Recenti iniziative puntano a consacrare la sostenibilità come valore assoluto per tutte le imprese a prescindere dalla loro adesione ad un codice di autodisciplina. In tal senso interviene la recentissima risoluzione del Parlamento Europeo «Dovere di diligenza e responsabilità delle imprese» del 10 marzo 2021 recante raccomandazioni alla Commissione Europea concernenti la dovuta diligenza e la responsabilità delle imprese. L’obiettivo della risoluzione è quello di sollecitare la Commissione Ue a emanare una direttiva che istituisca, per un bacino di imprese allargato rispetto alle sole società ammesse a mercati regolamentati, un generale obbligo di rispettare i diritti umani, l’ambiente e la buona governance, senza produrre o contribuire a produrre impatti negativi potenziali o effettivi su tali beni fondamentali. Destinatari della direttiva saranno tutte le grandi imprese soggette al diritto di uno Stato membro o stabilite nel territorio dell’Unione nonché tutte le piccole e medie imprese quotate in borsa e quelle ad alto rischio. La direttiva si applicherà anche qualora l’impresa, che presenti tali caratteristiche dimensionali o di rischiosità, sia disciplinata dal diritto di un paese terzo e non sia stabilita nel territorio dell’Ue allorché operi nel mercato interno vendendo beni o fornendo servizi. Varranno per essa le regole di diligenza così come recepite nella legislazione dello Stato membro in cui operi. La risoluzione mira altresì a istituire una responsabilità diretta delle imprese per gli effetti negativi sui diritti umani, sull’ambiente e sulla buona governance che esse causano o contribuiscono a causare, al di là della commissione di specifici reati o illeciti amministrativi. A tal fine, gli Stati membri dovranno individuare le strategie di dovuta diligenza che dovranno essere obbligatoriamente adottate dalle grandi imprese, ma anche dalle piccole e medie se quotate o esercenti attività considerate ad alto rischio, al fine di perseguire la sostenibilità di lungo periodo dell’attività esercitata.
La strategia di dovuta diligenza, come accade oggi per l’assetto contabile e organizzativo dell’impresa o per la sicurezza sui luoghi di lavoro, dovrà essere valutata, controllata e aggiornata continuamente per garantirne l’adeguatezza rispetto all’attività esercitata dalla società e ai rischi rispetto ai quali quest’ultima è esposta. La sostenibilità diverrà dunque, auspicabilmente, un vero e proprio obbligo giuridico per le imprese, al punto che l’impresa, che si renda conto di aver causato un impatto negativo, o di avervi contribuito, sui diritti umani, sull’ambiente o sulla buona governance, dovrà prevedere un processo di riparazione ovvero dovrà collaborare al meglio delle sue capacità a tale processo. La riparazione potrà consistere in un risarcimento economico, in una rimessa in pristino, in scuse pubbliche, in obblighi di restituzione o in un contributo alle indagini. Il rispetto degli obblighi di sostenibilità sarà anche soggetto a vigilanza da parte di autorità indipendenti all’uopo individuate o costituite. Inoltre, la suggerita direttiva prevederà un innovativo sistema di reclami che darà la possibilità a diversi soggetti, definiti «portatori di interessi», tra i quali anche organizzazioni aventi quale scopo la difesa dei diritti umani, l’ambiente e la buona governance, di avviare procedure di reclamo volte a sanzionare eventuali violazioni degli obblighi di cui alla direttiva da parte delle imprese o procedimenti civili, secondo le rispettive norme nazionali applicabili, che non saranno comunque impediti dall’eventuale procedura di riparazione seguita dall’impresa. (riproduzione riservata)