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Non c’è posto per bianchi a You Tube
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Non c’è posto per bianchi a You Tube

di Kirsten Grind e Douglas MacMillan
Milano Finanza - Numero 045 pag. 32 del 03/03/2018

In base alle accuse di un ex dipendente, la controllata di Google avrebbe bloccato le assunzioni di uomini bianchi e asiatici per raggiungere gli obiettivi sul miglioramento del grado di diversità

L’anno scorso YouTube ha bloccato le assunzioni a uomini bianchi e asiatici nelle posizioni tecniche perché non avrebbero aiutato il più grande sito di video al mondo a raggiungere gli obiettivi sul miglioramento del grado di diversità, secondo quanto emerge dal procedimento civile intentato da un ex dipendente. La causa, depositata da Arne Wilberg, maschio bianco che ha lavorato per nove anni in Google, di cui quattro come reclutatore per YouTube, accusa Big G di avere fissato delle quote finalizzate all’ingaggio di minoranze. La scorsa primavera, il dipartimento delle risorse umane di YouTube sarebbe stato incaricato di annullare i colloqui a candidati che non fossero donne, neri o ispanici e di «eliminare completamente» le domande di persone che non rientravano in queste categorie, riporta la querela.


Una portavoce ha anticipato che la società si difenderà con forza. «Abbiamo una politica chiara per l’assunzione dei candidati in base al loro merito, e non alla loro identità», ha affermato in una nota. «Allo stesso tempo, tentiamo senza rimorsi di individuare un pool diversificato di candidati qualificati per i posti vacanti, in quanto ciò ci aiuta ad assumere i profili migliori, a perfezionare la nostra cultura e a creare prodotti migliori».


Persone che hanno familiarità con le pratiche di YouTube e Google in sede di colloquio hanno confermato alcune delle accuse incluse nella denuncia, tra cui il blocco delle assunzioni di impiegati tecnici bianchi e asiatici, e il ricorso a quote. La causa di Wilberg, presentata a gennaio presso la Corte superiore della contea di San Mateo, in California, accusa Google di averlo discriminato per il suo genere e la sua razza, vendicandosi con il licenziamento quando si è lamentato, e quindi di violazione delle leggi antidiscriminazione. Wilberg ha rifiutato di far pervenire un commento attraverso il suo legale.

La causa mette in evidenza la tensione vissuta dal settore tecnologico nel tentativo di promuovere l’assunzione di minoranze, un obiettivo dichiarato da molte grandi aziende, Google compresa. Peraltro, minaccia di accendere polemiche latenti sulla politica della Silicon Valley e la possibilità che l’ideologia prevalentemente liberale stia influenzando il modus operandi di queste aziende. Il big di Mountain View, in particolare, si è trovato nel bel mezzo del dibattito di genere in seguito a due denunce in gennaio: la prima per discriminazione nei confronti delle donne, l’altra nei confronti di uomini bianchi di ideologia conservatrice. Quest’ultima causa è stata avviata da James Damore, un ingegnere licenziato dalla compagnia l’anno scorso per aver diffuso un memo in cui suggeriva che gli uomini fossero più adatti a ricoprire determinate posizioni in ambito tech rispetto alle donne. Google ha espresso il proprio dissenso circa le accuse per entrambi i procedimenti.

Wilberg, 40 anni, sostiene di essersi lamentato con diversi manager di YouTube sulle pratiche di assunzione degli ultimi due anni, e ha portato tali reclami all’attenzione dei manager di Google prima di essere licenziato lo scorso novembre. I datori di lavoro possono intraprendere iniziative per promuovere assunzioni a sostegno della diversità, spiegano gli avvocati del lavoro. Ma ai sensi del Titolo VII, la legge federale sull’antidiscriminazione, non sono autorizzati a prendere decisioni in base alla razza e al genere, tra le altre classi protette. Dunque, non possono adottare pratiche quali l’adozione di quote basate sulla razza o assumere solo una certa minoranza. Tali pratiche sarebbero anche in contrasto con la legge della California.
Il sito web interno di Google afferma che «non c’è niente come la varietà nell’organico di una società», riferisce un dipendente. In aggiunta, pubblicizza un piccolo programma che consente ai responsabili delle assunzioni di portare a bordo candidati provenienti da gruppi sottorappresentati. La Silicon Valley è stata sottoposta al controllo delle autorità circa il grado di diversità rappresentata nella forza lavoro. Secondo i dati raccolti dalla Commissione per le pari opportunità nel 2014, il comparto tecnologico è più bianco (68,5%) rispetto della forza lavoro complessiva nel settore privato del Paese (63,5%). Le donne sono circa il 30% dei dipendenti delle principali società tecnologiche della Silicon Valley, mentre rispondono circa per il 49% dell’organico di imprese non tecnologiche della medesima regione. Lo scorso anno circa il 69% dei lavoratori di Google erano uomini, in calo di un punto percentuale rispetto al 2014, ha fatto sapere la società. La porzione della forza lavoro di Google che è bianca o asiatica è rimasta ferma al 91% dal 2014.

I reclutatori del colosso web sono responsabili dell’identificazione dei candidati, ma le decisioni sono in definitiva affidate alle commissioni di assunzione. Secondo una stima del sito di networking LinkedIn, YouTube ha circa 23 mila dipendenti. In base a dati interni, Alphabet contava 80.110 dipendenti a tempo pieno alla fine dell’anno. Stando al reclamo e a persone che hanno familiarità con le pratiche di assunzione di YouTube e Google, la prima ha un team di circa 20 reclutatori, mentre un altro gruppo che fa capo a Google supervisiona tutte le operazioni.
La causa intentata da Wilberg e diverse fonti riportano che, almeno dal 2016, i reclutatori di YouTube hanno assunto per quote o hanno seguito obiettivi «finalizzati a incrementare l’indice di diversità dei candidati», tra cui neri, ispanici e donne. Per esempio, nel primo trimestre del 2016 avrebbero dovuto assumere cinque nuovi dipendenti ciascuno, tutti provenienti da gruppi sottorappresentati, recita la querela.
I recruiter hanno utilizzato quello che internamente era noto come diversity tracker, per tenere traccia delle assunzioni di minoranze, hanno riferito le fonti. Stando a un’e-mail interna di YouTube allegata come prova nella causa, per la settimana del 20 marzo 2017, per esempio, il team ha lavorato all’obiettivo di concludere 21 assunzioni di afroamericani da inizio anno, di cui una effettivamente ingaggiata in quel periodo.


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

MF+MIFI + The Wall Street Journal


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