Il bitcoin è sempre in prima pagina, non solo per la sua fulminea ascesa e la sua impareggiabile volatilità, ma anche per l’acceso dibattito tra sostenitori e oppositori. Ciò che più ci interessa, tuttavia, è il crescente consenso sulla sua vera natura. Negli ultimi mesi, si è sviluppato un chiaro ed enfatico consenso sul ruolo di bitcoin come riserva di valore, un oro digitale. Proprio come l’oro, il bitcoin è scarso e durevole. Inoltre, presenta un alto grado di portabilità, è facilmente scambiabile e programmabile. L’oro ha una lunga tradizione come riserva di valore, fattore che ovviamente manca al bitcoin. In quanto oro digitale, il bitcoin ha un valore monetario. A nostro avviso, la discussione sulla mancanza di valore intrinseco è per lo più irrilevante. Come per i diamanti, l’arte, i francobolli, l’oro e il dollaro, il bitcoin non fornisce flussi di cassa. Eppure, tutte queste asset class hanno un valore monetario, e la maggior parte di esse sono considerate una riserva di valore. L’oro è stato tradizionalmente utilizzato come supporto per le economie e come copertura contro l’inflazione. Sin dalla fine del gold standard nel 1971, l’oro ha significativamente sovraperformato l’inflazione, con un aumento annuo del 7,7% circa. Ciò è stato accompagnato da una volatilità realizzata del 17%. Quindi, è errato assumere che una riserva di valore debba avere un rendimento realizzato simile al tasso d’inflazione, e che debba essere relativamente a basso rischio.
Investire nell’oro digitale non è necessariamente sinonimo di opinioni estreme sull’economia o sulla moneta legale. Se si ricerca una potenziale copertura contro l’inflazione, un crollo dei rendimenti obbligazionari reali e/o una svalutazione del dollaro, l’allocazione nell’oro digitale potrebbe essere un passo prudente verso una migliore diversificazione del portafoglio. Dato il suo potenziale di diventare una riserva di valore, consideriamo il bitcoin un’asset class, anche se estrema. Il bitcoin ha certamente ripagato chi ha avuto il coraggio di mantenerlo in portafoglio. Dal primo trade nel luglio 2010, il rendimento medio è stato un impressionante 254% annuo, rispetto al 15% dell’S&P 500, la seconda asset class in termini di performance. Anche la volatilità è estrema: la volatilità media annualizzata realizzata del bitcoin è un impressionante 114%, quasi dieci volte quella azionaria e dell’oro. Eppure, l’indice di Sharpe è significativamente più alto di quello di altre asset class. E la correlazione del bitcoin con le altre asset class è stata vicina allo zero, il che suggerisce notevoli benefici di diversificazione. Quindi, qual è l’adeguata quantità di bitcoin in un portafoglio? I nostri risultati sono inequivocabili. Per tutte le 36 combinazioni di rischio-rendimento-correlazione, la nostra ottimizzazione intelligente mostra un’allocazione massima del 2,5% in bitcoin. Crediamo comunque che sia giustificato limitare il peso massimo del bitcoin all’1%. Un peso dell’1% si allinea anche meglio con la gestione generale del portafoglio, compreso il ribilanciamento. (riproduzione riservata)