Parola d’ordine: selettività. In un contesto macroeconomico e geopolitico incerto e soggetto a cambiamenti repentini, gli investitori stanno diventando sempre più rigorosi nella scelta delle operazioni da effettuare. Senza, però, tirarsi indietro. La paura non sembra infatti fermare investimenti e aggregazioni: nei primi tre mesi del 2026 sul mercato italiano cresce il numero delle acquisizioni annunciate (anche se calano i volumi) e le aziende continuano a investire all’estero.
Una frenata marcata emerge invece nell’ammontare investito dal private equity, penalizzato dall’assenza di mega deal: secondo l’ultimo EY Parthenon Bulletin, tra gennaio e marzo i fondi hanno partecipato a 166 operazioni (+31%) con un controvalore di 1,6 miliardi di euro (-63%).
«Dopo un 2025 attendista le aziende, non solo italiane, hanno iniziato il 2026 con spirito positivo e nonostante la gravissima crisi in Medio Oriente non abbiamo riscontrato nelle ultime settimane rilevanti segnali di rallentamento anche se, inevitabilmente, si assiste a una più attenta allocazione del capitale», osserva Marco Daviddi, managing partner di EY-Parthenon in Italia.
Cominciando dal m&a, le operazioni annunciate in Italia nel primo trimestre sono 326 (+8%) per un valore di 6,3 miliardi (-10%). I settori che guidano gli investimenti - in termini di numero di operazioni - sono l’industria (24%), i beni di consumo (13%), i servizi (13%) e il tech (12%). Rispetto al 2025 si riducono i deal che coinvolgono il comparto finanziario e le life sciences.
Il mercato m&a italiano, si legge nello studio, «continua a mostrare segnali di vivacità. Ne sono prova le recenti operazioni di offerta pubblica annunciate - l’opas su Tim e l’opa su Recordati - che, se completate, potrebbero generare un valore complessivo potenziale di 15-20 miliardi».
Inoltre, negli stessi mesi sono 81 le acquisizioni effettuate all’estero da imprese italiane, anche in questo caso con un incremento del numero di deal (+7%) ma una contrazione dell'ammontare che passa dai 9,7 miliardi del primo trimestre 2025 a 6,6 miliardi (-32%). Oltre la metà delle operazioni (circa il 60% del totale) si concentra in cinque mercati: Spagna, Regno Unito, Germania, Svizzera e Francia.
Un trend analogo, ma più accentuato, emerge nell’attività dei fondi di private equity. Nonostante un aumento delle acquisizioni nel primo trimestre, passate da 127 a 166, il valore dei deal registra un calo di oltre il 60%. La flessione, spiega il report di EY, è dovuta principalmente all’assenza di mega deal (operazioni da oltre un miliardo di euro). In ogni caso i fondi «continuano a rappresentare una percentuale significativa di acquirenti nelle operazioni annunciate, superando il 50%», puntualizza l’analisi.
Gli eventi degli ultimi mesi hanno inoltre messo sotto i riflettori il comparto Energy & Infrastructure. Nel 2025 la raccolta globale dei fondi infrastrutturali non quotati di questo settore ha raggiunto il livello record di 250 miliardi. Questo dato, oltre a rappresentare il massimo storico, segna un aumento del 120% rispetto al 2024 e supera anche il precedente picco di 170 miliardi raccolti nel 2021-2022. Più nel dettaglio, a catturare l’interesse sono state soprattutto le iniziative legate a transizione energetica, reti, accumulo e infrastrutture di trasporto.
Anche in Italia l'energia e le infrastrutture vivono un momento positivo dal punto di vista del m&a, con 165 deal realizzati lo scorso anno tra energia, trasporti, ambiente e altre infrastrutture. Circa il 75% delle operazioni riguarda il settore energetico, contando sia le rinnovabili (50%) sia altri progetti. «Gli asset energetici esprimono valutazioni premium e attraggono utility domestiche, operatori internazionali e fondi infrastrutturali», conclude il report. (riproduzione riservata)