Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere il no di Eurostat alla cessione dei crediti d’imposta relativi al Piano di Transizione 4.0 che riguarda le agevolazioni agli investimenti delle imprese per un ammontare di 24 miliardi di euro fino a giugno 2023. Questo parere è arrivato a seguito della richiesta inoltrata dall’Istat in merito alle indicazioni per il trattamento contabile delle detrazioni fiscali trasferibili a terzi. L’organismo comunitario ha stabilito che le detrazioni fiscali del Piano di Transizione 4.0 sono «crediti fiscali pagabili» che danno luogo a pagamenti dello Stato e quindi a un aumento del debito pubblico nel momento in cui sono emesse. Diversamente, Eurostat ha dato via libera, sebbene con riserva, alla cessione delle detrazioni fiscali del «bonus 110», che sono state classificate come «crediti fiscali non pagabili», le quali hanno un impatto sul bilancio pubblico solo al momento e per la quota che viene esercitata.
Per fare luce su questa decisione, il senatore di Fratelli d’Italia Andrea de Bertoldi ha presentato al ministro dell’Economia e delle Finanze un’interrogazione in cui ha sottolineato che l’impostazione di tali direttive risulta completamente errata, in quanto entrambe le detrazioni fiscali, alla scadenza, danno il diritto a scontare le tasse, ma non al rimborso cash. Ciò significa che alla scadenza lo Stato non è tenuto a fare alcun pagamento in euro. Pertanto le detrazioni fiscali del Piano di Transizione 4.0 non possono essere classificate come sussidi anche nel caso in cui riducano i contributi sociali delle imprese, poiché non generano alcuna spesa aggiuntiva per l’amministrazione dello Stato, ma hanno solo l’effetto di ridurre le entrate fiscali e contributive future e quindi ricadono anch’esse nella categoria dei «crediti fiscali non pagabili». Inoltre de Bertoldi ha evidenziato che Eurostat ha fatto riferimento al Manual on Government deficit and debt in cui i crediti d’imposta «non pagabili» (non rimborsabili) sono quelli limitati all’importo del debito d’imposta durante l’esercizio (o più esercizi fiscali in cui è consentito il riporto), sono trattati come entrate fiscali negative e non come spese e vengono iscritti quando sono utilizzati a riduzione del debito d’imposta incidendo sui conti per l’esatto ammontare utilizzato ogni anno. Tutto ciò conferma che, nel momento in cui lo Stato non deve sostenere pagamenti in euro ma si impegna solo a concedere sconti fiscali, le detrazioni in questione sono «non pagabili» e quindi all’emissione non danno luogo a un aumento del debito pubblico. Infine, de Bertoldi ha rilevato gli effetti altamente negativi e penalizzanti nei confronti dell’Italia e ha evidenziato gravi responsabilità da parte dell’Istituto nazionale di statistica il quale, nella richiesta inoltrata ad Eurostat, aveva classificato le detrazioni fiscali del Piano di Transizione 4.0 come un sussidio. Ciò avrebbe dato luogo a un aumento di spesa pubblica rendendo le detrazioni «pagabili». Per questi motivi è stato chiesto al ministero dell’Economia e delle Finanze quali valutazioni intenda esprimere e se non convenga che sia urgente e necessario rivedere l’impostazione fornita da Istat sulla classificazione delle detrazioni del Piano di Transizione 4.0. Ciò al fine di rivedere il parere di Eurostat e quindi per approvare in tempi rapidi il «Superbonus industria» consentendo l’estensione della cessione del credito, una misura particolarmente attesa dalle imprese le quali potrebbero disporre di un’importante liquidità aggiuntiva.
Per concludere, nella sua risposta Eurostat ha ammesso che la trasferibilità dei crediti fiscali è un caso «borderline», che non era stato considerato nei regolamenti. La trasferibilità/cedibilità delle detrazioni fiscali non ne cambia la natura contabile: alla scadenza l’impegno dello Stato sarà solo e soltanto quello di concedere sconti fiscali o contributivi ma non di fare pagamenti in euro. Vale a dire che la trasferibilità delle detrazioni fiscali non porta ad alcun aumento della spesa e quindi del debito pubblico. Inoltre non si capisce perché i crediti fiscali «non pagabili» possono essere ceduti mentre quelli «pagabili» no. Dobbiamo vigilare affinché Eurostat non decida improvvisamente di cambiare i regolamenti contabili, facendo diventare debito ciò che oggi non lo è, e di stroncare la possibilità di far circolare le detrazioni fiscali, una misura vitale per rilanciare la nostra economia in tempi rapidi. (riproduzione riservata)