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Macron alla campagna d’Africa per restare in sella a Parigi
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Macron alla campagna d’Africa per restare in sella a Parigi

di Guido Salerno Aletta
Milano Finanza - Numero 105 pag. 18 del 29/05/2021

C’è uno scacchiere internazionale in pieno movimento, e la Francia non vuole rimanere fuori dai giochi. La Gran Bretagna ha necessità di nuove relazioni dopo la Brexit: cerca spazio nello scacchiere asiatico, per essere ammessa alla firma del Trattato Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership) e guarda all’India e al Pakistan per creare una sponda alla avanzata cinese. La Germania, a sua volta, si trova di fronte al cambio di strategia dell’amministrazione Biden: per un verso si è imposta, convincendo il Parlamento europeo a bloccare l’Accordo di principio con la Cina sugli investimenti che Berlino aveva voluto firmare a tutti i costi alla fine dello scorso anno, e che per l’altro ha eliminato le sanzioni che erano state adottate dalla presidenza Trump per impedire il completamento del North Stream 2. Un colpo alla Cina, un’apertura alla Russia.
La Francia si è trovata praticamente sola nel Mediterraneo, nell’affrontare la strategia neo-ottomana della Turchia con l’intervento in Siria, con le mire sui giacimenti energetici attorno a Cipro, con il pieno sostegno al governo di Tripoli. Se Parigi e Berlino sono da sempre antagoniste nei rapporti con Ankara, il Mediterraneo è diventato fin troppo affollato di interessi, con la Russia e la Cina che vi cercano spazio mentre alcuni Stati del Golfo cercano di ridurre l’influenza storica dell’Egitto. E’ per questo che Parigi sta cercando di allargare il proprio terreno di gioco, innanzitutto riducendo la competizione con Roma. Ne era prova, da tempo, l’appoggio dato alla richiesta formulata a Bruxelles del governo Conte-bis, di fronte alla crisi sanitaria, per un intervento europeo che evitasse ai Paesi già molto indebitati come l’Italia di essere ingiustamente penalizzati nell’accesso ai mercati finanziari. Parigi non ha infatti interesse che Berlino estenda ulteriormente la sua presa su Roma, trasformando la già esistente integrazione delle aree industriali del Centronord in uno strumento di condizionamento geopolitico. La Francia ha lavorato duramente: prendendo dichiaratamente le parti della Grecia nei confronti delle pretese della Turchia e finanziando l’acquisto di aerei militari di produzione francese da parte dell’Egitto per bilanciare l’influenza di Ankara in Libia.
In vista delle prossime elezioni, in Francia non mancano le preoccupazioni: dai tanti e talora poco chiari legami internazionali del terrorismo di matrice jihadista, alla presenza di malavitosi ceceni organizzati in bande per lo spaccio di droga e il controllo delle periferie. C’è poi la ruvidità crescente che sta caratterizzando le manifestazioni di piazza, con i sindacati di polizia che protestano per il preteso lassismo della magistratura e i tanti cittadini che invece si lamentano per essere stati gravemente quanto immotivatamente feriti nel corso degli scontri.
Il presidente Emmanuel Macron, il cui ruolo è stato centrale e determinante, anche sul piano mediatico, nella gestione dell’emergenza sanitaria e delle misure di contrasto alla crisi economica che ne è derivata, sta prendendo le distanze rispetto alle polemiche quotidiane, lasciando ai partiti e ai ministri il compito di dipanare questa aggrovigliata matassa. E gli fa gioco che in queste polemiche quotidiane rimanga invischiata l’opposizione del Rn: ma, avendo fiutato il rischio di rimanere coinvolta nella rissa, Marine Le Pen, che si ricandida alle presidenziali, si astiene dall’intervenire direttamente.
Per Macron, il successo alle elezioni presidenziali della primavera del 2022 dipenderà anche dall’atteggiamento con cui tanti attori dello scacchiere internazionale sosterranno ovvero ostacoleranno la sua candidatura: sarà centrale il posizionamento geopolitico che riuscirà a dare alla Francia. Ed è per questo motivo che ha avviato la Campagna d’Africa dopo aver coinvolto l’Italia, che ha soprattutto l’interesse a stabilizzare il Mediterraneo e in primo luogo la Libia: le espressioni di inusuale durezza che sono state usate dal presidente Mario Draghi nei confronti del premier turco Recep Tayyip Erdogan chiariscono da che parte Roma si sta schierando.
Macron ha fatto un viaggio ufficiale in Africa per ricucire finalmente i rapporti con il Ruanda, lacerato dall’atteggiamento assunto dalla Francia nel 1994, ai tempi del genocidio della etnia Tutsi da parte del regime militare guidato dagli Hutu. Con un discorso estremamente accorto, Macron ha distinto nettamente il profilo giuridico della vicenda dal piano politico: mentre sul primo aspetto ha negato qualsiasi complicità della Francia, ha invece ammesso la piena colpevolezza politica per aver dato sostegno al regime militare che si lordava di sangue innocente. Non per caso, il giorno dopo è stata la Germania ad ammettere le proprie colpe in Namibia, per i massacri del 1906-1907, ai tempi della sua presenza coloniale.
È in Africa che si gioca lo scontro nei confronti della Cina: ed è su un ruolo centrale della Francia che Macron sta puntando. Costringendo la Germania a inseguirlo. (riproduzione riservata)



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