Lagarde (Bce) avverte: la crescita europea sta frenando. Dazi Usa non lontani dalle previsioni della banca centrale
La presidente Bce: si sta invertendo la tendenza osservata nel primo trimestre, quando la crescita è stata «più forte del previsto». Per le prossime mosse di politica monetaria saranno decisive le proiezioni di settembre
La crescita europea ha frenato nel secondo trimestre e continuerà a farlo nel terzo. Lo ha sottolineato la presidente Bce Christine Lagarde in un incontro del World Economic Forum a Ginevra. Si sta invertendo così la tendenza osservata nel primo trimestre, quando la crescita è stata «più forte del previsto» secondo Lagarde perché «abbiamo assistito a una forte anticipazione degli acquisti a livello globale. Gli importatori hanno aumentato le scorte in previsione di dazi più elevati».
La presidente Bce ha aggiunto che «i settori con una maggiore esposizione alle esportazioni verso gli Stati Uniti, come quello farmaceutico, hanno registrato una forte crescita della produzione in questo periodo». Inoltre consumi e investimenti «hanno contribuito positivamente alla crescita» e il mercato del lavoro è rimasto «solido».
Questo quadro tuttavia è ormai alle spalle. Con l’aumento delle tariffe (annunciato per la prima volta il 2 aprile dal presidente Usa Donald Trump), l’effetto dell’anticipo dell’attività per i dazi «si sta ribaltando», ha detto Lagarde. «Il previsto rallentamento della crescita dell’area euro era già evidente nel secondo trimestre di quest’anno». Guardando al futuro, la presidente Bce ha ricordato che Francoforte prevede «una frenata della crescita nel terzo trimestre, legata al venir meno dell’effetto frontloading».
Il pil dell’Eurozona è salito di solo lo 0,1% nel secondo trimestre, in netto rallentamento rispetto ai primi tre mesi dell’anno (+0,6%). La produzione industriale è scesa dell’1,3% a giugno, oltre le attese degli analisti, con una flessione significativa in Germania (-2,3%). Anche l’export Ue verso gli Stati Uniti ha mostrato un netto calo a giugno, scendendo a 40,2 miliardi, oltre il 10% in meno rispetto all’anno precedente. La flessione è stata ancora più netta rispetto a marzo, quando le esportazioni verso gli Usa hanno toccato il picco di 71,7 miliardi a causa delle vendite pre-dazi.
L’accordo Usa-Ue sui dazi ha imposto tariffe più elevate sui beni europei rispetto al regime in vigore prima di aprile. L’intesa ha luci e ombre per l’Europa secondo Lagarde: «L’accordo commerciale stabilisce un dazio medio effettivo stimato tra il 12% e il 16% per le importazioni statunitensi di beni dell’area euro. Questa tariffa è leggermente superiore, ma comunque vicina, alle ipotesi utilizzate nelle nostre proiezioni di base di giugno».
La presidente Bce ha comunque sottolineato che «l’esito dell’accordo commerciale è ben al di sotto dello scenario severo di dazi superiori al 20% ipotizzato nelle proiezioni di giugno». Allo stesso tempo, «persiste l’incertezza, poiché i dazi su prodotti farmaceutici e semiconduttori rimangono poco chiari».
La Bce considererà le implicazioni dei dazi Usa nelle proiezioni di settembre, che «guideranno le decisioni nei prossimi mesi», ha precisato Lagarde.
«Sebbene gli Stati Uniti siano e rimangano un importante partner commerciale, anche l’Europa dovrebbe puntare ad approfondire i legami commerciali con altre giurisdizioni, sfruttando i punti di forza della sua economia orientata all’export», ha aggiunto. «Essendo il principale partner commerciale di 72 paesi, l’Ue vanta già la più ampia rete di accordi commerciali al mondo».
In sintesi, secondo Lagarde, l’economia si sta muovendo più o meno in linea con le previsioni Bce di giugno (che peraltro scontavano un altro taglio dei tassi), ma l’incertezza resta ampia. Negli ultimi giorni i mercati sono diventati più prudenti riguardo a una riduzione ulteriore della banca centrale che ha già dimezzato i tassi dal 4% toccato a giugno 2024. Francoforte ha ora una politica monetaria neutrale, cioè tale da non comprimere né stimolare la crescita. L’inflazione ha raggiunto a giugno e luglio il 2%, ovvero l’obiettivo di medio termine della Bce.
Gli operatori monetari ritengono che la Bce lascerà i tassi al 2% a settembre e ottobre, mentre potrebbe abbassarli dello 0,25% a dicembre. Quest’ultima mossa è scontata con una probabilità di poco inferiore al 50%.
Lagarde è intervenuta in un incontro del World Economic Forum. L’ex presidente Klaus Schwab nelle scorse settimane ha detto di aver discusso con Lagarde la possibilità di un’uscita anticipata dalla Bce per diventare numero uno del Wef. Lagarde tuttavia ha poi detto di voler completare il mandato a Francoforte che terminerà nel 2027. A quel punto, secondo indiscrezioni, non è escluso che Lagarde possa andare al Wef. (riproduzione riservata)