Prosegue senza sosta il boom di emissioni di bond nell’Eurozona, con l’Italia che si distingue come primo emittente a livello continentale. Secondo quanto calcolato da Generali Investments, le emissioni lorde di titoli di Stato nell’area euro sono arrivate nel primo semestre a circa 900 miliardi di euro, superando nettamente i 825 miliardi rilevati nello stesso periodo del 2025.
In questo scenario, proprio l’Italia si posiziona al primo posto assoluto per volumi emessi con quasi 235 miliardi, seguita dalla Francia a quota 211 miliardi.
Le prospettive complessive di emissione per l’intero anno rimangono sostanzialmente invariate, con la Germania che ha recentemente confermato un piano per il terzo trimestre in linea con le indicazioni fornite a dicembre scorso. Come evidenzia Florian Späte, senior bond strategist della società di gestione, «l’emissione lorda per l’intero anno è attesa leggermente al di sopra di 1.400 miliardi di euro, segnando un nuovo massimo storico rispetto ai 1.300 del 2025, mentre l’emissione netta è prevista poco sopra i 500 miliardi di euro, risultando solo marginalmente inferiore ai livelli del 2023».
Un fattore sempre più rilevante nei programmi di emissione dei Paesi Ue, spiega il rapporto di Generali Investments, è il progressivo disimpegno della banca centrale: «Dopo circa 395 miliardi di euro di quantitative tightening della Bce, l’offerta netta complessiva sul mercato ha raggiunto un altro record, quasi 900 miliardi», evidenzia lo strategist.
Nonostante le turbolenze geopolitiche abbiano generato maggiore volatilità, i mercati primari si sono dimostrati però resilienti durante il primo semestre. L’emissione netta, spiega l’analisi, è già prossima ai 400 miliardi, il che implica che quasi l’80% dell’obiettivo annuale è stato posizionato e collocato.
Guardando nuovamente alle emissioni lorde, il progresso è più avanzato in Grecia (86%) e Irlanda (79%), mentre la Germania, ferma al 54%, riflette un profilo di emissione strutturalmente più uniforme e diluito nel tempo. Per quanto riguarda l’Italia, i 235 miliardi emessi nel primo semestre portano i collocamenti oltre i due terzi (67,7%) dell’obiettivo annuale del Mef.
Parallelamente, lo strategist analizza la gestione delle scadenze: «La quota di emissioni di titoli a lunghissima scadenza, cioè oltre i dieci anni, è scesa dal 44% nel primo trimestre al 35% nel secondo trimestre, con una media del 40%, un livello che rimane comunque all’interno della media di lungo periodo». Grecia e Irlanda, in particolare, hanno ulteriormente aumentato la scadenza media delle loro emissioni mediante il collocamento di titoli a lunghissimo termine.
Il restante fabbisogno di emissioni nella seconda metà dell’anno - stimato in circa 510 miliardi di euro lordi e 110 miliardi di euro netti - allo stato attuale dovrebbe essere assorbito dal mercato senza troppo difficoltà, salvo impreviste perturbazioni finanziarie. In ottica prospettica, Späte sottolinea che «se la ripresa economica accelererà verso fine anno, la Bce si asterrà da ulteriori rialzi dei tassi, e le condizioni di mercato resteranno favorevoli, continuiamo a vedere spazio per un moderato restringimento degli spread». (riproduzione riservata)