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Mps-Banco Bpm, i cda studiano le alternative per resistere all’opas di Intesa Sanpaolo. Il nodo Anima sgr
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Mps-Banco Bpm, i cda studiano le alternative per resistere all’opas di Intesa Sanpaolo. Il nodo Anima sgr

11 giugno 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 12 giugno 2026, 08:28

La prossima settimana si riuniscono i vertici. Piazza Meda spinge per la fusione che tutelerebbe anche la sgr che ha Mps come principale distributore. Ma c'è scetticismo sull’esito delle assemblee. Intanto Ca’ de Sass sale al 3,13% di Generali

I cda di Banco Bpm e Montepaschi si preparano a rispondere all’assalto lanciato da Intesa Sanpaolo che, con un’offerta carta-cash da 30,6 miliardi di euro e il successivo spezzatino, punta a mettere in portafoglio 625 filiali, Widiba, Mediobanca, il credito al consumo di Compass e il 13,3% di Generali, cedendo il resto a Unipol (marchio Mps compreso) per rispettare i limiti Antitrust.

Piazza Meda aveva provato a giocare d’anticipo proponendo una fusione che il ceo di Intesa Carlo Messina ha definito una «lettera d'amore» per l’assenza di un corrispettivo economico e che Assoutenti ha perfino fatto oggetto di esposto. Da lunedì Montepaschi è sotto passivity rule mentre il Banco, secondo vari scenari di mercato, rischia di finire preda di un takeover del suo primo socio Crédit Agricole o di Unicredit. Tutti questi temi arriveranno la prossima settimana ai cda delle due banche.

Le manovre del board di Banco Bpm

Il board di Banco Bpm si riunirà martedì, in un meeting in programma da tempo che sarà però la prima occasione per fare il punto sulle grandi manovre in atto. L’istituto milanese (assistito da Citi, Goldman Sachs e dallo studio Legance) potrebbe sollecitare la risposta del Monte alla proposta di fusione. Per il Banco, osservano gli analisti, l’operazione avrebbe molto senso, non solo perché metterebbe il gruppo al sicuro da offerte ostili ma anche perché puntellerebbe l’alleanza tra la controllata Anima e Montepaschi, principale cliente della sgr.

Confronti tra Castagna e Lovaglio sono in corso dall’assemblea senese di aprile e si parla di due lunghi faccia a faccia tenuti in Piazza Meda a maggio. Ma il progetto non è decollato, anche perché nel frattempo Siena (assistita da Ubs e Bofa e dagli studi Bonelli Erede e White & Case) è al lavoro sulla fusione della controllata Mediobanca.

Le previsioni dei soci e il ruolo di Intesa

Oggi le previsioni non volgono all’ottimismo, non solo per la forza finanziaria che Intesa Sanpaolo può mettere in campo, ma anche perché difficilmente l’assemblea straordinaria di Mps approverà la fusione, dato che i grandi soci senesi Delfin e Caltagirone, e numerosi fondi sarebbero già favorevoli all’opas di Intesa (assistita da Jp Morgan e dagli studi Pedersoli, Gatti Pavesi Bianchi Ludovici e Zoppini).

In ogni caso il board di Rocca Salimbeni sta vagliando tutte le opzioni e si riunirà per fare il punto in tempi brevi. Un meeting è previsto per lunedì 22 ma la convocazione potrebbe essere anticipata alla prossima settimana: bisogna rispondere ufficialmente all’opas e l’attenzione del team legale della banca è oggi concentrata su quella scadenza. Il documento potrebbe respingere in toto l’offerta di Intesa oppure lanciare segnali di apertura.

Il ruolo di Orcel

Il convitato di pietra nella partita rimane Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel terminerà la prossima settimana l'ops su Commerzbank di cui ha già conquistato la maggioranza potenziale. Sulle prossime mosse però il banchiere tiene le carte coperte. Ma ha davanti a sé varie alternative.

Anche se la campagna tedesca ha assorbito importanti risorse economiche, Unicredit dispone ancora di capitale in eccesso da investire in nuove operazioni di m&a. Sarà Mps il nuovo obiettivo? Oppure punterà di nuovo su Banco Bpm? C’è da considerare inoltre che Unicredit detiene da tempo il 9% circa in Generali, una quota ben più corposa del 3,127% appena rilevato da Intesa in funzione dell’opas su Mps-Mediobanca, e ha ipotesi di collaborazione industriale con la compagnia. (riproduzione riservata)



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