Settimana di fuoco nel Mar Rosso. Nella regione continuano gli attacchi del gruppo militare Houthi dello Yemen contro le navi cargo e militari dei «non alleati» dell’Iran, che appoggia e finanzia il gruppo. Nonostante il dispiegamento della missione Usa-Uk Prosperity Guardian e della missione Ue Aspides in vantaggio sono al momento gli Houthi, che tengono sotto scacco l’intera regione. Che al momento si è svuotata: dall’inizio degli attacchi circolano il 50% di navi in meno, molte delle quali – proprio per evitare gli attacchi – specificano di avere «solo equipaggio russo», cinese o siriano. Motivo per il quale il leader Abdel Malik al Houthi la scorsa settimana ha detto che cominceranno a «colpire anche l’Oceano indiano».
Domenica 28 aprile il comando militare statunitense Centcom ha comunicato che l’esercito ha intercettato cinque droni sul Mar Rosso che «rappresentavano una minaccia imminente per le navi statunitensi, della coalizione e mercantili nella regione». Il comando non ha specificato sei droni sono stati abbattuti.
A loro volta gli Houthi – tramite il portavoce militare Yahya Sarea – hanno dichiarato sabato 27 di aver abbattuto un Mq-9 Reaper, un drone statunitense del valore di 30 milioni di dollari, con un missile terra aria. Sempre sabato il gruppo yemenita ha riferito di aver colpito la petroliera britannica Andromeda Star con dei missili. Registrata alle Seychelles, la petroliera era in viaggio da Primorsk, in Russia, a Vadinar (India). L'Organizzazione britannica per il commercio marittimo (Ukmto) ha riferito che una nave è stata attaccata da due missili al largo della città di Meha, nel sud-ovest dello Yemen.
Qualche giorno prima (mercoledì 24 aprile) gli Houthi avevano rivendicato la responsabilità degli attacchi alla nave portacontainer Maersk Yorktown, battente bandiera statunitense gestita da Maersk Line, che opera sotto contratto con l’esercito americano, e alla Msc Veracruz, registrata in Portogallo e attaccata nell’Oceano Indiano. Secondo gli Houthi quel giorno sarebbe stato attaccato anche un cacciatorpediniere statunitense.
La missione Ue Aspides e la missione Usa-Uk Prosperity Guardian, lanciate negli scorsi mesi con l’obiettivo di proteggere le navi attaccate non stanno andando come previsto. Dopo la ritirata della fregata francesce Alsace anche la fregata tedesca Hessen si è ritirata dalle operazioni ed è tornata in Germania, lasciando solo greci, italiani e francesi con tre navi impegnate nella missione. La nave belga Louise-Marie non è invece ancora arrivata nella regione per un guasto al sistema missilistico.
Per quanto riguarda gli Stati Uniti, la missione Prosperity Guardian sta avendo un costo molto elevato. Il 19 aprile il segretario della Marina Carlos Del Toro ha riferito al Congresso di una perdita di almeno un miliardo di dollari per le operazioni in Medio Oriente. (riproduzione riservata)