Il presidente cinese Xi Jinping ritorna in Europa per la prima volta dopo la crisi sanitaria con un viaggio in tre tappe dopo quello del 2019 durante il quale fu ricevuto a Roma per firmare il protocollo di adesione dell’Italia alla Via della Seta. Il tour è iniziato a Parigi, ricambiando la visita di Stato compiuta lo scorso anno dal presidente francese Emmauel Macron.
Xi si recherà poi in Ungheria e in Serbia: si tratta di due Paesi caratterizzati da orientamenti talora ellittici rispetto a quelli su cui c’è generale consenso nell’Ue. Mentre, per quanto riguarda Belgrado, si tratta delle mai celate simpatie filo russe, che peraltro hanno radici antichissime, a Budapest si rimproverano orientamenti simili che sono stati espressi in occasione della irrogazione delle sanzioni alla Russia per via dell’invasione dell’Ucraina, e l’approvazione di atti normativi censurabili sotto il profilo della violazione dei principi di liberà e di democrazia su cui si fonda l’adesione ai Trattati europei.
Per quanto riguarda la visita in Francia, in una lettera ia Le Figaro, Xi ha anticipato la propria posizione: ha promesso di aprire il proprio mercato alle imprese occidentali; ha assicurato di comprendere bene la posta in gioco che la crisi ucraina rappresenta per gli europei; si è detto vincolato ai principi di rispetto reciproco e di coesistenza pacifica tra gli Stati.
Sul primo punto, va ricordato che, nel corso della visita di Macron in Cina nel 2023, furono firmati accordi e contratti per Airbus, Edf, L'Oréal e per Suez: i rapporti industriali e commerciali con Pechino stanno a cuore a Parigi, che ha registrato un saldo passivo di 40,8 miliardi di euro, con importazioni per 71,9 miliardi ed esportazioni per 31,1 miliardi.
La Germania, al confronto, ha avuto nella Cina per l’ottavo anno consecutivo il primo partner commerciale con un deficit di 58,4 miliardi, con importazioni di 155,7 miliardi ed esportazioni di 97,3 miliardi di euro: non è casuale dunque che il cancelliere tedesco Olaf Scholz nella sua visita a Pechino del mese scorso non abbia stigmatizzato gli aiuti di Stato di cui beneficerebbero le imprese cinesi, come invece hanno fatto sia la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen che il segretario al Tesoro Usa Janet Yellen.
Parigi deve decidere se seguire la linea accomodante di Berlino oppure quella puntuta di Bruxelles e Washington, e soprattutto se fare pressioni sulla prima per rendere l’Ue più autonoma rispetto agli Usa ed evitare relazioni sempre più conflittuali con la Cina.
Sulla questione dell’Ucraina, la posizione di Macron si è fatta molto più incisiva rispetto al passato: mentre Antony Blinken, consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, ha sollecitato Pechino a non sostenere Mosca con forniture idonee a rafforzarne la capacità militare, Macron si è spinto più avanti, avvertendo che, se la Russia dovesse superare ulteriormente le difese di Kiev, si dovrebbe prendere in considerazione una sua eventuale richiesta di avere truppe di terra a sostegno.
Se lo scarso consenso nei sondaggi per le elezioni europee, i rovesci subiti nelle ex colonie africane e le difficoltà della Germania, suggeriscono a Macron di cogliere l’occasione per spostare l’attenzione dell’opinione pubblica francese verso lo scacchiere internazionale, Xi non si farà certo impressionare da tanta audacia verbale. (riproduzione riservata)