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Mercato unico, tanti ostacoli

di Valentina Pop - traduzione di Giorgia Crespi
Milano Finanza - Numero 247 pag. 34 del 16/12/2017

Nell’Ue la vigilanza sulle regole a tutela del libero commercio non è stretta come lo quella sulla concorrenza. Così l’avanzata dei movimenti protezionisti e populisti ha portato al proliferare delle barriere non tariffarie in tanti Paesi membri dell’Unione

Il libero commercio è legge in tutta l’Ue, ed Emmanuel Macron ha vinto la presidenza francese lo scorso maggio basandosi su una campagna di maggiore, non minore unità europea. Ma a luglio Macron ha nazionalizzato un cantiere francese per impedire che fosse acquisito dall’italiana Fincantier. Per chiudere l’operazione è stato necessario concedere garanzie insolite a Macron, che vuole anche limitare l’afflusso di lavoratori dai Paesi Ue dai bassi salari, come Polonia e Romania. Quando il presidente francese era ministro dell’Economia, una normativa cui egli stesso ha contribuito ha ridotto l’import di latte da Belgio, Svezia e Germania. Tutti Paesi membri dell’UE. Dal canto suo l’Italia ha vietato di etichettare «Made in Italy» gli alimenti che contengono ingredienti importati. Per cui i Baci, prodotti per la prima volta nel 1922 a Perugia e considerati in Europa i veri cioccolatini italiani, non possono più essere definiti tali perché il cacao viene dall’ Africa.
Le nuove barriere al commercio, che soppiantano le misure tese a liberalizzarlo, stanno allontanando le economie dal concetto di mercato comune. Gli ostacoli aumentano i costi per le imprese, alterano le catene di approvvigionamento e scoraggiano le multinazionali a investire.
«A volte le misure adottate a livello locale, anche ingenuamente, hanno effetti indesiderati», dice Marco Settembri, ad di Nestlé (che produce i Baci) per Europa, Medio Oriente e Nord Africa, preoccupato del fatto che i leader politici diano per scontata l’esistenza del mercato unico.
Quest’ultimo è tra i risultati economici più significativi del dopoguerra. Ebbe inizio un anno prima del Nafta, che Donald Trump ha messo in discussione. Prodotti, servizi, manodopera e capitale circolano liberamente in tutta Europa, la più grande economia del mondo con oltre 500 milioni di consumatori. Molti economisti affermano che la standardizzazione promossa dall’ Ue ha ridotto i costi a imprese e consumatori. Ma sindacati e pmi sostengono che ciò ha dato grandi vantaggi ai colossi.
L’ Ue ha assorbito le recenti crisi molto meglio di quanto gli stessi ottimisti prevedessero un anno fa. La crisi del debito, l’ondata di immigranti, la Brexit, la popolarità dei politici anti-Ue finora hanno solo intaccato l’Unione, rafforzando al contempo la determinazione di molti suoi sostenitori. Ma per molti versi il mercato unico è un’opera incompiuta, anche perché le norme nazionali variano da un Paese all’ altro. Non tutte le regole Ue sono tradotte in leggi nazionali, alcune sono interpretabili in modo diverso e le regole sul mercato unico sono applicate in modo meno rigoroso rispetto alla concorrenza. Ciò spiega il proliferare di barriere al commercio. L’ anno scorso la Commissione Ue ha triplicato le azioni legali per violazioni di norme del mercato unico rispetto al 2015. «Il sentimento protezionistico aumenta quasi ovunque», afferma l’olandese Frits Bolkestein, dal 1999 al 2004 commissario Ue al mercato unico. L’ultimo atto del suo mandato è stato introdurre norme Ue a favore delle acquisizioni transfrontaliere. La Francia si è opposta, ma le norme sono passate. Per bloccare Fincantieri Macron le ha eluse. In settembre, il governo francese ha ceduto il controllo del cantiere navale, ma può rimangiarsi la decisione se Fincantieri non rispetta gli impegni su posti di lavoro, governance e brevetti.
