A poche ore dall’invio del Documento Programmatico di Bilancio a Bruxelles, riemerge prepotente la tensione nella maggioranza di governo sulla questione della tassazione degli extraprofitti bancari.
Da un lato, c’è la Lega che festeggia i «miliardi di contributi» che gli istituti di credito dovranno versare. Per il Carroccio le risorse sono infatti «fondamentali» per finanziare la Sanità Pubblica e altre misure per i cittadini. Dall'altro lato, c’è invece Forza Italia che si oppone all’ipotesi con un veto fortissimo: «Non voteremo né in Consiglio dei ministri né in Parlamento alcuna tassa sugli extraprofitti».
Il partito guidato da Antonio Tajani descrive la tassazione come un «atto autoritario» e pericoloso per l’economia nazionale. La preoccupazione principale è che un prelievo forzoso darebbe un segnale negativo, «spaventando gli investitori italiani e stranieri» e creando, di conseguenza, instabilità finanziaria nel Paese.
Forza Italia chiede perciò di cambiare strategia, abbandonando l’imposizione per imboccare la strada di un accordo volontario con gli istituti di credito. In pratica, le banche dovrebbero contribuire di loro spontanea volontà ma senza subire un prelievo deciso dall’alto: «Giusto prevedere un accordo fra il governo e le banche per contribuire a finanziare il sistema sanitario, le imprese, gli aumenti dei salari e il taglio dell’Irpef. Ma siamo contro ogni imposizione autoritaria»
La Lega, invece, parla di «vincita del buonsenso» riferendosi al contributo di 4 miliardi previsto in Manovra da parte degli istituti finanziari e assicurativi. «Le risorse garantite dagli istituti, in parte derivate anche dai loro extraprofitti, saranno fondamentali per contribuire, per esempio, al sostegno della sanità italiana. Una strada tracciata da Matteo Salvini e seguita, giustamente, anche dal governo nella stesura della manovra».
Gli istituti finanziari e assicurativi contribuiranno con oltre 4 miliardi nel 2026 e 2027 per poi dimezzare la cifra (portandola a 2,3 miliardi) nel 2028. Da chiarire la natura dell’intervento – se strutturale o meno – dal momento che nel Dpb si legge che «non si tratta di un contributo una tantum».
L’accordo raggiunto con gli istituti finanziari lavora su due fronti: da un lato sulla riduzione dell’aliquota sugli extra profitti (che passa dal 40 al 26%) e dall’altro sulla successiva tassazione dei dividendi (pari al 26%). Accanto a questa soluzione, l’esecutivo potrà avere un anticipo di liquidità di altri 1,3 miliardi grazie al rinvio delle deduzioni (Dta e simili).
Eppure il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dichiarato che «non ci sarà alcuna tassa sugli extraprofitti, che è un concetto un po' da Unione Sovietica», «me lo ha assicurato Giorgetti». Parlando con i giornalisti a margine dei Med Dialohues a Napoli, il titolare della Farnesina ha spiegato che, a suo avviso, «non si deve intervenire con misure impositive ma si deve avere un colloquio serrato».
«Sono in corso colloqui con il mondo bancario e il mondo assicurativo perché possano dare un contributo alla manovra. Ma un conto è fare una scelta condivisa, un conto è mettere una tassa che rischia di spaventare». (riproduzione riservata)