Entro la fine dell’anno l’Unione europea potrebbe iniziare a colpire Facebook in base alle nuove leggi sulla privacy, imponendo multe per miliardi di euro e provvedimenti volti a cambiare le pratiche commerciali. La Commissione irlandese per la protezione dei dati, incaricata di far rispettare a Facebook l’attuazione al decreto sulla privacy dell’Ue in quanto la sede centrale dell’azienda si trova a Dublino, afferma di essere vicina alla conclusione delle indagini in alcuni degli 11 casi aperti riguardanti il gigante tecnologico in base al regolamento generale sulla protezione dei dati dell’Ue, altrimenti definito Gdpr. Secondo il portavoce Graham Doyle, il regolatore irlandese ha fornito a Facebook copie delle inchieste concluse per alcuni casi, prevedendo di iniziare a redigere decisioni nelle prossime settimane. Inoltre ha aggiunto che, entro la fine di settembre, l’Irlanda intende inviare almeno alcuni progetti di decisione, insieme alla proposta di eventuali multe e sanzioni, agli altri 27 regolatori nazionali per la privacy dell’Ue.
Facebook si vede sottoporre i casi dalla Commissione irlandese dopo aver sottoscritto a luglio un accordo di 5 miliardi di dollari per le violazioni della privacy con la Federal Trade Commission degli Stati Uniti. L’attenzione è rivolta anche al modo in cui l’Irlanda deciderà i suoi casi contro le grandi aziende della Silicon Valley, in parte perché alcune piccole aziende di tecnologia e advertising affermano che il Gdpr ha, almeno inizialmente, portato i marketer a spostare la spesa per la pubblicità digitale su Google e Facebook. A differenza della risoluzione della Ftc statunitense, le indagini irlandesi non si sono concentrate sulla relazione che univa Facebook a Cambridge Analytics, visto che si tratta di un rapporto che risale a prima del Gdpr. La nuova legge Ue sulla privacy è entrata in vigore in maggio 2018 e l’Information Commissioner’s Office, ovvero l’organo britannico garante della privacy, ha già multato Facebook conformemente alle vecchie legislazioni europee.
Anche se le nuove norme Ue conferiscono ai garanti della privacy poteri più ampi di quelli della Ftc, le multe potrebbero ammontare a meno di quanto determinato tramite la risoluzione dell’organo statunitense. Le multe in linea con il Gdpr possono arrivare fino al 4% del fatturato generato da una società l’anno precedente ovvero, nel caso di Facebook, sino a 2,23 miliardi di dollari. Il portavoce del garante irlandese non ha specificato quali dei casi che coinvolgono Facebook si trovano prossimi alla decisione finale, se non per uno che riguarda WhatsApp, l’applicazione di chat di proprietà di Facebook, sulla fornitura agli utenti e ai non utenti di sufficienti informazioni so come condividere i dati con altre unità della sfera Facebook. Altri casi puntano dritti al cuore del modello di business della società. Secondo un rapporto dello stesso organo garante, tre indagini in particolare stanno cercando di capire se le unità irlandesi di Facebook, Instagram e WhatsApp, responsabili degli utenti basati nell’Ue, dispongano delle autorizzazioni necessarie (in accordo con le leggi europee) a raccogliere e utilizzare le informazioni personali dei residenti del Vecchio Continente. Un’altra invece si sta occupando specificamente di verificare che Facebook rispetti le norme del Gdpr quando impiega i dati «nel contesto delle analisi comportamentali e dell’advertising mirato», specifica il rapporto.
Migliaia tra le applicazioni più popolari per dispositivi Apple e Android contengono codici di Facebook, capaci di inviare al social network informazioni a volte piuttosto dettagliate sugli utenti, includendo i prodotti che mettono nel loro carrello virtuale della spesa o le destinazioni verso cui stanno progettando di volare. All’inizio dell’anno il Wall Street Journal aveva già riportato che 11 app famose, che vantano decine di milioni di utenti, stavano condividendo con Facebook informazioni a volte estremamente riservate, come i ritmi cardiaci o i periodi di ovulazione. Una cosa che Facebook identifica come violazione delle policy in vigore per gli sviluppatori di app.
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