I timori degli elettori per le conseguenze del libero scambio su industrie e i posti di lavoro nazionali sono sempre più sfruttati dai politici populisti europei, che propongono forme ancora più drastiche di nazionalismo economico. Il rivale di Macron alle elezioni, Marine Le Pen, dichiarò che avrebbe riesumato il franco francese, se eletta.Il risorgente campanilismo potrebbe acquisire slancio con la Brexit , visto che il Regno Unito è tra i più forti sostenitori del mercato unico. Tante multinazionali che hanno prosperato vendendo prodotti standardizzati in decine di Paesi sono ora preoccupate. Il mercato unico UE è «tra i più grandi e attraenti del mondo», afferma Susan Danger, presidente dell’American Chamber EU, che rappresenta le imprese americane in Europa. L’ AmCham sta facendo pressione sulle istituzioni Ue perché combattano contro l’aumento delle barriere. Francesco Tramontin, direttore europeo per gli affari pubblici del gruppo alimentare Mondelez Intl, afferma che «la tendenza è più preoccupante se si ciò tramuta in una spirale di approcci sempre più frammentati». Finora, Mondelez non ha avuto dolorose conseguenze sui conti perché è abbastanza grande da assorbire i costi aggiuntivi legati agli ostacoli al commercio.
La nascita del mercato unico nel 1993 ha abolito le restrizioni e armonizzato gli standard per tanti prodotti, dalle le automobili alle tavolette di cioccolato. Anche se molti hanno protestato, commercio e viaggi in aereo si sono moltiplicati. Nel 2008 il commercio intracomunitario era salito a circa il 20% del pil Ue dal 14% del 1995, secondo i dati Eurostat.
La crisi finanziaria del 2008 ha causato un forte calo degli scambi commerciali nell’Ue. Mentre si trascinava la crisi economica dell’Europa, molti politici si sforzavano di sostenere i rispettivi Paesi con soluzioni che privilegiavano i mercati nazionali rispetto all’ Unione. Questi politici non sono usciti di scena, nonostante l’Eurozona stia vivendo la crescita economica più rapida dell’ultimo decennio.
Secondo AmCham EU, un’ulteriore integrazione economica all’ interno dell’UE potrebbe accelerare la crescita del pil dello 0,5% creando 1,3 milioni di posti di lavoro. Opportunità che potrebbe sfumare. Infatti la Banca Mondiale stima che la sola Brexit potrebbe ridurre il commercio del Regno Unito con l’Eurozona di più del 12%. Le norme sui prodotti alimentari introdotte da Macron erano destinate ad aiutare i produttori francesi di latte e carne, importanti sostenitori della Le Pen. Gli esperti della Commissione Ue avevano messo in guardia dall’ effetto domino, che avrebbe danneggiato il mercato unico. Ciononostante, l’esecutivo europeo ha ammesso tali norme sul presupposto era che durassero solo due anni. Secondo un alto funzionario dell’UE i timori di una vittoria della Le Pen avevano avuto il loro peso su decisioni come questa. Da allora, altri Paesi UE hanno adottato requisiti simili. Nel primo semestre 2017 l’export belga di latte confezionato in Francia è calato del 24% rispetto allo stesso periodo del 2016, secondo i dati più recenti disponibili. A fine settembre, anche i dati più recenti indicano che l’export svedese di prodotti lattiero-caseari in Francia si sia ridotto del 25% rispetto al 2016. «Ciò ci riporta indietro di 25 anni», dice Renaat Debergh, presidente della Federazione belga del latte. Settembri di Nestlé, che ha 30 anni di esperienza del settore, definisce la decisione italiana sul made in Italy alimentare un passo indietro rispetto all’ integrazione che ha aiutato l’intero continente «a eliminare enormi inefficienze e sprechi».
