A Wall Street rispettare le promesse non sempre paga. Netflix ha pubblicato martedì 20, dopo la chiusura della seduta, risultati trimestrali superiori alle attese, ma al mercato non è bastato, tanto da aver punito il titolo con un calo del 4% nelle contrattazioni after hours. Da inizio anno l’azione ha perso quasi il 10% e dai massimi toccati nel luglio scorso ha lasciato sul terreno oltre il 30%.
Che cosa non ha convinto? Agli occhi degli investitori tre sono i punti deboli: l’incertezza sull’esito della battaglia per la conquista di Warner Bros Discovery, dove si confronta con l’offerta di Paramount Skydance; le previsioni per il primo trimestre 2026, inferiori alle aspettative degli analisti; la prospettiva di costi in aumento, oltre che per l’eventuale acquisizione di Warner anche per gli investimenti in contenuti, stimati nel 2026 intorno a 20 miliardi di dollari. Tutto questo in uno scenario di mercato ormai saturato in molti Paesi, dove è sempre più difficile conquistare nuovi abbonati e la competizione su tutti i fronti (formati, contenuti, pubblicità) e con i social media (TikTok, Instagram) è accanita.
Il leader dello streaming ha trasformato nei giorni scorsi la sua proposta di acquisizione di Warner da 83 miliardi di dollari interamente in contanti, cercando di convincere gli azionisti di Warner a sostenere la sua offerta al posto di quella ostile della rivale Paramount Skydance. L'offerta modificata di Netflix continua a valutare le attività di streaming (Hbo Max) e gli studios di Warner (escludendo i canali via cavo) 27,75 dollari per azione, contro i 30 dollari per l’intera società proposti da Paramount.
A questo proposito Laurent Yoon, analista di Bernstein, fa notare che «l'attuale prezzo delle azioni Warner di 28,36 dollari (il 23 gennaio), superiore all'offerta di Netflix di 27,75 dollari per S&S (streaming e studios), non riflette necessariamente il valore del titolo ma piuttosto l'aspettativa del mercato di un'offerta finale più alta». Dello stesso avviso gli specialisti di MoffettNathanson, che non sarebbero sorpresi di vedere il gruppo di Los Gatos (California) aumentare l’offerta di uno o due dollari ad azione, se fosse necessario.
Il colosso guidato dai co-ceo Ted Sarandos e Greg Peters ha dichiarato di aver raggiunto 325 milioni di abbonati nel quarto trimestre 2025, a fronte di ricavi che hanno superato per la prima volta 12 miliardi di dollari, mentre l'utile netto è salito a 2,42 miliardi rispetto a 1,87 miliardi dell'anno precedente. Tra gli altri dati positivi, Netflix ha visto i ricavi pubblicitari crescere notevolmente, fino a 1,5 miliardi e si prevede che quasi raddoppieranno di nuovo nel 2026 avvicinandosi a quota 3 miliardi. «Quella che è iniziata come una risposta difensiva al rallentamento della crescita degli abbonati si è trasformata in un motore di fatturato significativo. Il livello supportato dalla pubblicità continua ad attrarre utenti, mentre i progressi nei formati pubblicitari, inclusi gli annunci interattivi e ottimizzati, stanno migliorando la monetizzazione», commenta Violeta Todorova, senior research analyst di Leverage Shares.
Invece dra gli aspetti controversi, Netflix ha dichiarato per l’anno in corso di aspettarsi un margine operativo del 31,5%, che resta elevato rispetto ai concorrenti, ma è inferiore al consensus (32,6%), e di prevedere un aumento della spesa per i contenuti del 10% nel 2026, con un possibile impatto negativo sui profitti. Guy Bisson, direttore esecutivo di Ampere analysis, fa inoltre notare che «il valore dei clienti di livello pubblicitario è quasi la metà di quello dei clienti premium». Per risolvere il problema Netflix dovrebbe «arrivare a circa sette-otto minuti di pubblicità all'ora» contro una media di due minuti attuali.
Sotto la soglia dei 90 dollari la maggior parte degli analisti è positiva su Netflix, ritenendo che abbia margini di rialzo, pur in uno scenario di volatilità, almeno fino al voto degli azionisti di aprile e ai risultati del primo trimestre 2026. Per esempio, Alicia Reese di Wedbush ha ribadito di recente il rating outperform (performance superiore al mercato) sul titolo, con un prezzo obiettivo di 115 dollari, che implica un multiplo p/e (prezzo/utile) di 25 sulla stima dell’eps (utile per azione) 2028. A suo parere, il gigante dello streaming continua a potenziare il business pubblicitario espandendo le partnership, migliorando il targeting, sfruttando l'intelligenza artificiale e aggiungendo più contenuti live. «Presto faciliterà la pubblicità interattiva e, in definitiva, mi aspetto che sfrutti la sua vasta gamma di dati per migliorare le capacità di performance marketing», scrive Reese in un report.
Giudizio positivo (overweight) sul titolo anche da parte degli specialisti di Piper Sadler, che abbassano tuttavia il target price da 140 a 103 dollari, mentre Jefferies conferma il rating buy (comprare) con un prezzo obiettivo di 134 dollari. Sfruttare la debolezza attuale può essere quindi, secondo molti analisti, la scelta vincente. (riproduzione riservata)