La sahariana secondo Stefano Ricci: quando la vera eleganza sopravvive a Google Maps
Dall’Africa di Hemingway alla Tanzania di Stefano Ricci, la sahariana continua a incarnare un'idea di eleganza avventurosa. Un capo che attraversa il tempo, ispira uomini e donne e racconta ancora il fascino di ciò che resta da scoprire
In un presente in cui i satelliti e Google Maps hanno rimpicciolito il pianeta, eliminando ogni residuo di mistero geografico, e persino l’Everest soffre di un volgare problema di sovraffollamento, che cosa resta dell’umana sete di avventura? Resta quel desiderio atavico di partire che la tecnologia non può mappare. E che la moda sa ancora interpretare come una forma di conoscenza.

È questo il motivo per cui certi capi resistono alle tendenze con una ostinazione emozionante. Perché custodiscono un immaginario che l’innovazione tecnologica non può replicare. La sahariana è l’archetipo di questa resistenza.
Questa giacca molto iconica. Ha attraversato il Novecento sulle spalle di esploratori, archeologi e scrittori. Ernest Hemingway ne colse l’essenza meglio di chiunque altro, intuendone la duplice anima: abbastanza robusta per la polvere del safari, abbastanza aristocratica per una cena formale. Nel corso dei decenni, la moda l’ha cannibalizzata e reinterpretata: Yves Saint Laurent le diede un’erotica spavalderia parigina; Gianni Agnelli la impose come l'ultimo feticcio dell'anticonformismo. Molti altri, semplicemente, l’hanno copiata.

Stefano Ricci, invece, ha scelto una via più colta e radicale. Ricci continua a edificare attorno alla sahariana un intero ecosistema. Un universo fatto di natura selvaggia e proporzioni che rimettono l’uomo al suo giusto posto rispetto al paesaggio. Non sorprende che la sua collezione Primavera/Estate 2027 nasca in Tanzania, nona tappa dell’ambizioso progetto Explorer Mission. In questa terra primordiale, dove il Serengeti, i baobab del Tarangire e le foreste di Gombe ricordano che l'avventura ha solo cambiato significato, la maestria sta nei dettagli.

La Tanzania ha guidato lo stilista in una tavolozza infinita di sfumature native: il blue tanzanite (colto omaggio al celebre blu della maison) , l’avio Tanganyika , il tabacco Serengeti , il verde Gombe Forest e l’arancio-mattone dei guerrieri Masai. Colori che penetrano nel cotone Giza 45, nel lino e in lane ultraleggere con assoluta naturalezza. La costruzione è morbida, i volumi controllati, le tasche a soffietto perfette. Non c’è traccia di sterile teatralità, ma solo la volontà di aggiornare un classico rispettandone l’integrità.

Ma c’è un legame ancora più profondo in questa collezione. L’Africa è una seconda patria per l’imprenditore fiorentino , una terra legata al ricordo delle camicie in seta pura create per una personalità immensa come Nelson Mandela, divenuto nel tempo un «amico caro». Note che tornano negli smoking serali realizzati nei nobili tessuti dell’Antico Setificio Fiorentino, capaci di rileggere con rigoroso rispetto gli antichi motivi geometrici dei Maasai.

Dopotutto, la storia della sahariana è la storia del miglior menswear: un’uniforme militare nata per il caldo e la polvere , dove ogni cucitura aveva una ragione d’essere. Il vero miracolo accade quando gli uomini decidono di continuare a indossarla anche fuori dal contesto selvaggio, semplicemente perché desiderano essere associati a un’idea di perenne curiosità verso il mondo. È qui che l’utilità si trasforma in simbolo.
Ed è una fascinazione che ignora le barriere di genere. Le passioni autentiche infatti appartengono a chi le vive. Lo dimostra la versione speciale che Ricci ha creato per Ami Vitale, celebre fotografa di National Geographic. La sahariana creata per lei non sarà commercializzata. Proprio per questo l’impegno verso questa terra va oltre l’estetica: la maison ha siglato un accordo concreto per sostenere il Jane Goodall Institute Tanzania, finanziando la ricerca scientifica ad alta specializzazione dedicata agli scimpanzé del Gombe Stream, un tributo doveroso alla grande scienziata recentemente scomparsa.
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La strategia di Ricci si dimostra straordinariamente solida. I numeri parlano chiaro: il 2025 si è chiuso con un fatturato consolidato di circa 217 milioni di euro, segnando una crescita organica dell’1% in una fase di fisiologica normalizzazione del settore. Ancor più significativo è il primo quadrimestre del 2026, che registra ricavi in crescita del 4%, trainati dal consolidamento nel segmento Ultra-High-End e da una saggia diversificazione geografica. Mentre il brand si prepara a nuove aperture internazionali a Batumi, in Georgia, e a Città del Messico, ha scelto Roma per la preview della collezione, annunciando l'imminente apertura di una spettacolare boutique di 180 metri quadri in via Bocca di Leone. Un palazzo storico vincolato dalle Belle Arti che racchiuderà arredi in radica californiana e pietra serena. È la dimostrazione che alcune maison raccontano, con orgoglio 100% italiano, un modo di stare al mondo. (Riproduzione riservata)
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