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Flavio Cattaneo, ceo Enel
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Nucleare, l’Italia parte da 5 miliardi di euro per accendere i primi reattori

di Angela Zoppo
11 febbraio 2025, 20:00

Le stime iniziali dei costi di costruzione dei 2 GW di capacità previsti tra 2035 e 2040. Ma prima al governo dovrà arrivare il parere di fattibilità dalla newco Enel-Ansaldo Energia-Leonardo. Per i finanziamenti si guarda oltralpe al modello Bpifrance | Enel avvia la newco per il nucleare e intanto fa shopping di rinnovabili in Australia

La newco a guida Enel con Ansaldo Energia e Leonardo ha davanti a sé almeno due anni di lavoro per verificare la fattibilità in Italia dei reattori Smr (Small Modular Reactor) e Amr (Advanced Modular Reactor), di pari passo con la tabella di marcia del governo, che è delegato ad adottare nello stesso arco di tempo uno o più decreti legislativi per disciplinare «la produzione di energia da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale, anche ai fini della produzione di idrogeno».

Ma quanto bisognerà investire se arriverà disco verde come auspica il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto? E soprattutto, converrà davvero l’energia prodotta dai reattori?

Lo scenario più realistico fa riparmiare 17 miliardi

Il Pniec (Piano Nazionale Energia e Clima) stima che persino nel caso di uno scenario nucleare «conservativo, caratterizzato cioè «da uno sviluppo di impianti dell’ordine della metà del potenziale massimo installabile», si risparmierebbero circa 17 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo Zero Carbon al 2050 rispetto a uno scenario senza nucleare.

Il minimo sindacale per ottenere questo risultato prevede i primi 400 Megawatt nel 2035, che salirebbero a 2 Gigawatt nel 2040 e a 3,5 Gw nel 2045 (quando potrebbero entrare in campo anche gli Amr), fino ad arrivare a 8 Gw nel 2050, comprendendo un contributo di 400 Mw da parte delle tecnologie di fusione. Incrociando i numeri dello scenario conservativo, considerato il più realistico, con le spese ipotizzate per la costruzione dei mini-reattori modulari si può fare una prima stima del costo capitale.

La forchetta dei costi

Escluso il prototipo Foak (First of a Kind), che avrà costi più alti, a regime si stimano 3-5 milioni di euro a Megawatt. Significa che per gli 1,6 Gigawatt aggiuntivi attesi tra 2035 e 2040 il costo capitale sarà compreso tra 4,8 e 8 miliardi di euro, un importo tutto sommato contenuto se rapportato al nucleare tradizionale. La costruzione a moduli prefabbricati tipica degli Smr, infatti, abbatte uno degli ostacoli principali delle attuali tecnologie, ovvero l’alta incidenza (fino al 60%) dei costi di costruzione su quelli di produzione.

Ci sono poi altri elementi a favore del nuovo nucleare allo studio della newco che sarà guidata col 51% dal gruppo dell’ad Flavio Cattaneo: Smr e Amr possono produrre per circa 8mila ore all’anno, hanno una vita utile fino a 60 anni. Gli Amr di quarta generazione, inoltre, potrebbero superare il problema delle scorie. Quanto al confronto più acceso, quello con le rinnovabili, il report 2024 di Lazard ha utilizzato il cosiddetto parametro Valcoe che rende comparabili in termini di costi due tecnologie così diverse. La differenza tra nucleare e fotovoltaico scende così da 100 dollari/MWh a 55 dollari/MWh, con una stima di 40 dollari al 2050, grazie alle minori spese di sistema, particolarmente basse per Amr e Smr.

La partita Usa-Francia

Intanto, sul partner estero che potrebbe affiancare l’Italia nel ritorno al nucleare, le indagini conoscitive alla Commissione Ambiente della Camera confermano che si guarda a Francia e Usa. Sono stati ascoltati, infatti, Bpifrance, la banca pubblica transalpina molto attiva nel finanziamento dei mini-reattori, e Westinghouse, il colosso americano che si sta specializzando in impianti sempre più piccoli. (riproduzione riservata)



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