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Meno tasse sui carburanti? Possibile, se lo Stato rinuncia a 40 miliardi di gettito
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Meno tasse sui carburanti? Possibile, se lo Stato rinuncia a 40 miliardi di gettito

di Sergio Rizzo
10 marzo 2026, 02:00

Il sistema delle accise mobili, sperimentato dal governo Prodi, potrebbe ridurre l'impatto dei prezzi alla pompa. Tuttavia, la sua applicazione è stata abbandonata, lasciando spazio a interventi diretti sulle accise

Anche in questo tragico frangente di guerra la speculazione si è ben guardata dall’occultare le impronte digitali.

Consapevole com’è del fatto che nessuno, anche se individuata, potrà colpirla. A poche ore dall’inizio degli attacchi israeliani e americani all’Iran c’era già chi aveva cominciato ad aumentare i prezzi di gasolio e benzina.

Quando ancora l’impatto degli eventi bellici sulle quotazioni del petrolio non era così definito. Tanto da chiedersi che cosa ci sia ancora da aspettare per prendere provvedimenti.

Si potrebbe cominciare attribuendo il potere di vigilanza, interventi e sanzioni a qualcuno. Per esempio, all’autorità dell’Energia. Ed è francamente incomprensibile l’inerzia che accompagna questo scellerato fenomeno.

Non è una novità, sia ben chiaro. Pure in tempi di pace le oscillazioni delle quotazioni del greggio si riflettono istantaneamente, in salita, e decisamente con meno fretta, in discesa, sui prezzi alla pompa. Ma ci sono situazioni in cui comportamenti inaccettabili diventano intollerabili.

Accise, tra propaganda e proposte

Quanto alle accise sui carburanti, sappiamo che è il problema numero uno. Così grande da ridicolizzare certe uscite da propaganda elettorale cui non si sono sottratti leader politici capaci di invischiarsi in assurde promesse di abolizione di quei balzelli. Propositi vani in partenza, perché le condizioni della finanza pubblica non consentono all’Erario di rinunciare a 25 miliardi di incassi, che viaggiano verso 40 considerando anche il gettito dell’Iva sui carburanti. Con il paradosso che aumentando il prezzo della benzina cresce anche l’incasso per lo Stato.

In realtà la questione è all’ordine del giorno della politica fin da quando è finita l’epoca dei prezzi amministrati, ma senza che nessun governo ne sia venuto a capo.

Ad affrontarlo ci ha provato il secondo governo di Romano Prodi nel 2007, sperimentando il sistema delle accise mobili.

Si tratta di un automatismo per cui l’aumento del gettito Iva conseguente alla crescita del prezzo alla pompa compensa una corrispondente riduzione delle accise allo scopo di ridurre l’impatto sul prezzo finale.

In seguito questa specie di clausola di salvaguardia non è stata più di fatto innescata preferendo, come ha fatto il governo di Mario Draghi, intervenire direttamente sulle accise.

L’Iva sulle accise: la tassa sulla tassa

La verità è che il prelievo fiscale sui carburanti gode di una anomalia in grado di accrescere in modo surrettizio l’introito erariale. La stessa che grava anche sulle bollette, ma che nessun governo (al pari della speculazione sui carburanti) ha mai voluto prendere di petto.

L’Iva viene calcolata infatti anche sulle accise, con il risultato che gli utenti sono costretti a pagare anche una tassa sulle tasse. Senza questa odiosa gabella il prezzo alla pompa dei carburanti sarebbe inferiore di almeno dieci centesimi al litro. Ma anche qui è decisamente difficile per lo Stato rinunciare a 5 miliardi l’anno che gli regaliamo ogni anno grazie a un meccanismo assurdo.

Osservato da questa prospettiva, il sistema delle accise mobili con la compensazione del maggior gettito Iva avrebbe la funzione di una specie di restituzione del maltolto. E andrebbe tutto sommato pure bene se non fosse accompagnato da un irritante corollario: quello che ci viene presentato come fosse uno sconto. (riproduzione riservata)



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