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La rivoluzione anti-obesità: Eli Lilly e Novo Nordisk puntano al mercato globale e si sfidano a colpi di pillole dimagranti
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La rivoluzione anti-obesità: Eli Lilly e Novo Nordisk puntano al mercato globale e si sfidano a colpi di pillole dimagranti

di Giusy Iorlano
31 ottobre 2025, 14:31

La nuova frontiera della ricerca contro l’obesità fa sentire i suoi effetti anche sui listini Usa dove da tempo va in scena il duello tra le due società del pharma, pioniere del settore. In questa guerra a rischiare una battuta d’arresto è Pfizer. Intanto entro fine anno negli Usa sbarca il prodotto ingeribile che usa la semaglutide

Quando, nel dicembre 2023, la rivista Science ha premiato il farmaco Ozempic come breakthrough of the year, la scoperta dell’anno, il riconoscimento non ha fatto altro che amplificare una mania già esplosa negli Stati Uniti. Ozempic, nato come farmaco per la gestione del diabete, si è rivelato un potente strumento per la perdita di peso, trasformando un effetto collaterale in un fenomeno globale. L’azienda produttrice, la danese Novo Nordisk, ha quindi condotto studi per confermare l’efficacia della molecola semaglutide anche nel trattamento dell’obesità, ottenendo il via libera per l’utilizzo in soggetti con obesità o sovrappeso complicato da patologie correlate. La variante destinata al controllo del peso, denominata Wegovy, ha dosaggi più elevati rispetto a Ozempic.

Una sfida, questa delle pillole dimagranti, nuova frontiera della ricerca contro obesità e diabete, che ha fatto sentire i suoi effetti anche sui mercati azionari, dove da tempo va in scena il duello tra Novo Nordisk, pioniere in questo settore del pharma, ed Eli Lilly, che è diventato il suo principale competitor. Secondo Morgan Stanley, il mercato potrebbe passare da 15 miliardi a 150 miliardi di dollari entro il 2035.

La rivoluzione Orforglipron

Entrambe, Novo Nordisk ed Eli Lilly, sono ora nelle fasi finali dell’iter di autorizzazione della Food and Drug Administration (Fda) per un farmaco orale basato sugli stessi principi di Ozempic e Wegovy, oggi disponibili solo in formato iniettabile. Una volta ottenuto il via libera negli Stati Uniti, il passo successivo sarà l’Europa, con l’arrivo del prodotto previsto entro la fine del 2025.

Il farmaco contiene semaglutide, ma in una pellicola resistente ai succhi gastrici che garantisce un rilascio significativo nel sangue. L’obiettivo è rendere più semplice e accessibile il trattamento anti-obesità, ampliando la platea dei potenziali consumatori.

Eli Lilly sta però puntando anche oltre: invece di convertire in pillola la tirzepatide, principio attivo dei suoi farmaci Ounjaro e Zepbound (quest’ultimo non ancora disponibile in Italia), sta sviluppando una nuova molecola artificiale, l’ ‘orforglipron’. Non essendo un peptide, può superare lo stomaco senza degradarsi e dovrebbe arrivare sul mercato nell’estate 2026, entrando in un business che oggi vale 47 miliardi di dollari e che potrebbe decuplicare entro 7-8 anni.

Il passaggio dalla siringa alla compressa non comporterà un abbassamento dei prezzi: in Italia i trattamenti mensili oscillano tra 250 e 500 euro, mentre negli Stati Uniti chi paga di tasca propria spenderebbe circa 499 dollari, fino a mille dollari con assicurazione sanitaria.

Nel frattempo, Novo Nordisk si prepara a perdere il brevetto sulla semaglutide in Cina, India, Brasile e Canada nel 2026, aprendo la strada ai produttori di generici. Eli Lilly, dal canto suo, ha già magazzini con pillole per un valore di circa 800 milioni di dollari, pronte a cavalcare la crescita attesa del mercato dei farmaci anti-obesità.

Proprio il 30 ottobre la big farmaceutica statunitense Eli Lilly ha annunciato una revisione al rialzo della guidance, dopo aver presentato risultati trimestrali positivi grazie ai suoi farmaci più venduti, Mounjaro e Zepbound. Questo ha alimentato gli acquisti sulle azioni della casa farmaceutica, che sono balzate del 3,56% al Nyse. Nel terzo trimestre, Eli Lilly ha riportato un utile netto di 5,58 miliardi di dollari, pari a 6,21 dollari per azione, che si raffronta ai 970,3 milioni o 1,07 dollari per azione dell'anno prima. I ricavi del trimestre sono stati pari a 17,6 miliardi di dollari, rispetto alla stima degli analisti di 16,07 miliardi di dollari.

Tutto questo mentre la danese Novo Nordisk ha annunciato l’intenzione di acquistare Metsera, in un accordo che potrebbe valere fino a 9 miliardi di dollari.

Ciò è avvenuto più di un mese dopo che la casa farmaceutica statunitense Pfizer ha fatto un’offerta di quasi 5 miliardi di dollari per acquisire Metsera, che non ha farmaci sul mercato, ma che sta sviluppando diversi potenziali trattamenti orali e iniettabili.

Per Pfizer, la mossa rappresenta una sfida inaspettata, in quanto cerca di ricostruire la crescita dopo il calo della domanda per il suo vaccino Covid-19. La casa farmaceutica statunitense ha cercato di diversificare il proprio portafoglio, poiché molti dei suoi prodotti chiave si avvicinano alla fine della loro vita brevettuale. La pillola sperimentale per l’obesità di Pfizer è stata, però, scartata all’inizio di quest’anno, dopo che un paziente ha mostrato segni di danno epatico. Se Novo Nordisk si assicurasse Metsera, rappresenterebbe una battuta d’arresto per i piani di Pfizer di riguadagnare slancio nell’era post-pandemia. (riproduzione riservata)



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