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La Moneta Fiscale è l’unica strada per sostenere e rilanciare l’economia italiana
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La Moneta Fiscale è l’unica strada per sostenere e rilanciare l’economia italiana

di Il gruppo della Moneta Fiscale - Biagio Bossone, Marco Cattaneo, Massimo Costa, Stefano Sylos Labin
MF - Numero 071 pag. 16 del 13/04/2021

Sull’utilità o meno dei lockdown per risolvere la crisi pandemica si può discutere. Ma è inconcepibile continuare ad attuarli senza compensare adeguatamente cittadini e aziende che subiscono pesantissimi danni economici di cui non hanno minimamente colpa. Le agitazioni di piazza di questi ultimi giorni sono da condannare quando sfociano in violenze, ma esprimono un malessere pienamente comprensibile e sono indici di tensioni a cui è folle non dare risposte adeguate. Le regole disfunzionali dell’eurosistema hanno impedito di intervenire con sostegni forti e tempestivi, come quelli introdotti in tante altre economie avanzate, Asia, Nord America e Paesi europei extra eurozona. Il principale intervento Ue (il Next Generation Fund) è stato approvato un anno fa, ma non ha ancora erogato un centesimo, vittima di complicazioni e pastoie nel suo processo di approvazione da parte dei 27 Parlamenti nazionali. È comunque del tutto insufficiente nella dimensione e pesantemente condizionato nell’attuazione. Se mai partirà, rischia di produrre più danni che benefici.
Il nostro gruppo di ricerca da anni propone una soluzione, la Moneta Fiscale, che, oggi ancor più di prima, costituisce uno strumento con enormi potenzialità per affrontare gli effetti combinati della crisi sanitaria e di quella economica. Possiamo oggi dire che avevamo ragione. Già da maggio 2020 un primo embrione della proposta è stato introdotto con il dl Rilancio, nella forma del superbonus 110% per le riqualificazioni immobiliari. L’interesse suscitato nel comparto è stato enorme e il suo successo confermato da una serie di avvenimenti, tra cui: 1) la recente petizione di Confesercenti che chiede «una reale semplificazione nella circolazione dei crediti fiscali, con relativa razionalizzazione delle procedure attualmente previste e della mole documentale richiesta, che porterebbe a un reale vantaggio economico con conseguente costituzione di una vera e propria moneta fiscale»; 2) l’approvazione da parte delle Commissioni riunite di Camera e Senato della relazione sul Piano nazionale di ripresa e resilienza, che evidenzia l’esigenza di semplificare e prorogare la misura del superbonus 110% e richiede la razionalizzazione di tutti gli altri bonus esistenti per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico degli edifici sotto un’unica aliquota al 75%, l’implementazione di un’infrastruttura digitale e la certificazione dei crediti d’imposta per garantire una loro ampia circolazione tra gli operatori come mezzi di pagamento di beni e servizi; 3) l’analisi Luiss Business School-Openeconomics, che ha stimato che il superbonus avrà un impatto positivo di 811 milioni di euro sulle finanze pubbliche per l’aumento di Iva e Ires, creando un valore aggiunto di 16,6 miliardi a fronte di una spesa di 8,8 miliardi nel 2020-22, con ciò dimostrando quanto abbiamo da sempre sostenuto, e cioè che la manovra con la Moneta Fiscale è in grado di autofinanziarsi. Si tratta dunque di passi molto importanti e di grandissima rilevanza, ma che sono ancora del tutto insufficienti di fronte alla gravità della crisi. Le cifre necessarie per sostenere e poi rilanciare l’economia italiana sono dell’ordine delle centinaia di miliardi di euro. La Moneta Fiscale si crea con l’emissione di crediti fiscali, utilizzabili in compensazione per ridurre pagamenti altrimenti dovuti al settore pubblico, e liberamente negoziabili e scambiabili per l’acquisto di beni e servizi oppure di euro. Permette l’immissione stabile e sostenibile di nuovo potere d’acquisto in un’economia fortemente depressa per carenza di domanda, e permette così di ridare prospettive e mezzi a chi oggi non ce la fa e non vede speranze per domani. Questo strumento (di cui appunto il superbonus 110% costituisce un esempio) va esteso a un ventaglio amplissimo di categorie sociali, semplificandone al massimo i meccanismi di emissione e assegnazione: sostegni a chi ha subìto danni dai lockdown, ma anche integrazioni di redditi a lavoratori dipendenti e autonomi; riduzione del cuneo fiscale a beneficio delle imprese; stimolo agli investimenti privati e rilancio degli investimenti pubblici, laddove i lavori pubblici specialmente di piccola taglia possono essere pagati per una certa quota con la Moneta Fiscale sulla falsariga delle ristrutturazioni immobiliari private. Sono sicuramente possibili emissioni fino a un massimo di 100-150 miliardi annui. Il valore della Moneta Fiscale è garantito, in un rapporto sostanzialmente alla pari con l’euro, purché gli ammontari annui rimangano una modesta frazione del prelievo lordo del settore pubblico (che, tra tasse, imposte e contributi, si aggira intorno a 800 miliardi di euro).
La Moneta Fiscale fornirebbe quindi allo Stato italiano una modalità ulteriore di finanziamento rispetto all’emissione di debito pubblico in euro. Renderebbe possibile sostenere e rilanciare l’economia, al contempo riducendo progressivamente il rapporto tra debito pubblico (da rimborsare in euro, quindi soggetto a rischio di default) e pil. Di fronte a questa proposta, ci siamo spesso sentiti argomentare che è un primo passo per lo scioglimento dell’euro, se non addirittura per porre fine all’Ue. La proposta non nasce con quelle finalità. Ha invece lo scopo di superare le gravissime disfunzioni di un sistema di gestione economico-monetaria ormai criticato da tutti, anche alla luce dell’impennata del rapporto tra debito pubblico e pil che ormai sta viaggiando verso il 170%. Il governo dia seria considerazione a questa proposta, prima che il Paese si avvii a un pericoloso collasso. La politica dirà se siamo sulla strada per creare gli Stati Uniti d’Europa. Di certo, lasciare irrisolta la situazione attuale crea solo negatività che non aiutano né gli euro-entusiasti, né gli euro-scettici. (riproduzione riservata)



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