Due indizi non fanno ancora una prova, ma quello che sta succedendo sul mercato obbligazionario americano sembra suggerire sempre più che i grandi investitori si aspettano una Fed molto propositiva sul taglio dei tassi di interesse.
Il primo dei due indizi, forse il più significativo, è quello suggerito in un report di mercato da Mark Haefele, chief investment officer di Ubs Global Wealth Management: «Negli Usa gli spread delle obbligazioni corporate investment grade si sono ridotti a inizio settimana ai livelli più bassi degli ultimi 25 anni, attestandosi intorno a 0,75 punti percentuali sopra i Treasury».
Una dinamica di questo tipo suggerisce che gli investitori stanno comprando in massa bond corporate di tipo investment grade (debito di alta qualità secondo le agenzie di rating) per cristallizzare rendimenti «ancora interessanti prima dei previsti tagli ai tassi da parte della Federal Reserve», sottolinea il responsabile degli investimenti del colosso svizzero.
I futures sui Fed Funds, prosgue l’analisi, «indicano infatti una probabilità superiore all’80% di un primo intervento già a settembre. Nonostante la riduzione del premio per il rischio, «la combinazione tra carry positivo (rendimento che un investitore ottiene detenendo il titolo nel tempo senza considerare variazioni dei tassi di interesse o dei prezzi di mercato, ndr) e prospettive di ribasso dei rendimenti rende il credito di alta qualità ancora appetibile».
Il contesto, secondo Haefele, resta favorevole ai titoli investment grade: i tassi in calo dovranno sostenere una performance nell’ordine del 5% nei prossimi 12 mesi («mid-single digit» è l’espressione usata dal money manager), «con opportunità di guadagno in conto capitale se la crescita americana deludesse».
Inoltre, il rendimento attuale «rimane interessante rispetto alla liquidità, che storicamente tende a sottoperformare sul lungo termine». In quest’ottica, l’esperto guarda con interesse a obbligazioni di qualità a media durata (5-7 anni), includendo anche selezionate opportunità di credito in Asia ed Europa.
Nonostante la compressione degli spread riduca il premio al rischio, Haefele vede opportunità anche nel segmento high yield, cioè i bond a più basso merito creditizio, che «continuano a offrire rendimenti assoluti superiori al 5%, con il carry che diventa il principale driver delle performance».
In un contesto di politica monetaria più accomodante e tassi in discesa, «questi livelli di rendimento restano competitivi rispetto ad altre asset class, attirando sia investitori domestici sia internazionali». Il mercato resta inoltre, conclude il money manager, «liquido e dinamico, con nuove emissioni ben accolte e richieste superiori all’offerta, anche se è essenziale selezionare con attenzione gli emittenti, privilegiando quelli con fondamentali solidi e settori meno esposti a pressioni cicliche».
C’è poi un secondo indizio monitorato con attenzione dal mercato. «Il nuovo ciclo di tagli», segnala l’analista di mercato del broker Xtb, David Pascucci, «potrebbe essere ulteriormente confermato dai movimenti sull'obbligazionario Usa e dall'andamento dello spread 2-10 anni che si avvicina ora sui massimi annuali di aprile intorno ai 60 punti base». Attualmente il decennale rende circa il 4,33%, il biennale il 3,76%.
«Ricordiamo che uno spread in aumento ha sempre coinciso con cicli di taglio tassi e al momento il primo target da raggiungere da parte dello spread è quello dei 120 punti», osserva Pascucci, che conclude: «Al momento siamo ancora relativamente lontani, ma bastano pochi dati pessimi dal lato dell'occupazione per vedere un ulteriore allargamento dello spread a conferma della politica meno restrittiva da parte della banca centrale». (riproduzione riservata)