ospita un nuovo quadrante in meteorite, e la De Ville. Il fatto che abbiamo quattro collezioni principali molto più bilanciate di quelle di altri marchi ci fa lavorare con tranquillità sul mix di prodotto.

Alla luce dei nuovi Speedmaster 38, che importanza gli orologi femminili per Omega?
Parte della mia strategia da quando sono ceo è far crescere di livello alcune delle collezioni. Lo abbiamo fatto con lo Speedmaster - anche se non abbiamo ancora finito - creando il 321, ricostruendo il 3861, ma ciò che è importante è essere fedeli alla nostra visione e alla nostra immagine. Omega ha sviluppato orologi eleganti, attivi, riconoscibili al polso forse più per gli uomini che per le donne. Ma abbiamo anche creato un’immagine che possa uscire dalla community degli appassionati, per ispirare generazioni sempre più giovani; la cosa migliore era creare orologi femminili in linee come Speedmaster e Seamaster che potessero attrarre queste nuove generazioni più dei Constellation e dei De Ville. Se guardo al successo delle prime due collezioni e penso che sono orologi meccanici - automatici o manuali - mi rendo conto che un segnatempo sportivo conta più per l’uomo che per la donna, poiché come Speedmaster e Seamaster siamo circa a un tre quarti di clientela maschile e un quarto femminile, mentre Constellation e De Ville sono più bilanciate. La mia missione è far sì che il look dei nostri orologi sia coerente con i nostri valori. Con i nuovi Speedmaster 38 cerchiamo un look elegante ma anche forte e attraente; tutta la collezione ha in sé lo spirito dello Speedmaster e già il fatto che sia un cronografo lo rende diverso e particolare quando è al polso di una signora.

Novità sulla collaborazione con James Bond?
È una incredibile storia di successo, soprattutto perché si è evoluta. Lo spiego spesso alle persone che accompagno nel museo Omega quando mostro loro il nostro legame con 007. Siamo passati dal primo Seamaster 300M di GoldenEye del 1996 con movimento al quarzo, al più recente con cassa e bracciale in titanio, che ancora oggi a distanza di tre anni dall’uscita del film No time to die è nella top 5 dei best seller di Omega. Quando guardo a questa evoluzione capisco perché il nostro rapporto è così stretto. Ogni tanto riguardo i più vecchi film e mi rendo conto che quella di 007 è forse l‘unica saga che è attraente per diverse generazioni, proprio perché è capace di evolvere. Ma non chiedetemi chi sarà il prossimo James Bond... Non lo so. Sono certo che se le persone della produzione si lasciassero sfuggire qualcosa con me, mi manderebbero sotto casa il vero 007 a farmi fuori (ride, ndr). (Riproduzione riservata)

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