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Ma quale bolla dei Treasury Usa

di Daniel Kruger
MF - Numero 022 pag. 4 del 31/01/2018

Malgrado l’aumento dei rendimenti dei titoli a dieci anni la domanda resta forte. Sulla scadenza decennale i tassi sono ai massimi dalla primavera del 2014, ma su quella a 30 anni sono molto al di sotto del picco del 2017. Perché i mercati prevedono una frenata dell’economia e dei prezzi

La recente ascesa del rendimento del Treasury bond a 10 anni ha spinto alcuni investitori a dichiarare la fine di un mercato rialzista in corso da oltre 30 anni nelle obbligazioni. Ma i T-bond a scadenza più lunga suggeriscono che tale conclusione potrebbe essere prematura. Mentre il rendimento del titolo decennale è salito oltre il 2,70% durante la sessione di lunedì, il massimo da aprile 2014, il rendimento a 30 anni ha chiuso al 2,940% - cioè ben sotto il massimo del 2017, cioè il 3,14%. Secondo molti investitori, l’ascesa del rendimento a 10 anni riflette la convinzione che le recenti riduzioni fiscali aumenteranno il ritmo della crescita e stimoleranno l’inflazione, spingendo la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse e a intaccare il valore del debito pubblico in essere. Altri analisti sostengono invece che la forza dei titoli trentennali suggerisce che le prospettive a lungo termine potrebbero non essere così rosee. Da settembre, quando la Fed ha pubblicato un piano per la riduzione delle posizioni in obbligazioni e ribadito l’impegno ad aumentare i tassi nei prossimi anni, il divario tra i due rendimenti si è dimezzato a 245 punti base, il minimo dalla crisi finanziaria.Per alcuni economisti è il segno che gli acquirenti di Treasury a 30 anni non sono convinti di un incremento prolungato della crescita e dell’inflazione.

In proposito un motivo di preoccupazione è la Fed. «Mettendo il turbo» all’economia con stimolanti riduzioni delle imposte, anche se la crescita è costante, «effettivamente si tenta la Fed a imprimere un ritmo più rapido del previsto alla normalizzazione dei tassi», aumentando il rischio che tali interventi rallentino l’espansione, ha ribattuto Krishna Memani, chief investment officer di OppenheimerFunds. In dicembre, il Fomc ha mostrato l’intenzione di alzare il tasso di interesse a breve termine tre volte quest’anno e altre due nel 2019, dopo avere incrementato i costi di finanziamento quattro volte dal dicembre 2016.


Alcuni investitori e analisti prevedono che il continuo aumento dei tassi di interesse - anche se l’inflazione non ha ancora raggiunto l’obiettivo del 2% - contenga le pressioni sui prezzi e mantenga bassi i rendimenti obbligazionari a più lungo termine. Anche con la disoccupazione ai minimi di 17 anni e la riforma fiscale di fine 2017, che ha indotto alcune società ad aumentare i salari oppure offrire bonus una tantum, «non c’è davvero alcun timore per l’inflazione», ha commentato Charles Comiskey, responsabile del Treasury trading presso Bank of Nova Scozia. L’inflazione rappresenta una minaccia per il valore dei titoli di Stato a lungo termine perché erode il potere d’acquisto delle cedole fisse.
Inoltre, l’impennata dei titoli azionari sta contribuendo alla domanda di obbligazioni a 30 anni, in quanto i fondi pensione hanno ridotto alcune partecipazioni con un trasferimento nell’obbligazionario per mettere al sicuro i guadagni, creando una domanda coerente per quest’area del mercato», ha spiegato Memani.


Ulteriore spinta alla domanda viene dagli investitori impegnati in puntate abbinate, per cui i rendimenti del Tesoro a lungo termine diminuiranno rispetto a quelli sul debito a breve, che dovrebbero continuare a salire mentre la Fed aumenta i tassi. Queste operazioni sono redditizie in quanto il divario tra le diverse scadenze delle obbligazioni si restringe, tendenza nota come appiattimento della curva dei rendimenti.
Anche se il taglio delle tasse quest’anno dovrebbe stimolare la crescita, alcuni economisti si aspettano che la maggior parte dei benefici maturerà nei primi due anni. La costante domanda di Treasury a 30 anni potrebbe riflettere l’idea che lo stimolo alla crescita e l’inflazione derivanti dalla riforma del sistema tributario si esauriranno presto. «L’impatto della riduzione delle imposte svanirà forse nel primo trimestre» del 2018, ha dichiarato David Rosenberg, chief economist presso Gluskin Sheff & Associates. «È molto probabile che i compratori di obbligazioni a lungo termine stiano adottando una visione di più lungo periodo».


La domanda di titoli a 30 anni contrasta con il punto di vista di Bill Gross, divenuto famoso come gestore del Pimco Total Return Bond Fund, una volta il più grande portafoglio a reddito fisso del mondo. Ora a Janus Henderson Investors, ha recentemente affermato che gli investitori si trovano ad affrontare un «mercato obbligazionario orso». Diversi investitori raccontano che gli analisti hanno previsto diverse volte negli ultimi anni la fine del lungo mercato rialzista, solo per osservare nuovamente un rally delle obbligazioni.Alcuni hanno citato due fattori che metteranno alla prova la sostenibilità del mercato obbligazionario nei prossimi mesi: la decisione della Fed di ridurre i 4.200 miliardi di dollari di obbligazioni in portafoglio e l’inflazione.

La riduzione del bilancio avrà un effetto equivalente all’innalzamento dei tassi di interesse di un ulteriore punto percentuale, che potrebbe pesare sulla crescita e sull’inflazione, ha aggiunto Rosenberg.Le aspettative inflazionistiche del mercato obbligazionario per i prossimi 10 anni sono aumentate: il tasso di inflazione di pareggio - un indicatore chiave che mostra la differenza di rendimento tra i Treasury nominali e quelli indicizzati all’inflazione - a gennaio era oltre la soglia del 2% per la prima volta da marzo. Tuttavia, a 30 anni le previsioni del mercato sono del 2,1%, il che suggerisce una preoccupazione minima per il rialzo dei prezzi al consumo a lungo termine. Ciò non dovrebbe sorprendere dopo anni di inflazione molto debole, ha ricordato John Bellows, gestore di fondi obbligazionari per Western Asset Management, che ha assunto delle posizioni beneficiando di una curva dei rendimenti più piatta. «Siamo molto lontani da un riapprezzamento del rischio di inflazione nel mercato obbligazionario», ha affermato. (riproduzione riservata)


traduzione di Giorgia Crespi


(Translated from the original version by Milano Finanza Editorial Staff)

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