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Non sarà più l’Arabia Saudita di suo padre
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Non sarà più l’Arabia Saudita di suo padre

di Karen Elliott House
22 giugno 2017, 16:20 Ultimo aggiornamento: 16:24

Il nuovo principe ereditario promette la ripresa economica e un ruolo mondiale più assertivo. E’ in grado di riuscirci?

La designazione di Mohammad bin Salman, 31 anni, come prossimo re dell'Arabia Saudita, accelererà il suo progetto di riforma radicale e rafforzerà ulteriormente la partnership con gli Stati Uniti. La decisione presa con molto anticipo da re Salman di designare il principe della corona, quasi certamente è motivata dalla volontà di mostrare un fronte solido e compatto agli avversari del regno, in particolare all'Iran, e a rafforzare il sostegno Usa a una nazione più assertiva.

Il decreto regale che ha rimosso l’attuale principe della corona, Mohammed bin Nayef, 57 anni, è stato sostenuto da 31 dei 34 membri del Consiglio di fedeltà del Regno, ovvero i figli e nipoti viventi del fondatore dell'Arabia Saudita. Il principe uscente della corona si è immediatamente impegnato ad essere fedele al nuovo e si è inginocchiato davanti al cugino, dando un segnale pubblico di rispetto.

Questo annuncio pone fine a una lunga lotta all'interno della famiglia regnante. Molti componenti erano contro Mohammad bin Salman proprio perché temevano che suo padre, ormai 81enne, intendesse stabilire una linea di successione lineare della monarchia, a scapito degli altri rami familiari. Il re ha ottenuto il loro sostegno modificando la legge di successione, in modo che dopo la corona dell'ultimo dei figli del fondatore, quasi certamente Salman, il re e il principe designato non potranno appartenere allo stesso ramo.

Il nuovo principe ereditario ha ricercato assiduamente il sostegno del presidente Trump per controbilanciare quello a favore di Mohammed bin Nayef esistente nell’establishment americano della  difesa e dell’intelligence. Il forte sostegno di Trump a Riad durante la sua recente visita, unito alle crescenti tensioni tra Arabia saudita e Iran, sembrano aver definitivamente convinto il re Salman ad agire. Il nuovo principe della corona potrebbe incoraggiare ulteriori misure contro il Qatar, accusato di sostenere l'Iran e i gruppi terroristici regionali.

Poiché Mohammed bin Salman ha già condotto all’interno diverse politiche in autonomia, la sua elevazione al rango di successore del re non dovrebbe portare a significativi cambiamenti sul fronte interno: qui il giovane pretendente sta pressando da tempo per varare un ambizioso programma con l’obiettivo di  allontanare il regno dalle conseguenze del declino dei ricavi petroliferi e creare un’economia guidata dal settore privato. Il suo piano di riforma, noto come Vision 2030, è rivoluzionario. Basta con la dipendenza del governo; sì all’ autosufficienza. Basta con il dogma wahhabista, antimodernistico; avanti, con moderazione. "La nostra visione è una forte, prospera e stabile Arabia Saudita. . . Con l'Islam come sua costituzione e la moderazione come suo metodo", ha affermato un anno fa, presentando il suo piano.

Anche se le riforme promesse sono appena agli inizi, hanno scatenato una forte opposizione, in quanto i cittadini sauditi hanno subito sentito l'impatto sul loro portafoglio della riduzione dei sussidi statali per l'energia, l'acqua e l'elettricità. La crescita economica è quasi interrotta, dopo che il governo ha ridotto le spese per alleviare l’enorme disavanzo del bilancio pubblico. L'impatto è particolarmente grande in quanto l'80% del reddito delle famiglie saudite proviene dal governo, che dà lavoro a 6 lavoratori su 10.

Tutto ciò ha portato molti cittadini sauditi ad assumere un atteggiamento attendista verso il processo di riforma. Molti pensavano che dopo la morte del re Salman si sarebbe insediato il nipote Mohammed bin Nayef, il quale avrebbe estromesso il suo giovane cugino. Quell'incertezza è svanita. Mohammed bin Salman potrebbe persino essere in grado di persuadere suo padre a farsi da parte, in modo da garantirsi l’accesso al trono. Il potere infatti muore con il monarca, e la famiglia reale potrebbe in teoria ricompattarsi alla morte di Salman per negare il trono al figlio.

Con la successione stabilita, i cittadini sauditi dovranno stringere la cinghia e accettare cambiamenti dolorosi. Gli Stati Uniti dovrebbero accogliere bene questo passo verso la trasparenza e fare tutto il possibile per sostenere le riforme all'interno dell'Arabia Saudita, poiché questo è il modo migliore per rafforzare sia la stabilità sia i diritti umani. L'amministrazione Trump dovrebbe anche salutare con favore la prospettiva di lavorare con un leader saudita che sembra aver messo sul piatto, all’interno del suo ruolo nella famiglia reale, la collaborazione con gli Usa e l'assertiva opposizione all'Iran.

Ora entrambi i paesi hanno bisogno di una strategia efficace per affrontare Teheran, che guadagna potere nella regione a spese di Riad e di Washington. L'Arabia Saudita sotto Mohammed bin Salman è andata all’attacco sia in patria e sia all’estero, dopo generazioni di difese prudenti. Ma una cosa è passare dalla difesa all'attacco e un’altra, molto più difficile, è riuscire a segnare.

Ms. House, già editor di The Wall Street Journal, è autore di "L'Arabia Saudita: il suo popolo, il passato, la religione, i passi falsi e il futuro" (Knopf, 2012).


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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