Il Regno Unito ammorbidisce parte delle sanzioni energetiche contro Mosca nel tentativo di contenere l’emergenza carburanti provocata dalla crisi in Medio Oriente. Londra consentirà infatti l’importazione di petrolio russo raffinato in gasolio e carburante per aerei in Paesi terzi, una deroga destinata a entrare in vigore mercoledì e motivata dal timore di carenze energetiche legate al blocco di fatto dello Stretto di Hormuz.
Come riporta il quotidiano The Telegraph, Londra consentirà, inoltre, il trasporto marittimo di gas naturale liquefatto russo proveniente dai terminal di Sakhalin-2 e Yamal.
Secondo quanto riferito dalla Bbc, il governo britannico ha deciso di introdurre maggiore flessibilità nel sistema sanzionatorio dopo l’impennata dei prezzi dei carburanti registrata dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio globale di petrolio e gas, risulta fortemente compromesso dal conflitto, con pesanti ripercussioni sull’approvvigionamento internazionale.
La deroga riguarda in particolare diesel e jet fuel ottenuti dalla raffinazione di greggio russo in Paesi terzi. Contestualmente Londra ha alleggerito anche alcune restrizioni relative al trasporto di gas naturale liquefatto russo.
L’aumento dei prezzi del carburante per aerei è stato uno degli effetti più immediati della crisi. In Europa le quotazioni del jet fuel sono più che raddoppiate nelle settimane successive allo scoppio della guerra, per poi stabilizzarsi su livelli comunque circa del 50% superiori rispetto al periodo precedente al conflitto.
Le conseguenze si stanno riflettendo direttamente sul trasporto aereo: diverse compagnie operative nel Regno Unito e su scala internazionale hanno cancellato voli e aumentato le tariffe per compensare i costi energetici record.
Anche i prezzi alla pompa nel Regno Unito continuano a crescere, alimentando le pressioni sul governo britannico.
Downing Street ha sostenuto che il quadro generale delle sanzioni contro la Russia resta rigoroso, ma che l’attuale fase richiede misure temporanee di adattamento per garantire la sicurezza energetica del Paese.
Una scelta che ricorda quella adottata dagli Stati Uniti nelle scorse settimane e che aveva già provocato forti critiche da parte di opposizioni e osservatori internazionali, convinti che tali aperture rischino di indebolire la pressione economica su Mosca.
Negli ultimi anni il Regno Unito è stato tra i principali promotori delle sanzioni occidentali contro la Russia in risposta alla guerra in Ucraina. La decisione ha provocato dure critiche anche da parte della leader conservatrice Kemi Badenoch, che ha accusato il Labour di finanziare indirettamente «la macchina da guerra» del presidente russo Vladimir Putin.(riproduzione riservata)