La foto della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen seduta sul divano della grandissima stanza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e non sulla poltrona che si riserva nella liturgia diplomatica ai capi di Stato è uno scatto che parla. E parla, purtroppo, non solo dello sgarbo istituzionale che volutamente Erdogan ha compiuto nei confronti della politica tedesca, ma di come viene recepita nel mondo l’Unione Europea. Perché ancora più stridente è stato il gesto del terzo uomo coinvolto nel filmato, che ha fatto rapidamente il giro del mondo, sollevando critiche univoche ma legate al gesto maschilista. Sedendosi al fianco di Erdogan sulla poltrona dello scandalo, negata non a una donna ma al simbolo della condivisione degli ideali europei, il Presidente del Consiglio Europeo, Charles Michel, ha offeso anch’egli la sua collega Von der Leyen, perché avrebbe potuto mostrare certamente più spirito dei tempi. Michel ha confermato invece quello che lo stesso leader turco pensa dei rapporti diplomatici (e non solo lui) con l’Europa: contano quelli one to one con i Paesi, rappresentati nell’occasione proprio dal numero uno del Consiglio Ue, non quelli con la Commissione. Tra l’altro c’è da chiedersi dove si sarebbe seduto invece il presidente del Parlamento Europeo David Sassoli se fosse stato presente anch’egli all’incontro. Sul divano? In poltrona anche lui? Forse lui se ne sarebbe andato. Erdogan, in attesa di un vertice a quattro per la controprova, non ha fatto che rendere plastico il travaglio di questa Unione imperfetta, dove i governi contano più di Commissione e assise elettiva, come il caso vaccini sta dimostrando. Il problema non è la poltrona ma la politica che ruota attorno. (riproduzione riservata)