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Trench in cotone, pigiama in cotone, cardigan in lino e cotone, mocassini in suede, spille cameo, tutto di Dolce&Gabbana.
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Bomber di lino, maglia con bottoni a maniche corte in cotone, pantaloni in lino, tutto Brioni; mocassini in pelle, Doucal’s.
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Giubbino in pelle con zip, T-shirt con bottoni in cotone, pantaloni in cotone, mocassini in pelle, tutto di Hermès.
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Impermeabile, bomberino in suede, camicia in seta, denim, mocassini bicolor in pelle, borsa in pelle, occhiali da sole, tutto di Dior.
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Soprabito in cotone, polo a maniche lunghe in cotone, denim cinque tasche in cotone, mocassini intrecciati in pelle, tutto di Fendi.
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Abito tre pezzi e giacca monopetto in cotone a stampa floreale, scarpe stringate in pelle intrecciata, tutto di Emporio Armani.
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Sahariana in lino, maglia girocollo a manica lunga in cotone, pantaloni in cotone e seta, mocassini con nappina in pelle, tutto di Loro Piana; spille ape, De Wan – Milano.
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Abito con giacca monopetto in cotone e mocassini in pelle, tutto Tod’s; camicia in denim con bottoni a pressione, Xacus.
Eleganza
Musicista, attore e poeta ecco perché Malcolm McRae è il volto più ricercato dagli stilisti
Tailoring d’autore e spirito rock, Malcolm McRae interpreta la moda new-romantic e racconta a Gentleman la sua rotta tra le stelle
di Gioia Carozzi - foto di Hugh Findletar
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Un eroe contemporaneo. Tanto hype quanto profondo, sospeso tra la sua vita a Los Angeles e il suo perenne viaggiare per il mondo. Questo è Malcolm McRae: musicista, attore, poeta, nonché personality contesa dai maggiori stilisti proprio perché è un eroe dai mille volti, con i suoi dubbi, le sue fragilità e quella voglia instancabile di arrivare a sfiorare le stelle. Bellissimo e inquieto, canta d’amore e di rock, delle sue radici in quell’Alabama dove è nato, da cui è scappato e che ha poi imparato ad amare da grande. Canta, come dice lui, besotted (completamente ammaliato) anche della sua bellissima moglie, La Regina degli Scacchi, Anya Taylor-Joy.
Gentleman. Da quanto sei romantico?
Malcolm McRae. Da sempre. A dodici anni, mentre i miei amici erano fuori a giocare, io restavo in camera ad ascoltare Chet Baker. Forse è per questo che oggi scrivo d’amore.
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Malcolm McRae

G. Eppure, la band che hai fondato con Kane Ritchotte si chiama More*. Un nome quasi freddo. Come mai l’asterisco?
M.M.R. In quel periodo andavano i nomi secchi: Yes, Squeeze, Can. Così abbiamo scelto more. L’asterisco? All’inizio è stata una necessità tecnica per essere rintracciabili sui motori di ricerca. Solo dopo ci siamo resi conto che, visivamente, spaccava.
G. Quindi, oggi che cosa vuoi more (di più)?
M.M.R. Più presenza. Essere qui e ora senza guardare troppo al passato o preoccuparmi del futuro.
G. Il nuovo progetto della tua band si chiama SRCHR. Sta per?
M.M.R. È l’abbreviazione del termine inglese searcher (cercatore), ma scritto senza vocali. Puntiamo alla ricerca di un collaboratore creativo diverso per ogni nuovo album: che sia un cantautore, un produttore, un regista o un illustratore. Questo primo, per esempio, è stato scritto insieme a uno dei nostri miti, Paul Buchanan dei The Blue Nile. Parla del West americano, non di cowboy; ma di paesaggio.

G. Che cosa ti affascina di un mito come Paul Buchanan?
M.M.R. Come i grandi poeti, è in grado di catturare i momenti tra i momenti: quelli sospesi nel tempo, ciò che resta quando tutto svanisce.
G. Parli di eroi e di antieroi. Chi è il tuo eroe oggi?
M.M.R. Mia moglie (Anya Taylor-Joy, ndr).
G. E l’antieroe?
M.M.R. Jack Nicholson, l’ultimo degli antieroi.
G. Sei anche un grande ammiratore di Christopher Vogler e del suo saggio Il viaggio dell’eroe. In quale delle sue dodici tappe ti senti oggi?
M.M.R. L’ottava: il punto di massimo rischio in cui tutto può cambiare.
G. C’è stato un momento in cui hai pensato: ce l’ho fatta?
M.M.R. No, perché non sono ancora diventato il miglior autore della mia generazione. Miro alle stelle, ma la verità è che sento i miei piedi ancora piantati a terra.
G. Uno scrittore che per te ha raggiunto le stelle?
M.M.R. Martin Amis, un linguista straordinario. E Dostoevskij: leggere Delitto e castigo mi ha cambiato la vita.
G. Musicista?
M.M.R. Paul Cannon e Leonard Cohen, Lou Reed…
G. Citi spesso anche David Bowie…
M.M.R. Bowie, come Robert Palmer e Bryan Ferry, mi ha insegnato che ciò che indossi è il riflesso di ciò che sei.
G. Il tuo primo ricordo legato alla moda?
M.M.R. Mio padre. Era un investment banker sempre in giacca e cravatta. Da lì è nato il mio amore per il tailoring. Era un uomo serio che faceva un lavoro serio (è mancato quando Malcolm aveva 18 anni, ndr).
G. Avresti mai fatto un lavoro serio?
M.M.R. Mi sarebbe piaciuto fare l’avvocato, perché è molto teatrale. In realtà, ho studiato architettura: forse avrei potuto fare l’architetto.
G. I tuoi archieroi?
M.M.R. Charles Rennie Mackintosh e Frank Lloyd Wright, ma citarli è un po’ come dire che mi piacciono I Beatles... aggiungo Peter Zumthor.
G. Senti ancora le radici dell’Alabama, il luogo in cui sei cresciuto?
M.M.R. Sono scappato da lì da giovane; non ne condividevo la visione politica. Crescendo, ho capito che non è necessario essere d’accordo con tutti per sentire di appartenere a un luogo.
G. Un aggettivo per descrivere Milano?
M.M.R. Sorprendente. Ma l’Italia è tutta incredibile, per questo con mia moglie ci trasferiremo qui presto.
G. La tua definizione di un gentleman?
M.M.R. Una persona rispettosa, dotata un buon senso dell’umorismo. Saggia e intellettualmente onesta, come mio nonno. Ed empatica, come il nonno di Anya. Loro sono i miei due veri eroi. (Riproduzione riservata)
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