Dopo il boom legato all’esplosione dei pagamenti digitali nel corso della pandemia, il 2022 è stato un anno di magra per il fintech globale. Il business della finanza digitale ha attratto poco più della metà degli investimenti registrati nel 2021 e il calo più significativo ha interessato i finanziamenti da parte del sistema bancario.
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Questa è la fotografia scatta da CB Insights, la piattaforma americana di analisi aziendale che monitora alcuni dei principali trend della finanza internazionale. Secondo l'ultimo report della società, l'attività di investimento nel fintech globale si è contratta del 46% nel 2022 rispetto ai livelli record raggiunti nel 2021. La pandemia e i lockdown sono stati un potente acceleratore per il settore, come dimostrano i multipli registrati fino a 18-24 mesi fa. Il cambio di passo è arrivato con la stretta monetaria negli Usa e in Europa: la salita dei tassi ha drenato liquidità dal mercato, ridimensionando così i progetti di espansione delle start up.
La contrazione è stata particolarmente significativa nella seconda metà dell'anno. Basti pensare che nel quarto trimestre sono stati raccolti appena 10,7 miliardi di dollari (sui 75,2 miliardi dell'intero 2022), toccando così il livello più basso di investimenti dal 2018. Ad essere maggiormente penalizzati sono stati i mega-round, cioè le operazioni di finanziamento con un importo uguale o superiore a 100 milioni di dollari; in questo ambito sono stati raccolti appena 36,5 miliardi, con un tonfo del 60% rispetto al 2021. Ancora più drastica è stata la contrazione dei finanziamenti bancari che anno su anno sono caduti del 63%, registrando così il peggiore calo nella storia del fintech e tornando ai livelli pre-pandemia.
Nel corso del 2022 il numero di operazioni è sceso dell'8% a poco più di cinquemila casi e solo in Africa si è avuto un incremento dei volumi comparabile a quello del 2021 con 227 deals, soprattutto grazie agli ampi margini di crescita di un mercato dove larga parte della popolazione continua a non avere accesso ai servizi finanziari. Gli Stati Uniti restano la locomotiva del fintech globale, con 32,8 miliardi di investimenti nel corso del 2022.
È stato un anno nero anche per gli unicorni, cioè le start up tecnologiche con una valutazione uguale o superiore al miliardo di dollari. Il loro tasso di natalità ha infatti segnato un brusco calo: basti pensare che nel solo quarto trimestre ne sono spuntati appena quattro, l'87% in meno rispetto al quarto trimestre del 2021. I dati si prestano a diverse interpretazioni. Se alcuni analisti interpretano la frenata del 2022 come un incidente di percorso, c'è chi ritiene che l'eccezione sia invece costituita dal picco del 2021, quando la pandemia e l'abbondanza di liquidità avrebbero gonfiato a dismisura le valutazioni del settore. (riproduzione riservata)