Il ministero dell’Economia ha inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento programmatico di bilancio 2026. Il testo è stato anche pubblicato sul sito del Mef. Complessivamente, la manovra dispone interventi per circa 18 miliardi medi annui e tiene conto del quadro programmatico derivante dalla richiesta di rimodulazione del Pnrr trasmessa alle Autorità europee.
A finanziare la manovra concorrono diverse fonti. Sul fronte delle entrate, si punta su risorse reperite dal settore finanziario e assicurativo, mentre dal lato della spesa si interviene su alcuni stanziamenti del bilancio dello Stato.
La rimodulazione del Pnrr è la prima voce di copertura della manovra: il prossimo anno contribuirà con circa 5 miliardi, pari allo 0,22% del prodotto interno lordo. Cifra che, di fatto, vale più del contributo atteso da banche e assicurazioni: che nel triennio 2026-2028 sarà pari a 11 miliardi. Gli istituti finanziari e assicurativi contribuiranno con oltre 4 miliardi nel 2026 e 2027 per poi dimezzare la cifra (portandola a 2,3 miliardi) nel 2028. Da chiarire la natura dell’intervento – se strutturale o meno – dal momento che nel Dpb si legge che «non si tratta di un contributo una tantum».
L’accordo raggiunto con gli istituti finanziari lavora su due fronti: da un lato sulla riduzione dell’aliquota sugli extra profitti (che passa dal 40 al 26%) e dall’altro sulla successiva tassazione dei dividendi (pari al 26%). Accanto a questa soluzione, l’esecutivo potrà avere un anticipo di liquidità di altri 1,3 miliardi grazie al rinvio delle deduzioni (Dta e simili). Sul fronte assicurativo, come anticipato da MF-Milano Finanza, in ballo c’è un possibile aumento della tassazione delle polizze auto per gli infortuni legati al conducente, che potrebbe valere circa 1 miliardi di euro. L’ultima grande copertura arriva dai tagli ai ministeri che, per il prossimo anno, valgono circa 2,3 miliardi (lo 0,1% del pil). La revisione della spesa nei dicasteri prosegue anche nel biennio successivo arrivando a circa 3 miliardi nel 2028.
Una volta chiarite le coperture della Manovra, il Dpb chiarisce anche come verranno spese. Tre miliardi saranno destinati all’innovazione. Oltre ai crediti d’imposta per le imprese nelle Zone economiche speciali e logistiche semplificate, il Dpb conferma il superammortamento per favorire gli investimenti in beni materiali. Verranno inoltre finanziati contratti di sviluppo e il programma Nuova Sabatini, che facilita l’accesso al credito per le pmi che acquistano nuovi macchinari, impianti o tecnologie digitali.
Il capitolo famiglia e welfare vale circa 1,6 miliardi. Prevista una riduzione delle imposte dirette per le fasce di reddito finora escluse e un rafforzamento del sostegno alle famiglie numerose, con effetti positivi sui consumi. Tra le misure confermate ci sono la Carta dedicata all’acquisto di beni alimentari, il bonus per le madri lavoratrici con due o più figli, e una revisione dell’Isee che aumenta le soglie di esclusione e le scale di equivalenza per nuclei familiari più numerosi. Al fine di favorire l’accesso alle prestazioni agevolate, viene introdotta una revisione della disciplina per il calcolo dell’Isee, che prevede maggiorazioni delle scale di equivalenza per i nuclei familiari con due o più figli e l’innalzamento della soglia di esclusione della casa di abitazione.
In materia previdenziale, il Dpb conferma per il biennio 2’27-2028, l’aumento graduale dei requisiti pensionistici connesso all’adeguamento dell’aspettativa di vita, escludendo però lavori gravosi e usuranti. Gli interventi sulle pensioni, secondo le tabelle, costano però complessivamente oltre 3 miliardi: circa 460 milioni nel 2026 (0,02% del pil), quasi 1,9 miliardi nel 2027 (0,08% del pil) e 1,1 miliardi nel 2028 (0,05%).
Per far fronte a «eventuali sentenze avverse, nel 2026 lo Stato mette da parte 2 miliardi nel Fondo sentenze, tra cui cui il contenzioso con Tim sul canone del 1998, per il quale la Cassazione deve ancora pronunciarsi. Lo Stato, secondo una sentenza della Corte di Appello poi impugnata in Cassazione, deve rimborsare a Tim circa 1 miliardo per l’esborso del canone non dovuto. In questo caso il rifinanziamento del Fondo è una tantum (solo per il 2026).
Confermati anche i trend di spesa sulla difesa. Il 29 luglio l’Italia ha espresso l’interesse a fare ricorso allo strumento finanziario europeo Safe (Security Action For Europe), per un ammontare pari a circa 15 miliardi, per rispettare quanto concordato a livello internazionale. Un aumento che garantirebbe «il rispetto degli impegni assunti in ambito internazionale e sarebbe compatibile con il mantenimento del rapporto deficit/pil al di sotto della soglia del 3% lungo tutto l’orizzonte considerato», spiega il Dpb. Tuttavia, nel documento si precisa che «la valutazione sulla richiesta di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale è rimandata a una fase successiva tenuto anche conto dell’obiettivo di uscire dalla Procedura per Disavanzi Eccessivi». (riproduzione riservata)