Le compagnie aeree low cost, un tempo oggetto di scherno per i sedili ridotti e l’imbarco da carro bestiame, sono maturate. Vantano posizioni dominanti in molti dei principali mercati e rubano passeggeri ai vettori che offrono un servizio completo. L’anno scorso, per la prima volta, hanno trasportato oltre un miliardo di passeggeri: quasi il 30% dei 3,7 miliardi di persone che hanno scelto di volare. Così facendo, stanno cambiando il modo in cui si vola. Le tariffe basse hanno comportato una contrazione dei prezzi dell’intero settore: viaggiare è meno costoso e anche chi in passato non poteva permetterselo ha avuto accesso ai cieli.
Quando il fondatore di JetBlue Airways, David Neeleman, nel 2008 ha avviato il vettore low cost Azul in Brasile, uno dei suoi obiettivi era creare nuovi clienti per la linea aerea attirando persone abituate a viaggiare sulle lunghe distanze con pullman o auto. L’anno scorso Azul ha trasportato 20,6 milioni di passeggeri e ha assunto una quota di mercato nazionale del 17,5% e servito 102 aeroporti.
Con il diffondersi delle compagnie low cost in tutto il mondo, il regolare servizio aereo è stato introdotto anche in centri più remoti, tra cui Kiruna (Svezia), a nord del Circolo Artico, e Bandung, capoluogo della provincia di Giava Occidentale (Indonesia). Oggi esistono più opzioni di volo diretto tra città e città che mai.
Negli Stati Uniti circa un passeggero su tre vola low cost. E nei mercati in rapida crescita dell’India e del Sud-Est Asiatico, tali vettori controllano il 53% dei biglietti. La messicana Volaris Aviation copre il 28% del mercato interno. IndiGo, conosciuta anche come InterGlobe Aviation, che ha iniziato a volare nel 2006, vanta ora il 40% del mercato interno. Negli Stati Uniti, la low cost JetBlue è ora il principale vettore statunitense all’aeroporto Jfk di New York e al Logan di Boston. Il pioniere del segmento budget Southwest Airlines, insieme a JetBlue e Spirit Airlines, ora trasporta il 64% dei clienti da Fort Lauderdale (Florida).
In Europa è la stessa storia. L’anno scorso la irlandese Ryanair è diventata la compagnia più grande del continente per passeggeri, battendo Lufthansa. Il suo patron, Michael O’Leary, è convinto che le compagnie aeree economiche abbiano ancora ampio margine di crescita nel Vecchio Continente.
La low cost ungherese Wizz Air, copiando il modello, ha iniziato a volare nel 2004. Otto anni dopo, la compagnia di bandiera, Malev Hungarian Airlines, ha chiuso. L’itinerario Londra-Budapest è diventato competitivo e a basso costo, stimolando la domanda e quadruplicando la portata.
Ma come riescono a tenere bassi i prezzi? Per ridurre al minimo i costi di addestramento e di manutenzione, hanno principalmente flotte composte dallo stesso tipo di aerei, di cui alcuni ora sono dotati di sedili in pelle e sistemi di intrattenimento per ogni posto a sedere. E spesso acquistano i velivoli in grandi quantità da Boeing o da Airbus per ottenere sconti.
Gli stipendi sono meno generosi rispetto ai vettori tradizionali e molti dipendenti non hanno anzianità e fanno parte dei livelli più bassi della scala salariale. Inoltre, da nuovi arrivati nel settore, queste compagnie non hanno grandi obblighi pensionistici e spesso non hanno sindacati. Questo dà loro un grosso vantaggio sui costi.
Hanno inoltre inaugurato rotte intercontinentali, precedentemente prerogativa dei vettori tradizionali, che stanno dando vita alle proprie unità economiche a lungo raggio per competere. Norwegian Air Shuttle e l’islandese Wow Air hanno coperto il 37% dei nuovi biglietti estivi in vendita quest’anno tra Stati Uniti e Europa. I vettori asiatici offrono voli a prezzo ridotto da Corea del Sud e Malesia alle Hawaii e stanno adocchiando la costa occidentale degli Stati Uniti. In alcuni casi, questi operatori propongono anche posti premium e pasti, a pagamento.
Insomma, la rapida espansione delle reti di rotta per i vettori economici consente ora ai viaggiatori di compiere il giro del mondo utilizzando esclusivamente volo low cost. (riproduzione riservata)
traduzione di Giorgia Crespi
