Acquistate la Libra di Facebook e darete letteralmente la licenza di stampare denaro al gigante dei social media, sotto forma della sua nuova moneta criptata. Un gruppo di grandi aziende hanno accettato di pagare 10 milioni di dollari a testa per partecipare al progetto, ed è facile capire perché: sulla base di alcune ipotesi ragionevoli circa la sua adozione, potrebbe essere follemente redditizio anche in denaro reale.
Invece, approfondendo i dettagli del piano, Libra sembra molto meno attraente per gli utenti di quanto suggerito dal clamore suscitato alla nuova idea di Facebook.
I profitti proverrebbero dagli interessi rivenienti dalle riserve monetarie di Libra, destinate a mantenere stabile il suo valore. Tutti gli interessi saranno dirottati alle società che sostengono l'organo di governo di Libra, mentre i possessori della criptovaluta non guadagnerebbero nulla, conferendo ai fondatori profitti simili al signoraggio operato dalle banche centrali.
È bene fare due conti. Si supponga che uno su dieci degli 1,7 miliardi di utenti al mondo privi di un conto bancario detenga 10 dollari convertiti in Libra, e che più della metà dei 2,4 miliardi di altri utenti di Facebook si iscrivano al progetto, mettendo 50 dollari ciascuno. I finanziatori otterrebbero l'interesse su 61 miliardi di dollari di riserve. Nel progetto c’è l’impegno a tenere queste riserve investite in un portafoglio molto noioso ma sicuro, fatto di obbligazioni globali e depositi bancari, che potrebbero rendere l'1% al più. Si tratta di circa 600 milioni di dollari all'anno. Detraendo 100 milioni di dollari come una stima nasometrica di quanto costerebbe far funzionare il sistema, e supponendo che ai 24 fondatori iniziali si saranno aggiunte altre 100 aziende a finanziare l'espansione, il tutto genererebbe un ritorno del 40% sul loro investimento iniziale ogni anno. Se i tassi d'interesse dovessero aumentare, i rendimenti sarebbero molto più elevati.
In Cina la rapida espansione di Ant Financial, Baidu e Tencent ha spinto i pagamenti mobili a pesare per oltre il 16% del PIL nel 2017, secondo una ricerca della Banca dei regolamenti internazionali, senza tenere conto nemmeno dei trasferimenti tra aderenti ai circuiti. Se Libra contasse per il 16% delle transazioni della carta di credito Visa, processerebbe ben 1000 miliardi di dollari di pagamenti all'anno; al tasso di velocità della moneta degli Stati Uniti, la criptovaluta dovrebbe detenere una riserva di 200 miliardi di dollari, realizzando profitti per 2 miliardi di dollari, circa un terzo dell'utile netto di Visa nel 2017. (Visa è tra i sostenitori di Libra)
Adottando supposizioni meno ottimistiche, le cose non andrebbero così bene. Se gli utenti di Facebook cambiassero in Libra solo 10 dollari ciascuno, i rendimenti sarebbero solo del 3%. E se solo un quarto degli utenti di Facebook adottasse la Libra, il reddito non coprirebbe i costi (presunti, sono tutte ipotesi!). Se le autorità di regolamentazione entrassero in azione, come ha suggerito il governatore della Bank of England Mark Carney , anche i costi sarebbero molto più alti; quelli di Visa sono superiori a 5 miliardi di dollari all'anno.
Anche se il bilancio del progetto Libra andasse in pareggio, Facebook e gli altri sostenitori potrebbero sperare di trarre profitto dai servizi costruiti usando la criptovaluta, o dalle (probabilmente grasse) commissioni applicate dalle società di intermediazione (come la nuova Calibra di Facebook) per convertire il denaro in entrata e in uscita dalla criptovaluta.
Tuttavia, se la Libra seguisse segue lo schema di quasi tutte le banche della storia, potrebbe rivelarsi più redditizia assumendosi maggiori rischi con le sue riserve o coniando nuove monete senza riserve. Il progetto annunciato sostiene che non farà né l’una né l’altra cosa, e prevede una struttura di voto tra i fondatori che richiederebbe una super maggioranza per cambiare le regole. Ma i fondatori avrebbero un forte incentivo a cambiare le regole una volta che (e se) la Libra trovasse una sua forte diffusione.
La portata di Facebook dovrebbe aiutare Libra a diventare grande velocemente. Ma il suo successo non è ovvio. Il problema è il costo dell'entrata e dell'uscita di denaro attraverso i rivenditori autorizzati, o borsellini elettronici. La Coinbase di San Francisco carica un minimo dell'1,49% più un altro 0,5% come spread sul tasso che offre per convertire il denaro in bitcoin e altre valute crittografate. Non c'è motivo di pensare che i prezzi della Libra sarebbero molto diversi. Questi costi rendono difficile giustificare l'uso della Libra per i pagamenti interni, che sarebbero ancora più convenienti da fare attraverso il sistema bancario, a meno che non si voglia detenere comunque la moneta di Facebook. Anche i trasferimenti internazionali, inefficienti e costosi, sarebbero ancora più economici in molte valute tradizionali rispetto alla Libra, se si dovesse pagare il 2% di commissioni di cripto cambio sia in entrata sia in uscita. Se Libra offrirà un modo economico di trattare pagamenti di piccole dimensioni, potrebbe valere la pena detenerne un po', magari per consentire piccoli pagamenti per cose online come articoli, musica o oggetti virtuali nei giochi.
La Libra potrebbe invece avere appeal nei paesi con valute poco raccomandabili, proprio come fa il bitcoin. È stata progettata per mantenere il suo valore promettendo di detenere le riserve solo in attività più sicure, proprio come un fondo monetario, quindi dovrebbe muoversi approssimativamente in linea con questo paniere di obbligazioni e depositi distribuiti su più valute.
La riserva non è così grande come sembra, però. Così come un fondo monetario, il Libra non ha capitale e non ha un'assicurazione dei depositi, per cui ogni calo del valore delle riserve dovrebbe significare un calo del valore della criptovaluta. Eventuali perdite per frode, cattiva gestione o inadempienza all'interno della riserva ricadrebbero sui possessori di Libra, a differenza di quanto avviene con un normale deposito bancario o banconota.
Ancora peggio, i fondatori di Libra hanno una struttura di incentivazione terribile. Se la riserva può essere strutturata in modo da poter conseguire perdite in conto capitale, ma un alto rendimento da cedole per cassa, le perdite resterebbero a carico dei possessori di Libra, mentre gli utili andrebbero ai fondatori. È come quando si acquista un vecchio titolo emesso quando i rendimenti erano più alti: il suo prezzo sarà superiore al valore nominale. Ciò genererà a una perdita in conto capitale a scadenza, compensata da cedole ben al di sopra delle emissioni più recenti.
Vi fidate che Facebook, le grandi corporation e i venture capital che sono nel consiglio di amministrazione non abuseranno della loro licenza per stampare denaro? Se sì, nessun problema.