Con l’ampliamento dell’Ue verso est, si sono aperte nuove opportunità per le imprese dei Paesi ex comunisti. Il produttore ungherese di paprika Rubin Paprika l’ anno scorso ha fatturato 5,2 milioni di dollari, generati in tutti i Paesi UE. «Prima che l’Ungheria entrasse nel mercato unico, dovevamo andare a Budapest e ritirare timbri da uffici diversi per ogni consegna «afferma Tamas Biacsi, responsabile dell’export. «Ora posso organizzare tutto dalla mia scrivania». L’ apertura dei mercati orientali ai concorrenti occidentali ha fatto sì che le imprese locali spesso non fossero all’ altezza delle multinazionali. Quindi il benvenuto alle aziende occidentali dei consumatori locali subito dopo la fine del comunismo è durato poco. I politici locali ora vogliono proteggere le proprie aziende, a spese del mercato unico. A febbraio, la Commissione Ue ha avviato un’azione legale contro Ungheria e Romania per aver ordinato ai dettaglianti di questi Paesi di acquistare più prodotti alimentari sul mercato interno. In giugno, la commissione ha ordinato alla Polonia di abolire un’imposta sulle vendite al dettaglio che per l’Ue discrimina le grandi catene, di cui molte straniere. La Polonia non si è adeguata. Per Renata Juszkiewicz, presidente della Camera di Commercio e Distribuzione polacca, l’imposta sulle vendite al dettaglio «peggiora il clima sugli investimenti» e accentua populismo e protezionismo nella regione». L’ex primo ministro polacco Beata Szydlo e il suo successore, Mateusz Morawiecki, hanno accusato Macron di adottare due pesi e due misure limitando l’accesso dei lavoratori polacchi in Francia insistendo al contempo perché la Polonia rispetti le norme UE. Le conseguenze si sono sentite soprattutto sul trasporto su strada. Grzegorz Banaszek, responsabile logistico della società di trasporti polacca Arrowsped, afferma che negli ultimi due anni è diventato quasi impossibile per le piccole imprese di trasporto navigare nella burocrazia delle consegne in Francia. Tutti i documenti, compreso il contratto di lavoro del conducente, vanno tradotti in francese. Austria e Germania hanno adottato norme simili. La Commissione Ue ha contestato le restrizioni, ma con scarsi risultati, dice Banaszek.
Nell’idraulica il mercato unico offriva l’opportunità di vendere in tutta la Comunità i rubinetti approvati in uno dei Paesi membri. Sempre più spesso, invece, i produttori devono lottare con i requisiti diversi da Paese a Paese. «All’ epoca vendevamo quasi in tutto il mondo», afferma Ole Sander, ceo della danese FM Mattsson Mora «Ma ora non è più possibile se non si rispettano gli standard locali». Ad aprile la Germania ha imposto che i prodotti idraulici contengano solo leghe autorizzate da Berlino. Il cambiamento ha posto fine ad anni di riconoscimento reciproco da parte dei Paesi nordici e della Germania. La verifica di ciascun prodotto per il mercato tedesco costa fino a 70 mila euro. Quando si hanno da 300 a 400 prodotti, ciò diventa molto costoso», dice Sander. Ingrid Chorus, portavoce del ministero tedesco dell’Ambiente, afferma che Germania, Francia, Regno Unito e Paesi Bassi cercano di uniformare gli standard per l’idraulica dell’acqua potabile, visto che l’Ue non c’è riuscita. Gli scandinavi sono i benvenuti», dice. Se la Commissione non riesce a riunire, i Paesi devono agire da soli».
Ma il Presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker è poco interessato a frenare il nazionalismo economico. Ha più volte promesso che Bruxelles sarebbe stata «grande su grandi cose» come la Brexit, «e piccola su piccole cose», come gli standard dei rubinetti. Da quando è in carica, dal 2014, il team di Juncker ha fatto meno di 25 proposte legislative l’ anno, rispetto a più di 100 dei precedenti presidenti.

Please click here to read this article in English on The Wall Street Journal


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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