Il mercato globale delle fusioni e acquisizioni (m&a) rallenta, ma non si ferma. Dopo un avvio di 2026 da record, il secondo trimestre ha avuto una brusca correzione, con i deal che hanno registrazione performance peggiori rispetto alle società non coinvolte in operazioni di m&a. È il quadro che emerge dall’ultima edizione del Quarterly Deal Performance Monitor di Wtw, realizzato con l’M&A Research Centre della Bayes Business School.
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Tra aprile e giugno gli acquirenti attivi in operazioni superiori ai 100 milioni di dollari hanno registrato una performance azionaria inferiore rispetto agli indici regionali di riferimento, con uno scarto complessivo del -11,9%. Un risultato che riflette un contesto segnato da instabilità geopolitica, dubbi sulle valutazioni e incertezza sulle politiche commerciali.
La tendenza è evidente soprattutto sul fronte delle grandi operazioni. Nel secondo trimestre sono stati chiusi appena tre mega deal, cioè transazioni con un valore superiore ai 10 miliardi di dollari, contro i 12 registrati nei primi tre mesi. Anche i large deal, oltre 1 miliardo di dollari, hanno subìto una contrazione: 48 operazioni nel trimestre contro le 56 del periodo precedente.
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La frenata delle operazioni di maggiori dimensioni ha avuto un impatto diretto sul valore complessivo del mercato: il volume finanziario delle transazioni è sceso dai 438 miliardi di dollari del primo trimestre, massimo degli ultimi cinque anni, ai 232 miliardi del secondo trimestre. Nonostante il calo, il mercato mostra segnali di tenuta. Le 202 operazioni oltre i 100 milioni di dollari completate tra aprile e giugno superano infatti le 176 dello stesso periodo del 2025. Inoltre, anche in presenza delle tensioni internazionali, il numero complessivo delle transazioni finalizzate è rimasto vicino ai livelli del primo trimestre, quando erano state concluse 215 operazioni.
«Il mercato m&a continua a registrare forti oscillazioni nell’andamento delle operazioni, a testimonianza di un contesto macroeconomico e geopolitico imprevedibile», ha sottolineato Andrea Scaffidi, total reward & executive solution managing director di Wtw. «Tuttavia, nonostante le ondate di incertezza e l’andamento altalenante previsto per il resto del 2026, gli acquirenti non si sono quasi mai fermati e continuano a sfidare la volatilità del mercato».
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A livello geografico, in Nord America i dealmaker hanno completato 103 operazioni, contro le 117 del trimestre precedente, con una sottoperformance dell’11,6% rispetto all’indice regionale.
Anche l’Europa ha registrato una contrazione: le operazioni concluse sono state 38, contro le 40 dei primi tre mesi dell’anno, con una performance inferiore all’indice pari all’8,3%. Il dato più significativo arriva però dall’area Asia-Pacifico. Gli operatori della regione hanno registrato la peggiore performance relativa, con un calo del 35,8%, dopo il -3,4% del primo trimestre. Nonostante ciò, l’area è stata l’unica ad aumentare il numero delle operazioni completate: 51 deal contro i 49 dei tre mesi precedenti. La crescita è arrivata malgrado la forte frenata della Cina, dove le operazioni finalizzate sono scese a sette rispetto alle 21 del primo trimestre.
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Secondo Wtw, la volatilità non ha ancora compromesso la capacità del mercato m&a di generare opportunità. «L’incertezza geopolitica, i timori relativi alle valutazioni e i cambiamenti nelle politiche commerciali non hanno ancora frenato in modo significativo il ritmo, la profondità e l’ampiezza del mercato m&a», ha aggiunto Scaffidi. A sostenere l’attività restano la ricerca di crescita su larga scala, l’efficienza dei costi e la pressione competitiva tra gli acquirenti. In questo scenario, però, «un approccio disciplinato, orientato alla strategia e attento alle opportunità specifiche sarà essenziale per portare a termine operazioni capaci di creare valore, anche in contesti turbolenti», ha concluso il manager. (riproduzione riservata)