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La nuova Europa deve dipendere meno da Berlino
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La nuova Europa deve dipendere meno da Berlino

di Giuseppe Di Taranto - professore emerito di Storia dell’Economia (Luiss)
Milano Finanza - Numero 110 pag. 10 del 05/06/2021

Un interessante convegno che si è tenuto nell’Università di Roma Tor Vergata, organizzato dai professori Daniela Felisini e Francesco Velo, è stato dedicato a una «Nuova Europa».
Il titolo, particolarmente accattivante e l’argomento significativamente interessante, permettono non poche considerazioni in proposito. A mio parere, oggi è giusto discutere di una Nuova Europa della solidarietà in contrapposizione a una Vecchia Europa dell’austerità. Non a caso, Robert Schuman, Konrad Adenauer e Alcide De Gasperi, nel preambolo del trattato istitutivo della Ceca, dichiararono che la costruzione dell’Europa doveva fondarsi su una solidarietà di fatto e su basi comuni di sviluppo economico. La Nuova Europa - stesso nome dell’associazione presieduta dal direttore di questo giornale, cittadino onorario di Ventotene - sta esaltando i valori e correggendo gli errori della sua architettura istituzionale. La rinnovata Unione, che purtroppo ha trovato origine nella pandemia del Covid 19, è quella del fondo Sure, per attenuare la disoccupazione e proteggere gli occupati dalla riduzione dell’orario di lavoro e di reddito, del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), per innovare e modernizzare il nostro Paese e permettere di recuperare il gap di crescita rispetto agli partener della Ue, della sospensione, parziale, del divieto di aiuti di Stato o totale del Patto di stabilità e crescita, esteso in questi giorni al 2023, della emissione, di fatto, di eurobond da parte della Commissione, eurobond proposti per prima volta da Jaques Delors, e così via. In breve, una Europa fondata sulla solidarietà. La vecchia Europa, al contrario, era quella descritta dal compianto Ulrich Beck, che nel suo volume del 2013, dal significativo titolo Europa tedesca, scriveva che «la Germania ha portato ad accantonare la norma della partecipazione alla pari» che sempre più spesso ha condotto al crollo sociale di intere regioni e «fatto perdere a non pochi cittadini la base materiale di sussistenza, la loro dignità, il loro futuro». A conferma, negli anni della crisi dei mutui subprime molte proposte e decisioni della Merkel furono adottate in funzione più di obiettivi politici contingenti che del rilancio di una cultura e di uno spirito europeisti. Basti ricordare i dinieghi della Cancelliera ad aumentare il finanziamento del Meccanismo europeo di stabilità, più noto come Fondo salva Stati, all’emissione di Eurobond, ad aderire alla lettera d’intenti sulla crescita sottoscritta da dodici Paesi dell’Unione o l’enorme ritardo nel concedere parte degli aiuti alla Grecia, per non scontentare la componente del suo elettorato più intransigente sui prestiti all’Europa. Nonché, il perfetto tempismo tra l’approvazione del Fondo salva Stati e le elezioni in Westfalia, la sua imposizione alle altre nazioni del vincolo del pareggio di bilancio da inserire in Costituzione o del Fiscal compact. La transizione alla Nuova Europa e all’apertura verso una sovranità maggiormente condivisa, come sottolineato più volte dalla Corte di giustizia di Strasburgo, può rintracciarsi nella conferenza di Angela Merkel tenuta lo scorso anno alla Fondazione Konrad Adenauer di Roma, e poi nel discorso inaugurale al Parlamento europeo in occasione della presidenza tedesca del semestre Ue, che «la Germania può stare bene nel lungo periodo solo se anche l’Europa sta bene. E, al contrario, è un bene anche per l’Europa se la Germania è economicamente e politicamente forte». Questa affermazione è confermata anche dalle global value chans, le catene del valore, che mostrano che la ricchezza industriale della Germania, prima della pandemia, era creata per circa il 19% del suo ammontare all’interno dell’Unione europea, con un incremento di oltre 5 punti rispetto al 2014, e dalle esportazioni di beni intermedi tedeschi che avevano raggiunto e superato il 60%. L’economia sempre più connessa della Nuova Europa, però, non deve far dimenticare il «linguaggio», come lo ha definito Jean-Poul Fitoussi, del politicamente corretto, che non pochi danni ha provocato alla Vecchia Europa, creando una mistica del consenso a giustificazione degli errori della sua architettura istituzionale. Basti ricordare la vicenda del Patto di stabilità fondato su parametri coerenti con la visione rigorista della Germania, Patto i cui presupposti teorici, a giudizio dello stesso presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer «erano difficili da spiegare». Anche perché, aggiungiamo noi, il limite del rapporto deficit/Pil al 3% si basava su calcoli errati e presupposti sbagliati, al pari del rapporto debito/Pil non superiore al 60%. Quest’ultimo espressione della cosiddetta austerità espansiva: la riduzione del debito sovrano dovuta a consolidamenti fiscali attraverso tagli alla spesa pubblica tende a stimolare la crescita, perché i tagli verrebbero percepiti come segnali di un futuro abbassamento delle imposte e perciò come un più elevato reddito atteso, per cui i consumatori tenderanno ad aumentare la domanda, principio smentito dallo Fondo monetario internazionale dopo una attenta analisi sui moltiplicatori fiscali. In proposito, Mariana Mazzucato ha definito i parametri del Patto di stabilità numeri magici che «pretendono di fissare limiti oggettivi all’indebitamento statale. Ma da dove vengono? Si potrebbe immaginare che si sia arrivati ad essi tramite un qualche processo scientifico – ma è sbagliato. Questi numeri sono presi dal nulla, non sono sostenuti né dalla teoria né dalla pratica». Il politicamente corretto, in conclusione, si è dimostrato economicamente falso e le criticità che ne sono derivate saranno difficilmente superabili nel breve periodo. Solo una rinnovata Europa, perciò, quale si va delineando nel post pandemia, potrà riaffermare quei valori che ispirarono i suoi padri fondatori e che oggi tutti auspichiamo, nella certezza che il futuro non sarà più quello di una volta. (riproduzione riservata)



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