Nuovo record storico per l’oro. Il prezzo del metallo giallo ha toccato un picco venerdì 28 marzo a quota 3.085,95 dollari l’oncia. Ora guadgna lo 0,64% a 3.072,44 dollari l’oncia. D’altra parte, le nuove tariffe imposte dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, hanno alimentato i timori di un’ulteriore intensificazione della guerra commerciale globale, spingendo gli investitori a rifugiarsi nel lingotto, considerato un bene rifugio.
Il prezzo dell’oro spot è aumentato del 2% questa settimana ed è sulla buona strada per il quarto rialzo settimanale consecutivo. Mentre i futures Usa sul metallo prezioso hanno guadagnato l'1% a 3.092,50 dollari. «L'oro ha il vento in poppa. La politica commerciale degli Stati Uniti (le tariffe reciproche di Trump dovrebbero entrare in vigore il 2 aprile, ndr), la politica fiscale statunitense, la geopolitica e il rallentamento della crescita: tutto sta spingendo l'oro verso l'alto», commenta Kyle Rodda, analista di Capital.com, aggiungendo che il prossimo traguardo è quota 3.100 dollari l'oncia sulla scia anche di ulteriori tagli ai tassi di interesse e degli acquisti rilevanti da parte delle banche centrali.
Alcuni analisti stanno già rivedendo al rialzo le loro previsioni, afferma Nicolas Cracco, ceo di Gold Avenue (piattaforma fintech specializzata nell’intermediazione dei metalli preziosi, gestisce asset in custodia per 400 milioni di euro) «e da quanto osserviamo sul fronte degli investitori, gli acquisti restano sostenuti, ai livelli più alti degli ultimi 12 mesi. Solo nella giornata del 27 marzo, il nostro fatturato è aumentato del 50% rispetto al giorno precedente, mentre gli acquisti da parte degli investitori italiani sono cresciuti del 300% rispetto alla scorsa settimana», precisa Cracco. «Con l’introduzione dei nuovi dazi sull’Europa, gli investitori stanno tornando a puntare sugli asset rifugio».
Lo spostamento verso l'oro, conferma Ricardo Evangelista, analista senior di ActivTrades, è stato innescato dalla recrudescenza delle tensioni commerciali in seguito all'annuncio dell'amministrazione statunitense di imporre dazi del 25% su tutte le importazioni di auto. «Se confermata, questa misura potrebbe avere un impatto significativo sull'economia globale, frenando ulteriormente le prospettive di crescita e aumentando l'appeal di beni rifugio come l'oro», spiega Evangelista.
In questo contesto, il dollaro Usa si è indebolito rispetto alle altre principali valute, in quanto gli operatori hanno ignorato i dati sul pil Usa, migliori del previsto, pubblicati giovedì e si sono invece concentrati sulle preoccupazioni per le conseguenze delle politiche commerciali della Casa Bianca», precisa Evangelista. «Ciò ha aumentato le speculazioni sul fatto che la Fed non avrà altra scelta se non quella di riprendere presto i tagli dei tassi, una dinamica che fornisce ulteriore sostegno ai prezzi dell'oro grazie alla sua correlazione inversa con il dollaro». Il presidente della Fed di Richmond, Tom Barkin, ha affermato che l'attuale politica monetaria «moderatamente restrittiva» della banca centrale statunitense è appropriata, data l’elevata incertezza. Ora il mercato è in attesa dei dati sulla spesa per i consumi personali negli Stati Uniti, previsti in giornata. (riproduzione riservata)