Con un colpo di scena degno di un romanzo, è morto a Lima il Premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa, all’età di 89 anni. Colpo di scena perché era tornato nella sua città solo nel 2022 dopo aver vissuto lontano dal Perù la maggior parte della sua vita. Si era insediato nel suo appartamento di Lima, situato nel quartiere bohemien di Barranco, con vista sull'Oceano Pacifico, dove aveva ripreso la relazione con la moglie, Patricia Llosa.
Con il suo Paese d’origine aveva sempre avuto un rapporto tormentato, da innamorato respinto. Nel 1990 si era addirittura candidato alla presidenza della repubblica, uscendo sconfitto dalla sfida con Alberto Fujimori, presto diventato leader molto autoritario, praticamente un dittatore. Vargas Llosa si era presentato con un programma liberista e con quel suo aspetto da nobiluomo spagnolo era sembrato un corpo estraneo alla maggioranza dell’elettorato. Così se ne era tornato in Europa e sembrava destinato a non rimettere più piede nella Patria ingrata. E invece, sulla soglia dei novant’anni, la nostalgia aveva preso il sopravvento. Chissà di cosa, visto che il suo primo romanzo La Città e i Cani era ambientato in un collegio militare di Lima, da lui frequentato da adolescente, dove la violenza faceva da padrona.
Era stato molto amico dell’altro gigante della letteratura latinoamericana, il colombiano Gabriel Garcia Marquez. I due avevano rotto per Fidel Castro. Vargas Losa non aveva esitato a denunciare fra i primi la sua deriva dittatoriale, mentre il colombiano gli era rimasto fedele fino all’ultimo. La divergenza fra i due culminò nel celebro pugno sferrato da Vargas Llosa a Garcia Marquez in un cinema di Città del Messico. Ma in realtà sembra che il vero motivo del contendere fosse una questione di donne. Donne che Vargas Llosa amava molto, tanto che tra i suoi più celebri romanzi spicca I quaderni di don Rigoberto, dove l’autore mescola letteratura ed erotismo con raffinato umorismo. (riproduzione riservata)