Milano si conferma capitale italiana della finanza e dell’export. Il capoluogo lombardo nei primi tre mesi del 2026 ha esportato quasi 14 miliardi di euro, pari all’8,6% delle vendite nazionali oltreconfine e a un terzo di quelle lombarde. Questa è la fotografia scattata dall’Osservatorio economico del ministero degli Esteri, elaborato su dati Istat.
La Lombardia resta il cuore dell’export italiano, avendo totalizzato tra gennaio e marzo di quest’anno esportazioni per 40,9 miliardi di euro, pari al 25,2% dell’export nazionale. In altre parole, più di un euro su quattro delle merci vendute dall’Italia oltreconfine parte dalla regione. Alle sue spalle si piazza la Toscana, con 21,5 miliardi e una quota del 13,3%, seguita dall’Emilia-Romagna, a 21,1 miliardi (13%), e dal Veneto, con 20,7 miliardi (12,8%). Chiude la top five il Piemonte, con 15,6 miliardi, pari al 9,6% del totale.
Nel complesso, le prime cinque regioni rappresentano circa tre quarti delle esportazioni italiane nel primo trimestre del 2026. Un primato che racconta il peso delle filiere manifatturiere e dei distretti industriali, ma anche la capacità di alcuni territori di mantenere una forte proiezione internazionale, nonostante un contesto commerciale ancora complesso. Non sorprende, quindi, che i 173.684 operatori attivi sui mercati esteri nel 2025 siano concentrati soprattutto in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.
A trainare le vendite lombarde sui mercati internazionali è soprattutto la manifattura. Tra i principali prodotti esportati nei primi tre mesi del 2026 spiccano infatti, nella tabella stilata dalla Farnesina, i metalli di base e i prodotti in metallo, nonché i macchinari e le apparecchiature, a pari merito con il 15,8% dell’export totale regionale e per un valore superiore ai 6,4 miliardi. Seguono le sostanze e i prodotti chimici, per 4,3 miliardi (il 10,6%), e i prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori, per oltre 4 miliardi (10%).
La classifica lombarda dei settori che vendono maggiormente all’estero non si discosta significativamente da quella nazionale. L’Osservatorio economico del Maeci segnala infatti che sono i macchinari e gli apparecchi a trainare le esportazioni italiane, con un valore di 40,3 miliardi di euro (il 14,5% dell’export nazionale). I metalli di base valgono il 13% del totale delle vendite oltreconfine, pari a 36,2 miliardi, mentre gli articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici rappresentano il 10,7% delle esportazioni, per 29,6 miliardi.
Sul fronte dei mercati di destinazione, la Lombardia vende soprattutto in Germania, con esportazioni che valgono oltre 5 miliardi di euro nei primi tre mesi del 2026, corrispondenti al 12,3% dell’export regionale. La Francia compra prodotti made in Lombardia per 3,8 miliardi di euro (il 9,5% del dato regionale) e gli Stati Uniti per 3,4 miliardi (8,3%).
Quasi lo stesso ordine si ripete a livello nazionale. Tra gennaio e aprile di quest’anno, Germania e Usa si collocano a pari merito, rappresentando l’11,3% del totale delle vendite di prodotti italiani all’estero. Gli acquisti di merce tricolore a Berlino superano leggermente, in valore, quelli effettuati a Washington: 24,9 miliardi contro 24,7 miliardi di euro. Medaglia di bronzo per la Francia, con il 10,1% delle vendite nazionali all’estero e un valore di 22,3 miliardi. Un podio che racconta la forte integrazione dell’economia italiana con i principali mercati europei e internazionali. Una cornice in cui la Lombardia e in particolar modo Milano (con la sua provincia) rappresentano una delle principali porte dell’Italia verso il mondo. (riproduzione riservata)